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giovedì 21 novembre 2019

La ''bestia nera'' Lazio ridimensiona la Fiorentina: al Franchi finisce 1-3

11-01-2016
La tradizione negativa, i nuovi innesti che non arrivano, la paura di non essere ancora pronti al grande salto: i timori della vigilia di Fiorentina-Lazio trovano purtroppo puntuale conferma sul campo, i redivivi biancocelesti romani bissano l'impresa di San Siro e battono i viola a domicilio per tre a uno. Per la Fiorentina poteva essere l'occasione di fregiarsi del platonico, ma comunque importante, titolo di "campione d'inverno" dopo 17 anni, e invece i gigliati hanno fallito l'esame. Una sconfitta che getta un velo di delusione su un girone d'andata sin qui splendido, e nuovi dubbi sui reali obiettivi.

Con il solito discutibile criterio ai viola tocca giocare in anticipo (sabato alle 18) l'ultima giornata del girone d'andata di campionato, dopo la disagevole trasferta siciliana; Sousa, che nei giorni scorsi si è lamentato anche di questo in sala stampa, sa in realtà che è la partita in sé a destar preoccupazione: vincendo i gigliati arriverebbero a 41 punti, record societario al "giro di boa", ma la Lazio ha da almeno un ventennio tradizione favorevolissima al Franchi.
Eppoi c'è sempre il mercato che non si muove, e su questo tasto il mister portoghese è stato chiarissimo fin da agosto, con i giocatori contati come ha la sua squadra non potrà continuare a questi livelli troppo a lungo. Contro i romani mancano Berna, squalificato, e Ilicic, in panchina non al meglio, in più ci sono quattro diffidati "pesanti", e tra una settimana c'è il Milan a San Siro.
Giocano quindi Kuba e Mati, e purtroppo la differenza si sente: dopo un avvio incoraggiante i due, reduci da lunghi infortuni, saranno insieme a Roncaglia i peggiori tra i gigliati. La Lazio fa quel che da qualche anno fa quando gioca a Firenze: lascia il possesso agli avversari ma dalla propria trequarti randella di brutto con Mauricio, Radu, Milinkovic e Biglia, che pure ha i piedi giusti per creare tutte le azioni dei suoi. Ai romani mancano diversi titolari ma col passare dei minuti si intuisce che la fascia sinistra, dove gioca Keita, è il nervo scoperto dei padroni di casa. Roncaglia viene puntualmente raggirato dallo spagnolo laziale, e una sua disattenzione costa il giallo al diffidato Gonzalo.
Ci si avvia allo scadere del primo tempo con i viola che stanno "guadagnando" un punto quando arriva la mazzata: Roncaglia regala palla a Djordjevic, libero di involarsi verso Tata e di servire Keita, il quale non può fallire il facile goal.

Ci vuole quasi un quarto d'ora per vedere un'azione degna dei gigliati, ma le sensazioni non sono buone: da qualche anno la Fiorentina soffre terribilmente contro le squadre di Pioli, e a molti sembra di rivedere la partita dello scorso anno, quando i viola tennero il pallone per tutta la partita e la Lazio vinse con due tiri in porta. Gli ingressi di Pasqual e Ilicic poco cambiano, anzi, le nubi si addensano quando Badelj si fa male da solo ed esce in barella. Alla mezz'ora nulla è cambiato, ci si aspetterebbe l'ingresso di Babacar e invece entra Rossi; Pepito comunque pare più brillante del solito, e senza fare niente di eccezionale riesce finalmente a impensierire due volte il portiere ospite Berisha. Purtroppo sono sprazzi isolati (anche Alonso tenta qualcosa, ma i suoi tiri sono velleitari), e quando il quarto uomo segnala sei minuti di recupero i foschi presagi di un revival (i viola persero come detto l'anno scorso per 0-2, con la seconda rete al minuto 96) assumono inquietante realtà: il "quasi ex" Milinkovic, viola per circa un'ora lo scorso luglio, non aspetta così tanto e piazza il raddoppio laziale al novantunesimo.
Il goal che il peggiore in campo Roncaglia trova un minuto dopo, grazie a un regalo di Berisha, sa quasi di beffa, e per non lasciar rimpianti i gigliati decidono di "ammirare" gli indisturbati Candreva e Felipe Anderson correre come saette in contropiede e siglare, col brasiliano, la rete del tris biancoceleste. Una rete che costa ai viola la quinta sconfitta nelle ultime sei sfide a Firenze contro la Lazio.

A rendere "perfetto" il weekend ci pensano le polemiche in tribuna autorità, con i Della Valle piuttosto infastiditi dall'invito (di pochi, in realtà) a staccare qualche assegno in sede di mercato e pure dai sempre più frequenti messaggi, via stampa, di Paulo Sousa, questa settimana particolarmente loquace.
Beffa ulteriore giunge da Milano, con l'Inter che perde in casa contro il Sassuolo: avesse vinto, la Fiorentina sarebbe stata certamente prima. Certo è che da quando i viola sono stati al primo posto da soli, alla settima giornata, hanno "toppato" tutti gli scontri diretti contro le cosiddette grandi; nonostante questo la vetta è ancora a 3 soli punti di distanza.
Scudetto o no, tutti nell'ambiente gigliato hanno il dovere, in base al proprio ruolo, di non perdere la testa e fare quel che si deve: compromettere una stagione nata così bene sarebbe un delitto.

Leonardo Signoria