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lunedì 26 ottobre 2020

''La filosofia e le arti'' di Stefano Velotti alla Libreria Brac di Firenze

06-03-2013
Mercoledì 6 marzo 2013, alle ore 18.00, alla Libreria Brac di Firenze (via dei Vagellai, 18r) è in programma un nuovo appuntamento per "Scripta", rassegna sulla critica d’arte a cura di Pietro Gaglianò, con Stefano Velotti, Docente di Estetica presso l’Università La Sapienza di Roma, e il suo nuovo libro "La filosofia e le arti" pubblicato da Laterza che risponde a interrogativi sulle condizioni che definiscono l’opera d’arte e sugli strumenti di comprensione e fruizione. Il libro: Il pubblico dell’arte che affolla le grandi mostre e le biennali si aspetta dalla filosofia dell’arte e dall’estetica degli strumenti per comprendere meglio le opere d’arte, le ragioni della loro esistenza e del loro eventuale valore. Ma ciò accade raramente: i filosofi si occupano di analizzare in generale i caratteri dell’esperienza estetica, di offrire una definizione dell’arte, o di indagare lo statuto dei personaggi di finzione, ma difficilmente si avventurano in un confronto diretto con le opere, se non in maniera idiosincratica. D’altra parte, gli storici dell’arte sembrano per lo più ostili a ogni riflessione teorica sul loro oggetto, che presuppongono come “dato” e quasi ovvio. Questo breve libro tenta di accorciare le distanze tra le acquisizioni della filosofia e la produzione artistica effettiva (soprattutto quella contemporanea, considerata solitamente la più ‘difficile’ e sconcertante). Le domande a cui cerca di rispondere sono spesso molto dirette e concrete, come è nello stile della cosiddetta ‘estetica analitica’ anglo-americana (di cui il libro offre anche un panorama critico aggiornato): come mai, quando guardiamo una tela con sopra delle linee e dei colori riconosciamo cose, persone, paesaggi, eventi? Come facciamo a riconoscere dei personaggi fantastici che non abbiamo mai visto nella realtà? Perché mai ci emozioniamo, talvolta, fino a ridere o piangere davvero per situazioni, eventi e personaggi che sappiamo che sono frutto di finzione? Perché continuiamo a provare una certa suspense per un film che abbiamo già visto e che sappiamo come va a finire? Perché investiamo tempo, soldi, energie per seguire storie inventate, concerti, faticosi percorsi museali? Mentre dell’arte conosciamo i prezzi, ne conosciamo anche il valore? Perché nel mondo dell’arte e della cultura il giudizio è stato a lungo screditato? Ha ancora senso tentare giudizi articolati su singole opere d’arte? Tentare di rispondere a queste domande mette in gioco il ruolo dell’intera sfera del sentire e dell’immaginare, nel suo intreccio e nelle sue tensioni con il pensiero. In un’alternanza tra incursioni teoriche ed esempi concreti noti e meno noti (le Scarpe di Van Gogh e una scultura della Bourgeois, la Caduta di Icaro di Brueghel e una nuova opera permanente al ‘Museo del Novecento’ di Milano, Anna Karenina e la Mandragola…) questo breve libro si interroga sulle ragioni per cui vale la pena ‘pensare l’arte’ e sul posto che la cosiddetta cultura occupa nelle nostre formazioni sociali. L’autore Stefano Velotti (Roma 1961) si è laureato in filosofia a Roma. Tra il 1990 e il 1996 ha insegnato nelle università di Stanford, UCLA e Yale, continuando poi a insegnare periodicamente come visiting professor presso la University of California (Roma, Santa Barbara, Los Angeles). Dal 1996 è docente di Estetica presso la ‘Sapienza, Università di Roma’ e, dal 2008, Docente dell’Istituto freudiano di Roma. È presidente dell’associazione ‘Cattedra internazionale Emilio Garroni’ (CiEG), fa parte del comitato scientifico della ‘Rivista di estetica’ ed è socio della Società Italiana d’Estetica (SIE) e della Società Italiana di Filosofia Analitica (SIFA). Collabora ai programmi di RadioTre e a quotidiani e periodici nazionali. Tra le sue pubblicazioni La filosofia e le arti. Sentire pensare immaginare (Laterza 2012), Estetica analitica. Un breviario critico (Aesthetica 2008), Storia filosofica dell’ignoranza (Laterza 2003), Il ‘non so che’. Storia di un’idea estetica (con P. D’Angelo, Palermo 1997), Sapienti e bestioni. Saggio sull’ignoranza, il sapere e la poesia in Giambattista Vico (Pratiche 1995), Adolf Loos. Lo stile del paradosso (De Donato 1988). Ha collaborato al Dizionario di estetica (Laterza 1999, a c. di P. D’Angelo e G. Carchia, 4° ed. 2007), a Introduzione all’estetica analitica (Laterza 2008, a c. di P. D’Angelo). Ha curato il volume Estetica e filosofia analitica (con P. Kobau e G. Matteucci, Bologna 2007), e ha tradotto e curato, tra gli altri, testi di, I. Kant, G. Anders, H. Arendt, F. Jameson, R. Rorty, A. Danto. Per informazioni: www.libreriabrac.net