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sabato 25 gennaio 2020

Arte e fede al nuovo Museo dell'Opera del Duomo

30-10-2015
Non è stato facile resistere, soprattutto dopo aver visto le immagini della presentazione in anteprima alla stampa, ma finalmente l'attesa è finita: il nuovo Museo dell'Opera del Duomo di Firenze ha aperto le sue porte al pubblico.
Non stiamo parlando di un museo qualunque, ma del Museo (con la M maiuscola) che ospita la più grande collezione di scultura del Medioevo e del Rinascimento fiorentino. Sono infatti 750 i capolavori tra statue e rilievi in marmo, bronzo e argento raccolti nel nuovo spazio, realizzati da artisti di cui è sufficiente pronunciare il nome: Michelangelo, Donatello, Arnolfo di Cambio, Lorenzo Ghiberti sono solo alcuni dei prestigiosi nomi incisi sulle targhette identificative.
Un progetto ambizioso voluto dall'Opera di Santa Maria del Fiore, che sotto l'attenta guida del direttore Timothy Verdon e degli architetti Adolfo Natalini e Guicciardini & Magni architetti ha saputo rendere onore al più importante polo fiorentino di arte sacra. I numeri parlano da soli: 750 opere di cui oltre 200 visibili per la prima volta dopo il restauro, un ampliamento della superficie utile che da 2.400 mq è passata a 6.000 mq, oltre 20 sale disposte su tre piani. Insomma, anche senza avventurarsi nelle sale è chiaro che si tratta di un intervento di enorme portata, realizzato intorno a tre parole chiave: innovare, valorizzare ed educare. Come sottolineato da Verdon, la "ricontestualizzazione delle sculture e dei dipinti, con testi storici a parete, musiche d'epoca nelle sale e filmati didattici lungo il percorso, fa scoprire l'emozione che questi capolavori volevano suscitare. Qui c'è il sacro che diventa umano, di fatto l'origine dell'umanesimo rinascimentale. E la novità più importante del Museo, ragione d'essere del suo stile spettacolare e mistico, è infatti l'attenzione ai messaggi veicolati dalle opere, al cui senso il visitatore è invitato ad aprire il cuore".

Ma veniamo al museo vero e proprio, alle sue sale e alle opere esposte. Appena varcata la soglia d'ingresso, e ancor di più quando si entra nel Salone del Paradiso, lo stile architettonico elegante e pulito porta a chiedersi se siamo ancora in territorio italiano. Senza nulla togliere ai musei italiani, e alle eccezionali testimonianze artistiche che vi si trovano, credo che in questo caso siamo in presenza di uno dei pochi siti in cui l'esperienza del fruitore è il cardine dell'intera progettazione, tanto in termini di spazi quanto di elaborazione del percorso museale.
Il piano terra racchiude senza dubbio le opere di maggior pregio (e fama), cominciando con la Porta Nord e la Porta del Paradiso realizzate da Lorenzo Ghiberti per il Battistero di Firenze, che l'enorme Salone del Paradiso valorizza in modo superbo. Sempre nel Salone trova la sua perfetta collocazione la Madonna dagli occhi di vetro del celebre Arnolfo di Cambio, gruppo scultoreo appartenente all'antica facciata di Santa Maria del Fiore. Pochi metri e si entra nella Tribuna di Michelangelo con la celebre Pietà Bandini, penultima opera scultorea del Maestro e esempio principe del 'non-finito', che con la sua sola presenza riesce a riempire la grande stanza a lei dedicata.  Altri due passi e ci troviamo davanti alla realistica Maria Maddalena, scultura in legno dorato realizzata da Donatello per il Battistero di Firenze.
Tutto quanto detto finora basterebbe a costituire un ricco corpus di cui qualsiasi museo andrebbe fiero, e invece il Museo dell'Opera del Duomo dispone di altri due piani che raccolgono numerosi esemplari a testimonianza dell'alto livello raggiunto dalle maestranze fiorentine. Antonio Pollaiolo, Andrea del Verrocchio, Luca della Robbia, Andrea Pisano, altri nomi che ad un appassionato d'arte non possono essere indifferenti, tutti raccolti in un unico sito museale.
Per chiudere in bellezza un percorso museale studiato in ogni suo dettaglio, il Museo ha voluto regalare ai suoi visitatori un esperienza unica: la possibilità di godere, uscendo sulla Terrazza Brunelleschiana, di un "panorama che ben racchiude l'essenziale chiave di lettura del nuovo museo: il dramma del bello al servizio del sacro".

L'arte ha un posto d'onore nel cuore dei fiorentini: laica o sacra che sia, non è mai stata fine a se stessa, ma ha sempre rappresentato un strumento a disposizione della comunità. Questo è il nuovo Museo dell'Opera del Duomo, un punto focale del centro storico e della città tutta dove fede, scienza e arte si uniscono per restituire a Firenze la storia artistica e culturale del suo luogo 'simbolo', piazza del Duomo.

Elettra Rizzotti