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sabato 16 novembre 2019

La riscoperta del cinema italiano di genere

28-02-2005
Le serate anni '80 organizzate da alcuni cinema di Roma e Milano con la proiezione di film come "Attila, flagello di Dio" e "L'allenatore nel pallone" insieme all'apertura della Cinèmateque di Parigi nei confronti di Alvaro Vitali, sono un segno forse di nostalgia nei confronti di un tipo di cinema, che bello o brutto, forse reso meno trash dagli odierni reality show, probabilmente non tornerà più. Già l'ultima Mostra del Cinema di Venezia aveva presentato, con la benedizione di Quentin Tarantino e di Joe Dante che di quei film si sono nutriti, una rassegna dedicata al cosiddetto "cinema italiano di genere". Non solo l'aspetto comico e barzellettesco ma soprattutto quello più eroistico e per certi versi violento che, dagli"spaghetti western" di Sergio Leone e Duccio Tessari della seconda metà degli anni ’60, proseguì nel filone del poliziesco o "poliziottesco" dei ’70, dove il classico commissario di ferro risolveva il caso di turno non sempre con metodi democratici. Grande fortuna ebbero, non solo in Italia ma soprattutto in America, quei film thriller che si riconducevano al filone "argentiano" e produzioni horror-fantastiche, come "Terrore nello spazio" e "Sei donne per l’assassino" di Mario Bava, che vent’anni dopo avrebbero ispirato rispettivamente le più celebri saghe di "Alien" e di "Nightmare".

di Andrea Palanti