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lunedì 26 ottobre 2020

Scrittori raccontano Scrittori: Federica Manzon racconta Umberto Saba al Gabinetto Vieusseux

17-02-2018

Il Gabinetto Vieusseux prosegue il suo cammino verso i 200 anni con la seconda edizione di Scrittori raccontano scrittori, un programma di rilettura dei classici del Novecento a cura di Alba Donati e Gloria Manghetti. Il progetto ha il Patrocinio del Comune di Firenze e del Centro per il Libro e la Lettura del Mibact, ed è stato sostenuto e condiviso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Scrittori raccontano Scrittori rientra nel percorso  di avvicinamento ai 200 anni nel Gabinetto Vieusseux. Iniziato nel 2017, e quest'anno alla sua seconda edizione, il ciclo prevede che ogni anno dieci scrittori/scrittrici siano invitati a scegliere un Autore del novecento da raccontare ai ragazzi non prima, però, di aver consultato i preziosi documenti conservati nell’Archivio Contemporaneo del Vieusseux alla ricerca di  qualcosa di nuovo.  Gli scrittori e le scrittrici hanno scelto un autore compagnoa, maestroa, di cui raccontare la storia, la figura intellettuale, il percorso, la vita, i libri partendo dalla consultazione delle carte conservate in sede.

“Abbiamo chiesto agli scrittori di oggi - dice la presidente Alba Donati - una rilettura degli scrittori di ieri fatta a partire da qualcosa di nuovo trovato nei loro appunti, negli scarabocchi, in una variante scritta a margine, in un disegno sul quaderno di appunti. Un gesto importante che offre la possibilità  ai più giovani di venire a conoscenza di quel deposito di ricchezze che è un fondo archivistico.”

L’archivio Bonsanti ha più di 150 fondi, “un suggestivo percorso – dice la direttrice Gloria Manghetti – tra autografi, dipinti, libri, oggetti, fotografie, e cimeli vari che ben si prestano a un viaggio della o nella memoria.”. L’obiettivo è portare gli studenti del liceo ad ascoltare 10 lezioni eccellenti, fatte dai migliori scrittori di oggi su 10 scrittori di ieri. Sensibilizzare quindi le giovani generazioni a conoscere da vicino e da dentro la letteratura, e recuperare l'amore per la cultura umanistica.

Dopo Mauro Covacich e Antonio Moresco, il ciclo prosegue sabato 17 febbraio con Federica Manzon su Umberto Saba.

Guardando a Saba come a un esponente emblematico della cultura triestina di quel momento magico che fu l’inizio Novecento, Manzon rifletterà sul potere che i luoghi hanno nelle nostre vite. Trieste è infatti una città poco indulgente, città di frontiera che fugge l'identità e ha il suo tratto distintivo nella commistione e nell'indeterminatezza. E proprio il bisogno di fuggire da una città che gli era intimamente vitale e la conseguente peregrinazione continua sono per Manzon solo alcune delle molte contraddizioni che rendono Saba una figura di artista iper contemporaneo. In una lettura narrativa e biografica dell’opera del poeta, passando attraverso l’esoterismo, la psicanalisi e i simbolisti russi, la scrittrice cercherà di dare corpo a quell’ inafferrabile aria dell’est che significa ancora così tanto per la letteratura.

I prossimi incontri: Giorgio Vasta su Giuseppe Fenoglio (24/02), Maria Pia Veladiano su Eugenio Montale (3/03),  Michele Mari su Carlo Emilio Gadda (10/03), Alessandro Zaccuri su Carlo Betocchi (17/03), Francesca Manfredi su Dino Buzzati (24/03), Valeria Parrella su Anna Maria Ortese (07/04), Alessandra Sarchi su Paolo Volponi (14/04).

Federica Manzon è nata nel 1981 a Pordenone, vive e lavora a Milano. Ha vissuto molti anni a Trieste, dove ha studiato, laureandosi in Filosofia contemporanea. E’ autrice di  Come si dice addio (2008, reportage narrativo), Di fama e di sventura (2011, Premio Rapallo Carige per la Letteratura Femminile e il Premio Campiello Selezione Giuria dei Letterati) e La nostalgia degli altri (2017). Attualmente è editor della Narrativa Straniera a Mondadori.  Collabora con l’organizzazione del festival letterario Pordenonelegge, il quotidiano di Trieste "Il Piccolo" ed è redattrice della rivista letteraria “Nuovi Argomenti”.

Umberto Saba, nome di penna di Umberto Poli, nasce a Trieste nel 1883. Per omaggiare le radici ebraiche materne si firmò poeticamente cambiando il cognome con “Saba”, che in ebraico significa “nonno”. Nel 1903 si stabilisce a Pisa per frequentare l’Università, ma nell’estate dell’anno successivo torna nella città natia a causa di una forte depressione. Nel 1910 viene pubblicataPoesie, subito succeduta da Coi miei occhi.  Nel 1911 sposa Lina da cui avrà una figlia. Nel 1913 la famiglia Saba emigra a Bologna e l’anno dopo a Milano. Dopo la prima guerra mondiale apre a Trieste una piccola libreria antiquaria che gli consentirà di vivere modestamente e di dedicarsi alla produzione poetica. Nel 1921 esce la prima edizione del Canzoniere, cui seguono le altre fino a quella definitiva pubblicata nel 1961, dopo la morte dell’autore. Nel 1938 deve lasciare Trieste per Parigi a causa delle leggi razziali e, tornato in Italia l’anno successivo, cerca rifugio prima a Roma e poi a Firenze. Nel 1943 viene pubblicata la raccolta Ultime cose, che verrà poi rieditata da Einaudi nel 1945. Nel dopoguerra si trasferisce a Milano dove collabora col Corriere della sera per circa dieci anni e pubblica con Mondadori Scorciatoie e raccontini, e successivamente la Storia e cronistoria del Canzoniere. Muore a Gorizia nel 1957.

I progetti sono stati pensati per le scuole medie superiori. Ogni incontro sarà seguito da un massimo di due classi.  Gli incontri saranno comunque aperti al pubblico fino a esaurimento posti.

Info: www.vieusseux.it