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lunedì 18 novembre 2019

I ''Migranti'' di Luca Pignatelli dall'archeologia alla Galleria degli Uffizi

29-09-2015
L'arte contemporanea torna ad essere protagonista alla Galleria degli Uffizi grazie alla mostra di Luca Pignatelli. "Migranti", questo il nome scelto dall'autore per presentare al pubblico fiorentino l'autoritratto, "Mitridate" donato al celebre Museo e altre otto opere che resteranno in Città dal 29 settembre a l'8 novembre.
"Quello che ho amato da subito di questo ritratto- ha dichiarato Antonio Natali, direttore della Galleria degli Uffizi- è il rapporto con l'antico. L'umanesimo era devoto alla misurazione invece il Cinquecento questo rapporto si fa più di cuore, è tutto un sussulto. Io nelle effigi di Pignatelli ho ritrovato lo stesso 'moto et il fiato', la capacità di toccare il cuore puntando agli affetti prolungati che si rinnova grazie alla materia cruda dei supporti".
Esponente del realismo visionario ed appassionato di archeologia, l'artista nato a Milano nel 1962, cerca di catturare con il suo estro creativo un Mondo a metà strada tra realtà e mitologia. E per farlo si avvale di supporti anomali, teloni di canapa, carte, chiodi e tavole di legno, elementi che riesce a trovare nell'ambiente che lo circonda; proprio su queste basi "eccentriche" inizia dunque un lavoro che affonda le sue radici nella storia, nelle sculture monumentali o nelle leggende che attraverso colori e materiali diversi irrompono con forza nella società odierna per narrare il loro glorioso passato. Una trama che si ripete, opera dopo opera, nella Sala del Camino del Gabinetto Disegni e Stampe, come per creare un legame tra ciò che siamo stati e quello che siamo oggi. E così le sculture si trasformano in quadri e il volto di "Mitridate, re del Ponto" in un autoritratto. Pignatelli veste dunque i panni dell'acerrimo nemico di Lucio Silla, un uomo che a cavallo del I secolo a.C., alla tenera età di 14 anni, divenne re. Morì in battaglia per mano dei generali romani senza aver realizzato il suo ambizioso sogno di creare un grande impero d'Occidente.
Un sanguinario, un abile guerrigliero, ma anche uno studioso e un chimico ed è proprio questo l'aspetto che viene impresso sulla "tela" per raccontare una nuova versione della storia. Il re del Ponto ha arruolato per la mostra fiorentina altre otto opere, tre dedicate ad "Eroi", una alla "Testa femminile", le altre a divinità come "Diana Carlsberg" e "Afrodite".
Il titolo ricalca perfettamente la materia esposta, dando voce a quei volti che dalla storia viaggiano nella memoria e hanno vagato anche fisicamente dagli scavi ai musei e le collezioni private che le custodiscono.
"Migranti", offre dunque la possibilità di fare un tuffo indietro nel tempo per assaporare il rigore dell'antica Grecia e quello delle forme classiche ed allo stesso tempo di conoscere nuove trame e linguaggi espressivi. Questa dicotomia si riflette nella mente del pittore che, alla stregua di un bambino curioso, scava nelle viscere del glorioso passato e lo ripropone a suo modo. Nei quadri non si avverte questo movimento e le figure, bloccate a metà strada tra una base che s'intuisce e lo spazio esterno, sono come immortalate in un infinito fermo immagine, colte nella tranquillità che precede la tempesta. L'immobilità dei soggetti contrasta tuttavia con la potenza di superfici vive, come quella del legno, che non sono lisce come una normale tavola ma segnate dalle venature del tempo; cicatrici in cui il pennello si arresta per poi riprendere la sua corsa alternando sobbalzi a pianure di colore. Le storie dipinte da Pignatelli sono dunque delle frasi interrotte, momenti di lucidità alternati a sprazzi di amnesia; starà solo allo spettatore ricucire i singoli attimi per dare una propria interpretazione.

Per maggiori informazioni: www.polomuseale.firenze.it 

Martina Viviani