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domenica 17 novembre 2019

''Alighiero Boetti. Mappe'': il Salone dei Cinquecento accoglie l'arte contemporanea per Unity in Diversity

04-11-2015
Dal 4 al 22 novembre il Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio ospiterà una mostra straordinaria, che confermerà la vocazione di Firenze a capitale della cultura, città contemporanea e casa del dialogo: si tratta di "Alighiero Boetti. Mappe", un'esposizione di due monumentali opere contemporanee del torinese Boetti, considerato tra i maggiori artisti del XX secolo.

L'evento è stato fortemente voluto dal sindaco Dario Nardella in occasione di "Unity in Diversity", il Forum internazionale che vedrà riuniti a Firenze, proprio nel Salone dei Cinquecento, i primi cittadini e le delegazioni provenienti da tutto il mondo, per parlare insieme di dialogo interculturale, di convivenza pacifica, di "unità nella diversità". Al centro del summit il ruolo della cultura e dell'arte nell'unire i popoli al di là delle differenze ed è proprio all'interno di questa importante cornice che la mostra di Boetti assurge ad un ruolo di grande valore: quello di essere un simbolo del Forum mondiale. Nell'individuare un artista che rappresentasse al meglio i temi affrontati da "Unity in Diversity", infatti, la scelta è ricaduta sul contemporaneo Alighiero Boetti che, come ricordato dal curatore della mostra Sergio Risaliti, "è stato uno dei più grandi artisti degli ultimi 40 anni la cui fama ha travalicato i confini nazionali ed è oggi collezionato nei più importanti musei al mondo".

Ad essere esposte nel Salone dei Cinquecento, per la prima volta in Europa una di fianco all'altra, sono due Mappe di grandi dimensioni (280×580 cm circa): preziosi ricami in cotone eseguiti a mano da donne afghane negli anni Ottanta su disegno di Boetti che rappresentano il passaggio epocale della trasformazione dei confini sovietici con la Perestrojka, quando dalle ceneri dell'Unione Sovietica sorse la Russia.
Significativo, nell'ambito del forum "Unity in Diversity", il processo di realizzazione di queste opere: si è trattato infatti di un lavoro collettivo, dove ogni donna ha ricamato una parte di mappa, una parte di mondo, diventando così simbolo dell'impegno comune nel costruire l'unità nella diversità, come recita proprio il titolo del summit.
"Boetti era l'artista della partecipazione e lo dimostrano proprio le mappe cucite dalle donne afghane - ha dichiarato l'assessore alla Cooperazione e alle Relazioni Internazionali Nicoletta Mantovani - Queste opere parlano tanto di Firenze, della sua vocazione a capitale internazionale della cultura, ma anche della sua vocazione umanitaria, per la pace e i diritti umani".

Di forte impatto la collocazione delle due Mappe nel Salone dei Cinquecento, tra meravigliosi affreschi e preziose sculture di marmo: "Sono rimasta estasiata di fronte all'allestimento – ha dichiarato l'assessore Mantovani – Si tratta del coronamento di mesi e mesi di lavoro e le opere sono davvero perfette per accogliere i sindaci provenienti da tutto il mondo per parlare di pace". Le due Mappe, infatti, alludono all'unità tra popoli e culture, "sono un'icona del nostro tempo, immagine rappresentativa delle dinamiche geopolitiche che hanno caratterizzato lo scenario internazionale negli ultimi anni", ha sottolineato Risaliti.
Un'icona anche dal punto di vista prettamente artistico che si va ad inserire nella fortunata stagione contemporanea che sta vivendo Firenze dopo le mostre di Antony Gormley e di Jeff Koons. Questa sarà quindi una nuova occasione per la città di far dialogare passato e presente, tradizione e contemporaneità: felice, infatti, la convivenza tra le due Mappe di Boetti e l'immenso patrimonio artistico conservato in Palazzo Vecchio che percorre due millenni di storia. In questa convivenza, che esalta l'unità nella diversità anche a livello artistico, vedremo le opere di Boetti confrontarsi con le mappe cinquecentesche del Danti e del Bonsignori conservate nella Sala delle Carte Geografiche o del Mappamondo, ma anche con gli Arazzi Medicei disegnati da Bronzino e Pontormo attualmente esposti nel Salone dei Duecento e che richiamano alla mente l'immagine di quelle donne afghane abili nell'eseguire arazzi in una terra tormentata da conflitti, ma unite nell'arte.

Data l'eccezionalità dell'evento, la mostra non si limiterà alla durata del Forum "Unity in Diversity", ma sarà visitabile fino al 22 novembre.

Per maggiori info: www.comune.fi.it 

di Alessandra Toni