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lunedì 26 ottobre 2020

Fiorentina, magia finita? A San Siro è 2-0 Milan

18-01-2016

Ventesima giornata amara per la Fiorentina, che perde a Milano contro i rossoneri e incappa nella seconda sconfitta consecutiva. In una partita dallo scarsissimo tasso di emozioni i gigliati escono dal campo ancora una volta senza punti e, aspetto preoccupante, per la prima volta senza idee. In classifica Inter e Roma guadagnano solo un punto sui toscani, ma la lotta scudetto sembra già questione riservata ad altri.

Sono molte le incognite che circondano Sousa e i suoi alla vigilia del "retour match" con il Milan, a partire dalle condizioni di chi sostituirà Gonzalo e Badelj. Quando tutti immaginavano di vedere Rossi dall'inizio il mister viola cambia idea e opta per il solito modulo, con il reaparecido Suarez al posto del croato e Tomovic nel ruolo del capitano; torna Berna sulla destra. Il Milan pare aver trovato un minimo di senso di squadra, e in mancanza di un gioco corale la soluzione migliore è palla lunga al fromboliere Bacca. Se poi il colombiano trova a sbarragli la strada Tomovic e Roncaglia è più facile per lui controllare il pallone dalla trequarti sinistra, accentrarsi e insaccare l'uno a zero dopo appena tre minuti.
Per dieci minuti la Fiorentina non tocca palla, come mai era successo finora, quando Berna ha l'occasione per incunearsi in area milanista, ma Abate recupera e manda in corner. Che i viola da qualche tempo siano un po' a corto di idee è assodato, e senza Badelj sono i soli Borja e Alonso a cercare qualche verticalizzazione; da parte rossonera le azioni nascono invece tutte dai piedi di Bonaventura, e ogni volta che i milanisti si fanno vivi sulla fascia destra viola son dolori. Passano i minuti e non un tiro viene fatto al giovane Donnarumma, impegnato piuttosto a smanacciare nei vari palloni alti che Kalinic non riesce ad agganciare. Ci vuole un notevole sforzo di fantasia per provare a raccontare la sfida, limitata a un continuo mischione a metà campo, certo non è azzardato dire che l'ennesima prova d'appello data a Suarez venga tradita. Il primo tempo si chiude con la sciocca ammonizione a Kalinic, il quale prova ad anticipare il giovane portiere rossonero con la mano.

Fiorentina leggermente più intraprendente a inizio ripresa, prima con un colpo di testa di Tomovic, poi con una mischia in area che Donnarumma riesce in qualche modo a risolvere a suo favore. L'unica vera occasione arriva, anzi arriverebbe dopo undici minuti: Ilicic riesce finalmente a lanciare Kalinic verso la porta, ma il croato "inventa" un tiro sbilenco a incrociare che si spegne sul fondo. Del bomber letale di autunno al momento non c'è più traccia.
Al quarto d'ora il Milan restituisce il favore con Antonelli, capace di appoggiare a Tatarusanu da dentro l'area piccola. Le emozioni si spengono poco dopo e ricomincia la carambola di falli a metà campo, quasi tutti sanzionati col giallo; quello a Vecino fa scattare la squalifica per domenica prossima. Sousa inserisce Rossi, Babacar e Pasqual, quest'ultimo a causa di un'altra "tegola": Alonso, tra i poche come detto a meritare la sufficienza, esce per sospetta distorsione della caviglia.
I viola però non creano niente, in compenso da un contropiede il rossonero Kucka pesca il redivivo Boateng che con una finta manda fuori fase Tata e Roncaglia (reattivi come statue) e deposita nella rete sguarnita il raddoppio. La partita finisce qua, salvo un palo di Balotelli, altro figliol prodigo milanista, comunque fermato dal fuorigioco.

La Fiorentina non chiudeva una gara di campionato senza far goal dallo scorso aprile, mentre l'ultima sconfitta in casa del Milan risaliva a più di cinque anni fa. Una sconfitta bruciante perché mai come contro i rossoneri c'è stato un grigiore così evidente. Molti protagonisti del girone d'andata sono da tempo fuori forma, ma sarebbe superfluo sottolineare come l'immobilismo societario in sede di campagna rafforzamento stia condizionando la squadra. Qualcuno si sforzerà di pensare al terzo posto distante due punti, ma la consapevolezza di non poter dire la propria lassù, dopo aver occupato il primo posto, brucia assai: sarà dure venirne fuori, temiamo.

Leonardo Signoria