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domenica 17 novembre 2019

''Love is all. Piergiorgio Welby, autoritratto'', il docufilm al cinema La Compagnia

14-05-2017
Domenica 14 Maggio, ore 21.00, al cinema La Compagnia (via Cavour 50/r, Firenze) è in programma la proiezione del film "Love is all. Piergiorgio Welby, autoritratto", introducono Mina Welby, vedova di Piergiorgio e copresidente dell'Associazione Luca Coscioni e Alberto Lastrucci, direttore del Festival dei Popoli.
"Love is all. Piergiorgio Welby, autoritratto", è il docufilm di Francesco Andreotti e Livia Giunti, presentato al Festival dei Popoli nel 2015, un'opera che racconta in modo inedito Piergiorgio Welby, ripercorrendo la sua vita prima della malattia, la distrofia muscolare progressiva, che lo ho colpito fin dall'adolescenza. L'infanzia e il bel rapporto con il padre, i viaggi sognati e quelli realizzati, l'amore per Mina e quello per l'arte, vengono raccontati in prima persona attraverso immagini di repertorio e animazioni, con uno stile a tratti sperimentale e di taglio quasi videoartistico. I familiari e gli amici intervistati rimangono fuori dalla macchina da presa, si sentono solo le loro voci che si mescolano alle note della colonna sonora, firmata da Tommaso Novi, lasciando come unico vero protagonista Piergiorgio, conosciuto da molti solo per le immagini degli ultimi strazianti istanti di vita, e che in questo film viene mostrato per quello che era davvero: un fine intellettuale, un artista di talento, un grande uomo. Love is All è un ritratto che tende all’autoritratto e nasce da nove anni di 'pedinamento' del protagonista; è un omaggio sentito e un poetico inno alla vita, che gli autori gli hanno dedicato. Piergiorgio Welby ha lottato fino all'ultimo per 'morire senza soffrire', ed è diventato in Italia il portavoce della battaglia per una nuova legislazione sul 'fine vita'. Il suo pensiero, pubblicato sul sito www.associazionelucacoscioni.it , è sintetizzato in queste parole: «Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso – morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti».

Piergiorgio Welby nasce nel 1945; la diagnosi di distrofia muscolare progressiva gli arriva nel 1963, all’età di 18 anni: i medici gli danno pochi anni di vita. Tra il 1969 e il 1971 Welby lascia gli studi e inizia a viaggiare per l’Europa; poi la malattia peggiora e inizia la sua dipendenza dagli stupefacenti che, come lui stesso afferma, lo aiutano a dimenticare. Nel frattempo dipinge, dà ripetizioni, legge, scrive. Alla fine degli Anni Settanta la malattia peggiora ancora; Piergiorgio inizia la disintossicazione. Nel 1980 si sposa con Mina, un’altoatesina giunta a Roma con una gita della parrocchia; sarà un colpo di fulmine. Con una grande forza di volontà e con l’aiuto di Mina, che l’ultimo mese di terapia ormai gli fornisce solo acqua al posto del metadone, Piergiorgio riesce a disintossicarsi. Per la progressione della malattia perde l’uso delle gambe ed è costretto su sedia a rotelle. Intanto stabilisce un patto con Mina: se, come probabile per un malato di distrofia, dovesse capitare una crisi respiratoria, Piergiorgio dichiara di non voler essere soccorso, di non volersi sottoporre all’intervento di tracheostomia. La sera del 20 dicembre 2006 con un atto di desistenza terapeutica pubblica, Piergiorgio Welby, assistito dal Dottor Mario Riccio e alla presenza della moglie Mina, della sorella Carla, di Marco Pannella, Rita Bernardini e Marco Cappato del Partito Radicale, coerentemente con le sue dichiarazioni e con le sue battaglie, decide di andarsene serenamente e in piena coscienza interrompendo le terapie.

Biglietto: euro 5 intero, euro 4 ridotto.