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venerdì 15 novembre 2019

Le chiavi di casa

19-10-2007
Un film di forte impatto emotivo dove anche in questo caso ricorre il leit motiv del rapporto adulto-bambino legato al tema della disabilità. Una relazione di cui Gianni Amelio, il regista degli affetti sconfessi, velati ma veri e profondi, muove i fili in vario modo. “Le chiavi di casa” racconta un viaggio di formazione. Non del giovane Paolo ma di suo padre Gianni, che per anni non ha mai accettato il figlio, doloroso ricordo della morte per parto di sua moglie. Così, ha lasciato che Paolo fosse allevato dagli zii e si è ricostruito una nuova vita. Poi, l’incontro fra i due, la scoperta reciproca, l’accettazione di una diversità a cui Gianni (e noi?) non siamo preparati. “The Child is father of the Man”, “è il bambino il vero padre di ogni uomo” ha scritto un poeta, Wordsworth. Paradossalmente infatti sarà Paolo a far crescere Gianni. Gli insegnerà a superare il suo senso d’inadeguatezza. Fino a rimproverargli – di fronte a un suo sfogo liberatorio di pianto – che no, “non si fa così”. Lui, ometto eroico nella sua quotidiana e problematica esistenza, esorterà un adulto a comportarsi da uomo. Un documentario poetico. Sembra una contraddizione di termini, ma il lavoro di Gianni Amelio è proprio questo. Realistico e privo di fronzoli come un documentario, realizza in modo magistrale l’illusione della macchina da presa assente che ricorre nella storia del cinema, portando alle estreme conseguenze un percorso di sottrazione delle suggestioni del mezzo, già individuabile nei precedenti lavori dell’autore. Non a caso, il piccolo protagonista non è un attore che finge di fare il disabile, è davvero tetraplegico. L’omaggio a Gianni Amelio prosegue martedì 23 ottobre con la proiezione di un'altra nota pellicola: “Porte aperte” del 1990 con Gian Maria Volontè, Ennio Fantastichini, Renato Carpentieri. Da non perdere. Info: www.microscena.it.
Sabato 20 ottobre alle 21,30 al Ridotto del Teatro del Popolo di Castelfiorentino, con replica domenica 21 alle 17,30 e 21.15