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venerdì 24 gennaio 2020

''Giornata contro la violenza sulle donne'': le iniziative della Città di Firenze

25-11-2016
L'arte e il teatro per dire no alla violenza sulle donne: "Giuditta che decapita Oloferne" in trasferta per tre giorni dalla Galleria degli Uffizi a Palazzo Vecchio, il "Ratto delle sabine" di Piazza della Signoria illuminato di arancione e l'arte teatrale dell'attrice Patrizia Zappa Mulas che mette in scena gli atti del processo che vide coinvolta come vittima di violenza carnale Artemisia Gentileschi. È con queste tre iniziative, parte del progetto "Florence for Women" (F4W) lanciato due anni fa dall’assessorato alle Pari opportunità guidato da Sara Funaro, che la città di Firenze ha scelto di celebrare il 25 novembre, ovvero la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare l’opinione pubblica mondiale sulle problematiche inerenti il femminicidio e la violenza di genere.

“Vorrei ringraziare gli sponsor e tutti coloro che hanno reso possibili le iniziative che abbiamo organizzato per la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne - ha detto l’assessore Sara Funaro - Quest’anno abbiamo scelto di dire basta al femminicidio e alla violenza in generale e contro le donne in particolare attraverso l’arte e il teatro, coinvolgendo gli studenti di alcuni istituti scolastici superiori cittadini perché siamo fortemente convinti che il linguaggio dell’arte possa essere di grande aiuto nel far ‘passare’ il messaggio che è necessario interrompere il fenomeno, purtroppo ancora in crescita, della violenza contro le donne. Il coinvolgimento dei giovani è importante per prevenire tale fenomeno - ha spiegato l’assessore - e riteniamo che per combatterlo sia necessario diffondere tra i nostri ragazzi un’adeguata educazione anche linguistica di genere, oltre che la cultura dei diritti della persona e modelli di relazione basati sul rispetto e l’accoglienza delle diversità”.

Per tre giorni, da venerdì 25 fino a domenica 27 novembre, nel percorso museale di Palazzo Vecchio sarà possibile ammirare l’olio su tela "Giuditta che decapita Oloferne" di Artemisia Gentileschi (1620 ca.): il dipinto sarà esposto in Sala dei Gigli, di fronte alla statua in bronzo "Giuditta e Oloferne" realizzata da Donatello tra il 1457 e il 1464, dando così vita a un dialogo ideale tra le due opere che raffigurano lo stesso soggetto. Il progetto del trasferimento dell’opera dalla Galleria degli Uffizi a Palazzo Vecchio è stato seguito dallo storico dell’arte Sergio Risaliti. Provenienti entrambe dalle collezioni medicee, commissionate da Piero de’ Medici e dal Granduca Cosimo II, le due opere si soffermano sul momento più violento del racconto biblico, l’attimo cruciale in cui la giovane donna sferra il colpo mortale, creando scene di forte impatto emotivo. Il tema dell’eroina ebrea, modello di virtù e coraggio, che riscatta il suo popolo uccidendo il generale assiro Oloferne, si arricchisce in entrambe le versioni di significati ulteriori. La ‘Giuditta e Oloferne’ di Donatello assume una valenza politica quando nel 1495, a seguito della cacciata dei Medici, viene esposta sull’arengario di Palazzo Vecchio, quale simbolo di libertà repubblicana. Nella versione di Artemisia Gentileschi è invece possibile leggere riferimenti più strettamente personali. Difficile non mettere in relazione la brutalità della scena con la violenza sessuale subìta dall’artista nel 1611 da parte del pittore Agostino Tassi, amico del padre Orazio Gentileschi e suo maestro di disegno. La determinazione di Giuditta rimanda a quella di Artemisia, che, a seguito della denuncia presentata dal padre, coraggiosamente affronta il lungo processo che si conclude con la condanna del suo violentatore. Negli anni l’opera è stata riletta da una parte della critica in chiave psicologica, divenendo simbolo di accusa e di riscatto in nome di tutte le donne vittime di violenze.

Per onorare la giornata del 25 novembre, inoltre, a Palazzo Vecchio si terrà un evento sul femminicidio promosso dal Comune di Firenze con l’organizzazione di Mus.e e la collaborazione del Ministero dei Beni e delle attività Culturali e del Turismo. Venerdì mattina, nel Salone dei Cinquecento, l’attrice Patrizia Zappa Mulas interpreterà e leggerà gli atti del processo che vide coinvolta Artemisia Gentileschi in quanto vittima di violenza carnale. Il processo, che si concluse con la drammatica umiliazione di Artemisia, è documentato dagli atti e viene molte volte citato come caso emblematico della violenza e dei soprusi, fisici e morali, a cui sono state sottoposte per secoli le donne. Nel Salone saranno presenti i ragazzi delle scuole quarte e quinte di alcuni istituti superiori fiorentini. L’iniziativa si aprirà alle 9.30 con i saluti istituzionali del sindaco Dario Nardella e del direttore della Galleria degli Uffizi a cui seguirà l’illustrazione del quadro della Giuditta che decapita Oloferne. L’evento si concluderà con gli interventi dell’assessore alle Pari opportunità Sara Funaro e della vicesindaca Cristina Giachi. A seguire, gli studenti visiteranno il dipinto di Artemisia Gentileschi esposto in Sala dei Gigli.

In serata, a partire dalle 18.00, grazie al contributo della Silfi spa sarà illuminata di arancione la statua di Giambologna il ‘Ratto delle sabine’. Questo evento nasce su proposta di UN Women, Comitato Nazionale Italia per celebrare la Giornata del 25 novembre: la città infatti aderisce e promuove anche la campagna internazionale ‘UNiTE to End Violence Against Women’ promossa dagli organi delle Nazioni Unite.

Per maggiori info: www.musefirenze.it

AT