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sabato 24 ottobre 2020

''Si dubita sempre delle cose più belle'', il carteggio di Federico De Roberto e Ernesta Valle

16-06-2016

Giovedì 16 giugno 2016, alle ore 17.30, è in programma la presentazione del libro "Si dubita sempre delle cose più belle. Parole d'amore e di letteratura" di Federico De Roberto e Ernesta Valle, a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla, nella Sala Ferri del Gabinetto G.P. Vieusseux (Palazzo Strozzi).
I curatori ne parlano con Alba Donati, presidente del Gabinetto G.P. Vieusseux. Letture di Mariano Riggillo e Anna Teresa Rossini.

Il monumentale carteggio inedito (734 lettere, 84 foto, 2144 pagine, 973 nomi) fra Federico De Roberto e la gentildonna Ernesta Valle Ribera, ribattezzata Renata (perché “rinata” all’amore) o Nuccia (diminutivo di “femminuccia”), copre un lungo arco di tempo in un intricato, pertinace intreccio di temi intimi e letterari. Un’ardente storia d’amore che ci rivela aspetti ignorati dell’austero e schivo autore de "I Vicerè" e insieme della vita mondana, sociale, culturale dei due poli fra cui si snoda, Milano e Catania, dalla fine dell’Ottocento ai primi del Novecento. Meta prediletta di De Roberto, al pari dei sodali Verga e Capuana, sospinti da un senso d’irrequietezza, da un’aspirazione a più vasti orizzonti, Milano rappresenta, e il carteggio ne è ampia testimonianza, la capitale dei poteri mediatici, finanziari, culturali, la città più progredita, operosa, ricca di vivacità artistica e di brulicanti iniziative, con le sue prestigiose case editrici (i Fratelli Treves, Galli), le grandi testate giornalistiche (il “Corriere della Sera”, la rivista “La Lettura”), i rinomati teatri (la Scala, il Manzoni, il Filodrammatici, il Lirico, l’Eden), gli eleganti ritrovi (il Biffi, il Cova, il Savini, il Caffè dell’Accademia), gli elitari salotti (di donna Vittoria Cima, di Virginia Borromeo, della stessa Ernesta Valle Ribera). È lì che gli sono consentite assidue frequentazioni con i maggiori esponenti dell’intellighentia dell’epoca, giornalisti, scrittori, editori. Amante appassionato, impetuoso, temerario, travolgente, De Roberto, per il tramite della mediazione di un focoso, insistito, spregiudicato rammemorare, mira a rinnovare ebrezze amorose, consolidare vincoli carnali, quasi a viepiù tener legata la sua “femminuccia”. Talora melodrammatico, enfatico fino al parossismo, alla sfacciataggine, all’impudicizia, alla violenza.

Sarah Zappulla Muscarà, ordinario di Letteratura Italiana nell’Università di Catania, si occupa di narrativa, teatro e cinema fra Otto e Novecento, di edizioni di testi e carteggi inediti. Ha curato per Bompiani: Tutto il teatro in dialetto di Luigi Pirandello; Un bellissimo novembre, Giovannino, Roma amara e dolce e Gli ospiti di quel castello di Ercole Patti; Silvinia e L’infinito lunare di Giuseppe Bonaviri; Un posto tranquillo di Enzo Marangolo; Il giudizio della sera di Sebastiano Addamo; con Enzo Zappulla Tutto il teatro e Timor sacro di Stefano Pirandello.

Enzo Zappulla, Presidente dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano,  autore di numerosi volumi, fra cui, con Sarah Zappulla Muscarà, Martoglio cineasta, “La figlia di Iorio” di Gabriele d’Annunzio tra lingua e dialetti, I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini.

Info: www.vieusseux.it