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lunedì 11 novembre 2019

''Mal'Aria 2016'': Legambiente presenta i dati regionali sull'inquinamento atmosferico

29-01-2016
Com'è la qualità dell'aria che respiriamo in Italia e, nello specifico, nel territorio toscano? A rivelarlo è "Mal'aria", il dossier annuale di Legambiente sull'inquinamento atmosferico e acustico nelle nostre città che è stato presentato stamani al Caffè letterario Giubbe Rosse di Firenze dal presidente regionale di Legambiente Fausto Ferruzza, dal suo responsabile regionale per l'inquinamento Michele Urbano e dalla direttrice generale di ARPAT Maria Sargentini.

Il 2015, come sappiamo, si è concluso in piena emergenza smog, con quasi tutte le città toscane (in particolare dal 20 dicembre) che hanno registrato sforamenti continui delle polveri sottili, ovvero di PM10 e PM2,5: una situazione che è sfociata in allarme sanitario, trattandosi di uno degli inquinanti di maggior impatto sulla nostra salute, per la sua capacità di essere facilmente inalato, in particolare in ambiente urbano. Nonostante l'emergenza di dicembre, che fece scattare provvedimenti urgenti in tutta Italia, il dossier di Legambiente fa emergere "una situazione media nettamente migliorata - come ha dichiarato il presidente Ferruzza - ma non è ancora rassicurante, non possiamo sederci sugli allori".

Riguardo le polveri sottili, Legambiente monitora ogni anno le centraline dei capoluoghi italiani con la campagna "P10 ti tengo d'occhio" che va a stilare una classifica delle città nelle quali almeno una centralina abbia superato la soglia limite di PM10 in un anno (per legge il valore limite di 50 microgrammi per mc non può essere superato più di 35 volte in un anno). Delle 90 città monitorate nel 2015 in tutta Italia, ben 48 hanno superato il bonus previsto dei 35 giorni; guardando nello specifico alla nostra Regione, possiamo constatare che due sono le aree maggiormente inquinate in Toscana, ovvero la piana fiorentina-pratese e quella lucchese, registrando le situazioni più critiche nella centralina Micheletto di Lucca e nella centralina di via Roma a Prato. Grazie ai dati raccolti negli anni da Legambiente con "PM10 ti tengo d'occhio", possiamo risalire alle città che soffrono cronicamente del problema di inquinamento atmosferico derivante dalle polveri sottili: guardando al periodo compreso tra il 2009 e il 2015, emerge infatti che le città coinvolte sono sempre le stesse e si tratta di Prato (6 anni su 7), Firenze e Lucca (5 su 7).
Tra i dati emersi dal dossier, un importante miglioramento riguarda la concentrazione nell'aria di biossido di azoto, gas particolarmente irritante le cui emissioni derivano dai processi di combustione, dal traffico urbano e dal riscaldamento domestico. Un miglioramento sul quale, come sottolineato da Ferruzza, possono aver inciso sistemi di riscaldamento più innovativi o la stessa crisi economica che porta a ridurre il numero di veicoli per strada. E' soprattutto Firenze a registrare un miglioramento importante: dopo aver vantato, per anni, un primato nazionale negativo, quest'anno il capoluogo toscano scende al 16° posto in classifica. Altro dato emerso da "Mal'aria 2016" è il miglioramento dei livelli di ozono, agente inquinante tipico della stagione estiva e, se inalato in grandi quantità, gas tossico per vie le vie aeree, gli occhi e responsabile di patologie cardio-respiratorie. Quasi tutte le città toscane si trovano a metà classifica, in quanto non sono stati superati i limiti previsti dalla normativa per le emissioni di ozono (massimo di 25 giorni di superamento della soglia pari a 120 µg/m³).

Nonostante un quadro generale di miglioramento, la nostra allerta deve sempre essere alta: è indubbio che negli ultimi anni si sia registrata un'attenzione maggiore e una consapevolezza più profonda di queste tematiche, ma come sottolineato da Maria Sargentini "anche se non si superano le soglie consentite, dobbiamo ricordarci che ci possiamo sempre arrivare". Il dossier annuale "Mal'aria", infatti, ha un intento preciso: quello di "pungolare, stimolare, far riflettere su dati certificati e scientifici, non sui 'sentiti dire'", come affermato da Sferruzza.
Da qui la proposta da parte di Legambiente di tre possibili cure "per guarire la febbre delle città toscane" e che riguardano ambiti che sono fonte di inquinamento: maggior trasporto pubblico locale su ferro, più piste ciclabili e pedonalizzazioni per rendere le città sempre più a misura d'uomo e di bicicletta; riscaldamento domestico a più alto tasso di innovazione, sostituendo le troppe caldaie a gasolio con pompe di calore o caldaie a condensazione, ovvero con strumenti più efficienti nel riscaldare o raffrescare le nostre case; infine, nelle grandi aree industriali, esigere l'applicazione rigorosa del principio europeo del "Chi inquina paga", in vista di una progressiva riduzione dell'intensità emissiva delle attività produttive.

Per conoscere il dossier di Legambiente nel dettaglio: legambiente.it

di Alessandra Toni