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martedì 19 novembre 2019

''La città di Ercole'' in mostra alla Galleria degli Uffizi

21-12-2015
Fino al 31 gennaio la sala delle Reali Poste degli Uffizi ospita la mostra "La città di Ercole. Mitologia e politica", quindicesimo appuntamento della serie "I mai visti". Curata da Wolfger Bulst, con Francesca de Luca, Fabrizio Paolucci e Daniela Parenti, la rassegna propone ben 51 pezzi e potrà essere visitata tutti i giorni (escluso il lunedì, Natale e Capodanno) dalle 10 alle 17, con ingresso libero.
"La figura di Ercole, che nel Rinascimento era il simbolo della Repubblica di Firenze e dei suoi ideali politici, è un ottimo emblema anche della riforma odierna dei musei fiorentini e nazionali - afferma Eike Schmidt, Direttore della Galleria degli Uffizi - Grazie alla dedizione e all’entusiasmo di dozzine di persone siamo riusciti a mettere in piedi questa mostra in meno di sei settimane tra la prima idea e l’inaugurazione di oggi. E in questo stesso spirito di collaborazione affrontiamo ora insieme le ‘Fatiche’ della lotta contro l’Idra della burocrazia, contro l’approfittatore Caco, e con la stessa energia ‘puliamo le stalle’ dalla disfunzionalità e dalla disorganizzazione".
Ercole, soggetto raffigurato molto spesso nella statuaria antica, sia nella scultura a tutto tondo di grande e piccolo formato, sia nei rilievi, sia nella preziosa minuziosità della glittica, è l'incontrastato protagonista della mostra, qui celebrato per la sua forza straordinaria e per le sue gesta incredibili.
La parte centrale della mostra affronta i temi delle fatiche, illustrati da incisioni, dipinti e altri oggetti d'arte, per poi illustrare temi iconografici specifici: il tema di Ercole al bivio fra il Vizio e la Virtù, che ebbe enorme diffusione come tema a sé stante dal Quattrocento al Settecento; l'eroe come oggetto di studio e documentazione da parte dell'antiquaria; la curiosa iconografia dell'Ercole gallico, che trascina le genti con la sua oratoria, rappresentata da catene d'ambra e d'oro originate nella sua bocca; il difensore delle muse, che protegge le arti dall'Avarizia dei mecenati, la loro più insidiosa nemica. Infine, a documentare l'aspetto più umano e più fragile di questo grande protagonista dell'immaginario eroico dell'umanità, il momento della satira, quando la regina di Lidia, Onfale, lo obbliga a svolgere lavori domestici come filare la lana, appropriandosi della sua leontè (la pelle del leone, conquista della sua prima fatica) e della clava.
La leggenda vule che Ercole con la sua azione bonificatrice della terra da mostri assassini e malfattori, entrando a far parte del pantheon dei patroni di una Repubblica civica come Firenze.Dopo Francesco I, che lo celebrò nel privato della decorazione del suo Studiolo, dei soffitti del primo corridoio della Galleria degli Uffizi e nella sala della Tribuna, in una empatia calibrata su interessi e sentimenti più personali, in età barocca la vicenda umana di Ercole perse il suo significato simbolico per servire soprattutto da spunto per manufatti artistici spettacolari e immaginifiche scenografie teatrali destinate al diletto della corte e dell'aristocrazia fiorentina.

Per informazioni: www.polomuseale.firenze.it 

M.V.