Home > Webzine > Un anno in viola: il 2015 della Fiorentina
lunedì 18 novembre 2019

Un anno in viola: il 2015 della Fiorentina

21-12-2015
Con la vittoria ottenuta contro il Chievo lo scorso 20 dicembre si è chiuso il 2015 della Fiorentina. Un anno mai così ricco di polemiche e di dibattiti intorno alla squadra viola, eppure i gigliati hanno fatto un notevole balzo in avanti nella gerarchia del calcio italiano: secondi in classifica nella stagione in corso, a un solo punto dall'Inter capolista, con un +11 alla diciassettesima giornata rispetto alla scorsa annata, e secondi nella classifica assoluta dell'intero anno solare, con la bellezza di 75 punti conquistati. A questo va pure aggiunto la doppia semifinale di Coppa Italia e Europa League, e la qualificazione ai sedicesimi della medesima competizione continentale in corso ottenuta due settimane fa.
Nonostante questo però molti non sono soddisfatti, inutile negarlo, e il motivo è presto detto: con un potenziale tale il vero salto di qualità può arrivare solo con la conquista di un trofeo. Ambiente sano, pubblico appassionato, squadra competitiva, non mancherebbe niente per "spolverare" l'albo d'oro viola, che non viene ritoccato dal 2001. Aggiungiamo che il proprietario è uno dei più importanti e influenti imprenditori italiani ed ecco quindi svelato il perché di alcune critiche. Un allenatore se ne è andato lamentando il mancato sforzo economico decisivo (Montella), un altro è a Firenze da sei mesi e già da tempo chiede rinforzi (Sousa), mentre parte di pubblico e media attende al varco il mercato di gennaio per verificare se questo benedetto salto di qualità verrà finalmente fatto.

Ma la Viola va: seconda miglior squadra italiana per risultati, secondo miglior attacco (primo nel campionato in corso) della Serie A di tutto il 2015, grazie anche ai suoi risultati europei l'Italia potrebbe presto riprendersi il diritto a mandare in Champions League quattro squadre. Al di là delle polemiche quindi la Fiorentina festeggia un anno più che positivo, si spera da trampolino per un 2016 finalmente coronato dalla vittoria, qualunque sia il trofeo.
Un anno da rivedere brevemente nei suoi passaggi più significativi, partendo dal prologo del 6 gennaio 2015.

- L'ammutinamento di Parma e la reazione
Il 2015 viola inizia con una sfida che pare una formalità: il 6 gennaio i ragazzi di Montella fanno visita al Parma disastrato della gestione Ghirardi, allo sbando economico e in piena crisi tecnica. La Fiorentina ha evidentemente trovato solo carbone nella calza della Befana: i viola riescono a perdere una partita giocata in modo osceno, sbagliando tutto quello che si può sbagliare e mostrando una fragilità psicologica sconcertante. I molti tifosi saliti in Emilia ricoprono di fischi i "beniamini", nessuno viene risparmiato e si reclama a gran voce un deciso intervento della società in sede di calciomercato. Nei giorni seguenti la squadra cambia tuttavia registro, e nelle successive partite contro Palermo, Chievo e Roma arrivano grinta e risultati.

- Volti nuovi e vecchie conoscenze
La sessione invernale del calciomercato lascia però perplessi: tornano a Firenze, con condizioni fisiche tutte da verificare, Gilardino e Diamanti, vecchi idoli del tifo viola; viene reintegrato Joaquin, dato per partente sicuro; alla fine rimane anche Ilicic, bersaglio principale delle contestazioni. Se ne va tuttavia Cuadrado, il pezzo pregiato del team ("il regalo a Firenze", disse Andrea Della Valle in estate...), a parziale contropartita il Chelsea manda in prestito il giovane egiziano Salah, talento noto per le intemperanze più che per le doti tecniche. Inoltre i baby Babacar e Bernardeschi fanno intendere di non voler rinnovare i rispettivi contratti, mentre per lo stesso motivo il portiere Neto viene temporaneamente mandato in panchina. Ci sono le premesse insomma per un tracollo, invece i gigliati ingranano la marcia giusta: Gila e Alino dimostrano di non essere solo gloriosi ex, Salah stupisce all'esordio da titolare, e, incredibile a dirsi, persino il fu Super Mario Gomez pare ricordarsi dei fasti tedeschi. Dopo aver segnato in campionato alla Roma, Gomez bissa con una grande doppietta in Coppa Italia, la Fiorentina espugna l'Olimpico ed elimina le "bestie nere" giallorosse: che sia il trampolino di lancio?

