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lunedì 09 dicembre 2019

''Nel chiostro delle geometrie'', conversazioni ed incontri nella Chiesa di Santa Verdiana

21-06-2018
Il programma della rassegna "Nel chiostro delle geometrie" prosegue con due appuntamenti dedicati all'arte e all'architettura, i temi principali dell'iniziativa organizzata dalla Compagnia Teatro Studio Krypton e da DIDA-Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze, che popola un luogo suggestivo come l'ex convento di Santa Verdiana (Piazza Lorenzo Ghiberti, 27).

Il primo incontro è previsto per giovedì 21 Giugno, alle ore 21.00, proprio nel cortile della Chiesa. Protagonista della serata il Prof. Francesco Dal Co che illustra il progetto per il Padiglione della Santa Sede, ospite per la prima volta alla XVI Mostra Internazionale di Architettura de La Biennale.

Vatican Chapels deriva da un modello preciso, la "cappella nel bosco" costruita nel 1920 dal celebre architetto Gunnar Asplund nel Cimitero di Stoccolma. Allo scopo di rendere il pubblico partecipe delle ragioni di questa scelta, è stato allestito uno spazio espositivo, che è il primo episodio che si incontra all'ingresso del Padiglione della Santa Sede, per la presentazione dei disegni e del plastico della "cappella nel bosco" di Asplund. Con questo piccolo capolavoro, Asplund definì la cappella come un luogo di orientamento, incontro, meditazione casualmente o naturalmente formatosi all'interno di un vasto terreno alberato, inteso quale fisica evocazione del labirintico percorso della vita e del peregrinare dell'uomo in attesa dell'incontro. Questo medesimo tema è stato proposto ai dieci architetti invitati a costruire altrettante cappelle, riunite nell'area fittamente alberata che si trova all'estremità dell'isola di San Giorgio Maggiore a Venezia, per formare, unitamente allo spazio espositivo riservato ai disegni di Asplund, il Padiglione della Santa Sede.

L'incontro successivo è quello di martedì 26 Giugno, alle ore 21.00, sempre nel cortile di Santa Verdiana, che ospita la conversazione tra due grandi nomi come Stefano Arienti e Lorenzo Bruni. Stefano Arienti, maestro del contemporaneo che (ri)copia letteralmente i grandi del passato, con la leggerezza del tratto e la complicità della luce, porta qualche esempio di sue opere e di cose che lo interessano sul tema dell'autorialità dell'artista visivo contemporaneo, in un dialogo aperto con il critico e curatore indipendente Lorenzo Bruni.

Stefano Arienti. Classe 1961, Arienti acquisisce la propria formazione artistico-culturale frequentando le lezioni di Corrado Levi al Politecnico di Milano. Le sue opere sono realizzate a partire da un conceptual gesture eseguito su un oggetto, che in questo modo viene sottratto alla sfera dell'uso e dotato di aura, praticando per esempio incisioni o traforature su materiali presi dalla cultura popolare (dischi, pezzi di vecchie automobili). Oltre agli oggetti, l'artista gioca con i personaggi e i luoghi comuni della quotidianità italiana. Negli ultimi anni ha cominciato a realizzare opere e mostre installative, spostando l'analisi dal puro dato oggettuale alla dimensione ambientale. La sua ricerca prosegue sulle linee guida del rapporto con la tradizione popolare che da sempre caratterizza l'artista, ma si completa di uno sguardo a ritroso che Arienti getta sulla propria arte e sul proprio fare tecnico. Arienti ha esposto nelle più importanti istituzioni nazionali e internazionali, tra cui: Museo Nazionale del Bargello, Firenze; MOCA, Cleveland; Collezione Gori, Pistoia; Musée d’Art Moderne, Paris; Museo MAXXI, Roma; Museum of Contemporary Art, Chicago; Palazzo Grassi, Venezia; MoMA PS1, New York.

Lorenzo Bruni. Nato a Firenze, è critico e curatore indipendente e coordina dal 2000 lo spazio non profit BASE / Progetti per l’arte di Firenze. Nel 2016 è stato consulente per la nuova apertura del Museo Pecci di Prato. Nel 2015 insegna Estetica dei New Media all’Accademia di Bologna e continua la sua collaborazione con l'Accademia di Firenze, oltre a curare la mostra collettiva con artisti internazionali "Raccontare un luogo" alla Galleria Astuni a Bologna e la doppia personale alla GAM di Palermo con Gianni Pettena e Marc William Zanghi. È stato curatore per differenti istituzioni museali italiane e straniere tra cui Karst, Plymouth, UK; Museo RISO, Palermo; Musée d'art modern de Saint-Etienne Métropole, Francia. La sua pratica curatoriale di ricerca lo ha portato a dare vita a differenti cicli di mostre intesi come piattaforme di riflessione teorico e pratica, divenute successivamente saggi per libri e articoli. Tra questi sono da segnalare quello sull'idea di paesaggio contemporaneo, del viaggio all’epoca di Google Maps, sulla temporalità della scultura contemporanea, della
tradizione pittorica astratta dopo la diffusione degli schermi digitali, sulle interazioni tra la performance, il video e il sound design fino a quello sull'eredità del modernismo.

Per ulteriori informazioni: www.teatrostudiokrypton.it 

RC