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sabato 30 maggio 2020

Vittorio Sgarbi agli Uffizi per ricomporre il ''Trittico'' di Antonello da Messina

02-11-2015
"Un'occasione che ha un senso storico ineludibile. Un fidanzamento lungo per ora 15 anni. In tre giorni le opere sono giunte a Firenze come ultimo atto di Expo 2015. Dalle ceneri di qualcosa che si è appena concluso rinasce un messaggio pieno di vita. Era un trittico dividerlo in due parti è stato un crimine dell'arte". Con queste parole Vittorio Sgarbi annuncia la ricomposizione del "Trittico" di Antonello da Messina al Museo degli Uffizi.
Finalmente, dopo 400 anni, la sala 22 al secondo piano della celebre Galleria, da martedì 3 novembre, si arricchisce della pala in tutta la sua completezza; le tre parti, dopo essersi ritrovate al Museo Bagatti Valsecchi di Milano, in occasione di Expo 2015, arrivano a Firenze e ci resteranno per ben 15 anni.
La narrazione nel suo insieme parte proprio dal cuore centrale, ovvero dalla scena che ritrae la "Madonna con il Bambino". Due piccoli angeli sostengono la corona fiorita della donna che, coperta da un ampio ed elegante mantello scuro, siede su di un trono. Tra le sue mani sorregge il figlioletto in fasce che, colto proprio nel momento della scoperta, si aggrappa con le proprie mani al suo velo pur di raggiungere il suo volto. Le figure, poste su quel legno, sembrano perdere a tratti la loro
sacralità per raccontare una scena propria del focolare domestico, l'amore e la manifestazione di affetto che lega una madre al proprio bambino.
Di fianco a loro, a sinistra troviamo San Giovanni evangelista, mentre a destra San Benedetto. Il primo, avvolto in un mantello rosso, cinge nella mano sinistra una coppa dorata, in contrapposizione l'altro, sul lato opposto, è raccolto in un pastorale vescovile con la terminazione in forma di drago che allude al veleno offertogli con il vino da alcuni monaci e che ne causò la morte.; tra le sue mani la Bibbia, il libro sacro che tiene stretto a sè mentre con lo sguardo sembra puntare dritto verso lo spettatore per ricordargli l'importanza della fede. Tre tavole che raccontano emozioni apparentemente molto diverse e per farlo utilizzano colori in forte contrasto, come il nero, il dorato, il rosso sanguigno. Sono proprio questi pigmenti, e l'attenzione per i dettagli, che da un lato affondano le radici della storia nel più concreto realismo, dall'altra invece la avvicinano alla tradizione fiamminga, due componenti che hanno da sempre mosso l'estro di Antonello da Messina fino a consacrarlo come uno tra i più grandi artisti del Rinascimento italiano.
La ricomposizione del "Trittico" è un vero e proprio traguardo che è stato raggiunto dopo ben 400 anni.
Due tavole, ovvero la "Madonna con il Bambino" e il "San Giovanni Evangelista", vennero acquistati nel 1996 e donati al Museo degli Uffizi, da Antonio Paolucci, l'allora ministro per i Beni culturali, tenendo fede alle volontà testamentarie dell'antiquario fiorentino Ugo Bardini. Fu proprio lui a lasciare per scritto che i proventi della vendita dell'eredità del padre fossero destinati all'acquisizione di un'opera per la Galleria dove fece il suo ingresso nel 2002. La terza parte, quella raffigurante San Benedetto invece restò alla pinacoteca del Castello Sforzesco di Milano. Solo il 23 ottobre scorso, grazie all'accordo raggiunto tra il MIBACT, la Regione Lombardia e il Comune di Milano, l'opera mutilata è riuscita a tornare al suo originario splendore e lo manterrà per ben 15 anni. In cambio alla realtà milanese sarà concessa un opera del pittore di origine lombarda Vincenzo Foppa dal titolo "La Madonna con il Bambino e un angelo".
"Oggi sono riuscito a realizzare un sogno ipotizzato più di 10 anni- ha dichiarato in apertura Antonio Natali- per il bene di tutti coloro che vedono nell'arte una forma poetica. Una grande operazione culturale che ha superato le gelosie territoriali per valorizzare un'opera che ha senso se apprezzata nel suo complesso. E mi auguro che tra 15 anni questa sua interazza non sia persa".

Per maggiori informazioni: www.polomuseale.fi.it  

Martina Viviani