- Il Faraone fa sognare Firenze
La vittoria contro la Roma mette le ali ai viola, che inanellano una serie di risultati esaltanti. In campionato vengono battute Milan in casa, dopo quasi 10 anni, e Inter in trasferta, quasi tre lustri dopo l'ultima volta e in 9 contro 11, ma è nelle coppe che i viola fanno sognare una città intera. A fine febbraio i gigliati si sbarazzano agevolmente del Tottenham, dato per favorito nei sedicesimi di Europa League; a guidare la squadra c'è questo nuovo fenomeno egiziano, poco conosciuto e forse anche per questo devastante. Salah segna agli inglesi, già che c'è segna in A all'Inter dopo pochi minuti dall'ingresso in campo, poi decide di entrare nel cuore di un'intera tifoseria: in Coppa Italia corona una prova superba allo Juventus Stadium con una doppietta nella semifinale di andata, che consente di battere i bianconeri per la prima volta a domicilio. Ma l'apice Salah lo tocca in EL: negli ottavi ai viola capita ancora la Roma, e l'andata di Firenze, 1-1, mette i giallorossi in condizioni favorevoli. Ribaltando i pronostici Il 19 marzo 2015 la Fiorentina gioca la partita perfetta, con un primo tempo fantastico annichilisce gli avversari e si porta sul 3-0; Salah è il motore della formazione di Montella, nella ripresa incanta l'Olimpico con giocate alla Maradona. Solo i legni gli impediscono di sotterrare la Roma con un punteggio tennistico, ma il dardo è tratto, con un giocatore del genere i viola possono ambire a tutto; verso le 22.30 circa 5.000 tifosi accolgono trionfalmente i giocatori alla Stazione Santa Maria Novella.

- Dalla Juve alla Juve, indietro tutta
La Fiorentina a Pasqua è lanciata sui tre fronti: in Coppa Italia ha ottime chances di tornare in finale dopo la delusione dell'anno prima; in EL diventa, con Siviglia e Napoli, la favorita per la vittoria finale; in campionato è in piena lotta per un piazzamento Champions insieme al solito Napoli e alla Lazio, e con la Roma in caduta libera il secondo posto (che significa qualificazione diretta) non è un'utopia.
Il 7 aprile ci si gioca il primo verdetto, ma arriva la mazzata: nella semifinale di Coppa Italia la Juventus ribalta tutto e vince meritatamente al Franchi per 3-0. I viola non riescono a creare nemmeno un pericolo alla porta bianconera, la delusione è tremenda e i postumi, in campionato, non si fanno attendere: pochi giorni dopo arrivano un altro 0-3 a Napoli, contro un diretto avversario, le inopinate sconfitte interne contro Verona e Cagliari, e il due a tre dello Stadium. In pratica in un mese la Fiorentina vanifica quanto di buono fatto nelle settimane precedenti, e fortuna che le altre non riescano a fuggire; resta in piedi il sogno EL: al termine della sofferta doppia sfida contro la Dinamo Kiev (1-1, 2-0) arriva la semifinale.

- Finisce il sogno europeo, finisce l'era Montella
Con la zona Champions compromessa, ai viola rimane un unico obiettivo per raggiungere la massima competizione europea: vincere l'Europa League. Facile a dirsi, ma quando dall'urna esce l'avversario, che è il Siviglia detentore, l'obiettivo diventa dannatamente difficile. Purtroppo i timori sono fondati: in Spagna Gomez, tornato il fantasma di inizio stagione, si divora il goal del vantaggio appena partiti; Salah è tenuto a bada e Neto, sin lì tra i migliori, compie un errore decisivo: finisce 3-0 e per il Siviglia la finale è quasi fatta. Al ritorno agli iberici basta pochissimo per affossare la Fiorentina, 2-0 nel primo tempo, e non bastasse il pubblico saluta con ingenerosi cori di scherno il rigore tirato in curva da Ilicic. Montella non ci sta e critica apertamente i tifosi, ormai il rapporto con Firenze e con i Della Valle è logoro, la società si guarda in giro e si fanno i nomi dei successori. Difatti a fine campionato, nonostante le 5 vittorie di fila che regalano un insperato quarto posto, Montella viene esonerato: triste epilogo per un allenatore che, i numeri lo confermano, avesse avuto sempre a disposizone i pezzi pregiati Rossi e Gomez, avrebbe potuto raggiungere i tanti obiettivi soltanto sfiorati.

