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venerdì 15 novembre 2019

Viola show a San Siro, poker e primato

28-09-2015

Aspettando il bel gioco...è arrivato il trionfo! Alzi la mano chi avrebbe immaginato un'affermazione così netta della Fiorentina in casa della capolista, ma forse sarebbe meglio dire, alzi la mano chi avrebbe immaginato la squadra viola in testa alla classifica dopo sei giornate di campionato; diciamoci la verità, la polemica di non pochi tra addetti ai lavori e tifosi circa la manovra del gioco dei ragazzi di Sousa nascondeva il timore di incappare in uno scivolone contro una delle cosiddette "grandi" (Torino e Basilea insegnano). Invece la smentita sul campo è stata incredibile: Inter 1-Fiorentina 4, con il risultato già messo in cassaforte dopo poco più di venti minuti. I nerazzurri, forse troppo frettolosamente indicati come favoriti per lo scudetto, non l'hanno letteralmente vista, se non nella rete di Handanovic; il portiere sloveno, forse il migliore nel ruolo dopo l'eterno Buffon, mette nei guai i suoi dopo soli quattro minuti dal fischio d'inizio: su un comodo retropassaggio di Medel, Handanovic toppa clamorosamente il controllo, il falco Kalinic ruba il pallone, il n.1 interista sgambetta il centravanti viola, rigore inevitabile, rigore che il connazionale Ilicic trasforma con precisione. Da qui in poi è un crescendo irresistibile dei viola, e salgono in cattedra due dei personaggi più discussi in estate, appunto Ilicic e Kalinic; se dovessimo giudicare i primi tre mesi del mister portoghese limitandoci a guardare i progressi dello sloveno ex infelice, ebbene il giudizio sarebbe eccellente.

Ilicic sembra davvero aver messo da parte l'indolenza dei primi due anni fiorentini, e si candida a leader del gruppo; a San Siro è stato semplicemente perfetto: corsa a tutto campo, deciso nei contrasti, ispirato come ai tempi del Palermo. Il raddoppio nasce da una sua iniziativa: bomba da fuori area destinata all'incrocio dei pali, il connazionale Handanovic si tuffa e intercetta il pallone, ma decide - mossa "suicida" - di farlo col braccio di "richiamo", il braccio debole, ancora una volta spunta dal nulla Kalinic che anticipa tutti e insacca il due a zero, dopo neanche venti minuti di gioco. Il centravanti croato è un'altra scommessa sin qui clamorosamente vinta: non che si discutesse il valore del giocatore, ma un conto è giocare nel Dnipro, pur finalista di Europa League, e un conto è la Serie A italiana. Il tempo di registrare la mira e del rimpianto Mario Gomez non rimane traccia: gol in coppa, gol al Bologna, tripletta spettacolare a San Siro, con un repertorio degno dei grandi attaccanti europei, opportunismo, potenza, fraseggio con i compagni, causa pure l'espulsione a fine primo tempo dell'interista Miranda che di fatto chiude il match (il buon Nikola aveva intanto siglato il 3 a 0), un trionfo, un numero 9 come non si vedeva da anni in riva all'Arno.

Sarebbe un torto però mettere sugli scudi solo i due terminali offensivi slavi, e qui allora non possiamo non applaudire l'allenatore; nella sfida che opponeva ai suoi ragazzi la squadra sin qui più impermeabile del torneo, un solo gol subito in 450 minuti, Paulo Sousa ha stupito tutti schierando un centrocampo "montelliano", con Borja, Badelj e Vecino a nascondere il pallone agli avversari, Kuba e Alonso a sgroppare sulle fasce; nel secondo tempo il possesso palla dei viola è stato per lunghi tratti imbarazzante, e a ogni affondo l'Inter ha visto in faccia la paura del tracollo, alla faccia delle critiche. Il mister portoghese ha comunque enormi meriti anche nel lavoro sui singoli: Borja Valero è senza dubbio il miglior centrocampista di questo primo scorcio di torneo, alla solita eleganza abbina un lavoro a tutto campo come non si vedeva da un paio d'anni; Alonso, timido terzino di molte gare passate, con il nuovo ruolo alla Bale è incontenibile, rivedersi l'azione del tre a zero per conferme: terzino interista bevuto come uno spritz d'estate e cross dalla sinistra sui piedi di Kalinic; in difesa Gonzalo è sempre lui, Astori assomiglia sempre più all'uomo mercato conteso dai top club, il mancato esubero Roncaglia è un pilone troppo duro da superare per gli altrui attaccanti, e in porta c'è comunque Tatarusanu, ieri sera autore di un paio di errori ma sin qui eccellente. E ora cosa succede? La Fiorentina è in testa alla classifica, prima volta dal febbraio 1999; il clima inquietante denunciato due settimane fa da Della Valle è ora un clima inebriante; certo, ora inizia il bello, la sfida di giocare ogni tre giorni, e gli avversari hanno il nome di Napoli e Roma. Il tempo dirà se l'Oktoberfest viola è destinato a prolungarsi o meno, ma intanto godiamoci i 15 punti, la difesa meno battuta, e, ovvio, il primo posto.

Leonardo Signoria