Home > Webzine > ''Come il vento'', la storia vera di Armida Miserere, donna e direttrice di penitenziario in Italia
domenica 17 novembre 2019

''Come il vento'', la storia vera di Armida Miserere, donna e direttrice di penitenziario in Italia

27-05-2014
Martedì 27 maggio 2014 al cinema Stensen (Viale Don Minzoni, 25 - Firenze) penultimo appuntamento con "Ciak sul lavoro", la rassegna su cinema e lavoro promossa da CIGL Firenze e Toscana. Alle ore 21.00 sarà proiettato "Come il vento", il film con Filippo Timi e Valeria Golino che racconta la storia vera di una delle prime donne a dirigere un carcere in Italia. Alla presenza del regista Marco Simon Puccioni (ingresso 5€, ridotto 4€). La pellicola, presentata all’edizione 2013 del Festival Internazionale del Cinema di Roma, racconta la storia di Armida Miserere (Valeria Golino), ex criminologa, amica dei magistrati Caselli e Sabella e direttrice di penitenziario subito dopo l’entrata in vigore della legge Gozzini (1986). Il film di Puccioni ripercorre la vita di Armida prendendo in prestito come il titolo le parole scritte da lei stessa prima di togliersi la vita (“Come il vento sono stata”) e grazie anche all’intensa interpretazione della Golino mette in luce la sua determinazione che si fa durezza, il rigore morale senza sconti, una caratteristica che spinge l’amministrazione penitenziaria a destinarla proprio nel carcere più difficile da gestire, Pianosa, riaperto a metà anni 90 per la detenzione dei criminali più pericolosi. Armida è stata paladina dei diritti e dei doveri dei carcerati, difensore strenuo del regolamento contro ogni inquinamento, compromesso o corruzione. Un lavoro difficile, fino ad allora ritenuto esclusivo appannaggio del “sesso forte”, svolto fra mille difficoltà e incomprensioni e portato avanti con coraggio, durante vent’ anni di servizio nelle più pericolose strutture di detenzione, da Parma a Lodi, da Pianosa all’Ucciardone. Una donna che ha saputo imporsi ottenendo la stima dei colleghi uomini, ma anche una persona fragile, disillusa, sostanzialmente infelice, che nascondeva dietro la corazza del dovere e del ruolo un dolore inconsolabile: il figlio morto in grembo dopo tre mesi di gravidanza e il compagno (educatore e sperimentatore di teatro in carcere, interpretato da Filippo Timi) ucciso in circostanza mai chiarite, in un agguato di stampo mafioso.

Per informazioni: www.stensen.org