- A Sousa il compito di ricompattare un ambiente in subbuglio
L'estate 2015 è una delle più calde della storia recente viola: la società rimane scottata dal caso Montella, dopodiché entra in crisi con l'ambiente per la gestione di Salah. Stando ai patti la Fiorentina ha una sorta di prelazione sull'acquisto dell'egiziano, ma dopo voci contraddittorie gli inglesi lo riprendono e lo cedono alla Roma, bollando il patto come un semplice "gentlemen agreement". Neto finisce alla Juve, il nuovo allenatore è l'ex giocatore bianconero Paulo Sousa, subito accolto con un inequivocabile "gobbo di m..."; la campagna acquisti non decolla, il nuovo mister chiama allora a raccolta tutto l'ambiente, chiedendo fiducia e promettendo il massimo impegno. La società ammette i propri errori, specie di comunicazione, e la squadra inizia a prender forma: se ne vanno i "montelliani" Gomez, Pizarro, Aquilani, Vargas, Gilardino e tanti altri, con notevole risparmio sul monte ingaggi; arrivano i vari Astori, Suarez, Kuba, Gilberto, torna Roncaglia, tutta gente in cerca di riscatto. Per Suarez viene sacrificato Savic, ma quando se ne va pure Joaquin molti tifosi perdono la pazienza. Sousa continua a chiedere fiducia, dopotutto Baba e Berna, a sorpresa, hanno rinnovato il contratto, e i dirigenti non cedono ai milioni che il Napoli offre per Vecino. Arriva pure il nuovo centravanti, ha 27 anni e una discreta esperienza internazionale, si chiama Nikola Kalinic e col neo juventino Mandzukic si gioca la maglia n.9 della Croazia. Le prestigiose vittorie in amichevole contro Barcellona e Chelsea fanno tornare il sereno nei tifosi, che negli ultimi giorni utili fanno salire la campagna abbonamenti.

- Dalle stalle alle stelle
Quando la Fiorentina scende in campo per il primo impegno stagionale, al Franchi contro il Milan dei 90 milioni di euro in acquisti estivi, in molti sono pronti a recitare il requiem a Sousa e forse all'attuale dirigenza (se ne è andato pure Macià, l'uomo che portò i vari Borja, Gonzalo e Rossi)...invece i gigliati dominano e vincono, andando a segno con due dei più contestati in passato, Alonso e Ilicic. Dopo cinque giornate i viola balbettano nel gioco, ma hanno una difesa di ferro e fanno punti (12), c'è da vedere come si comporteranno alla prima prova d'appello, a Milano contro l'Inter capolista. La risposta è "alla grande"!
La Fiorentina demolisce per 4-1 i nerazzurri, l'incognita Kalinic ne mette dentro tre e qualcuno comincia a chiedersi se, con la Juve in crisi e le altre balbettanti, non possa essere proprio la squadra viola la sorpresa del torneo. Passano le giornate, arrivano cadute (in Europa, vanto di Montella, la situazione è disperata) e risalite (alla fine arriverà la qualificazione in EL), ma i Sousa Boys sono sempre in zona in primo posto, che non arrivava da 16 anni; quanto al gioco, adesso è tutta un'altra musica, in certi momenti Borja e co. danno spettacolo. La rosa è un po' corta e il fiato va a calare, prova ne è il terribile doppio ko contro Juve e Carpi, che costa la Coppa Italia, ma i viola si rialzano sempre. Contro il Chievo tornano i tre punti, per un totale di 35, come il Napoli e più di Juve, Roma e Milan, che vogliono dire secondo posto a solo una lunghezza dalla vetta interista.

- Regalo di Natale
Un bel regalo la Fiorentina lo ha già fatto ai suoi tifosi: essere lassù a fare sogni più o meno inconfessabili è motivo di orgoglio. Grazie al tecnico portoghese molti giocatori sono tornati agli antichi splendori (Borja, Gonzalo, Astori), alcuni stanno finalmente rendendo come ci si apettava (Ilicic e Badelj), altri stanno creando le premesse per divenire veri campioni (Bernardeschi e Vecino).
Ma siccome siamo incontentabili e sarebbe un peccato non dare giusta coronazione a un'annata che a giugno pareva nera e a dicembre è divenuta decisamente rosa, ci uniamo alla richiesta di Sousa e del suo staff: qualche bel regalino da parte della proprietà per riuscire finalmente a rendere concreto il passaggio della nostra squadra del cuore nell'elite del calcio italiano.

di Leonardo Signoria