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mercoledì 20 novembre 2019

"The Missing Link" di Michele Gabriele in mostra alla galleria Eduardo Secci

25-01-2019
Venerdì 25 gennaio 2019, alle ore 18.00, si inaugura la mostra personale di Michele Gabriele intitolata "The Missing Link. On every point of a sphere", con la direzione artistica di Luca Pozzi e della sua piattaforma itinerante Swan Station, alla Galleria Eduardo Secci, in Piazza Goldoni 2, a Firenze.

Michele Gabriele lavora nel tempo, con il tempo e per il tempo. La sua è una rivoluzione prospettica legata ad una anomala consequenzialità degli eventi, diversa dalla visione darwiniana che ci insegnano a scuola. Osservando il suo lavoro l'evoluzione non sembra procedere linearmente attraverso apprendimento e selezione naturale, il tempo non appare scandito da passato presente e futuro, ma esiste come sospeso in una sfera dove i riferimenti spaziali di alto e basso, destra e sinistra, svaniscono insieme a quelli di prima e dopo. Il titolo del progetto è allusivo infatti della caratteristica dominante della serie stessa: opere che a posteriori diventano la chiave per comprendere il cambiamento nella ricerca di un artista e dove l'intuizione iniziale spesso coincide con l'opera finale e viceversa. Opere che, appunto, ‘collegano’, che attraversano la sfera del tempo in modi del tutto sorprendenti. Penso per esempio all'ever green movie “The Planet of Apes”, dove un primate spedito nello spazio dal genere umano, influenzato dalla distorsione gravitazionale di un pantagruelico buco nero, viaggia in un futuro che assomiglia a un passato modificando un presente che non è mai esistito. Anche nel caso di “The Missing Link” l'anello mancante che accomuna le opere di questa serie è proprio la presenza di teste di uomini-scimmia. Formalmente ispirate allo stereotipo dell’estetica del reperto archeologico museale, le sculture sono realizzate utilizzando materiali che, pur mostrandosi per quello che sono, riescono a conservare una certa ambiguità temporale, alludendo sottilmente ai processi fantascientifici d'ibernazione criogenica e alle spedizioni di colonizzazione interplanetaria. Elementi che razionalmente non hanno scopo ingegneristico, ma che ricordandoci una tecnologia o una macchina, portano inesorabilmente lo spettatore ad assumere un atteggiamento di attesa. Come se il futuro fosse un materiale riconoscibile, già presente o addirittura passato e noi spettatori fossimo pronti a meravigliarci delle infinite possibilità che ci si apriranno presto davanti.

L'immaginario di Michele è dominato da una magmaticità primitiva, generi alimentari di prima sopravvivenza e materiali plastici, premonitori di un'immaginario apocalittico prodotto dell'antropocene e dal global warming. Penso al racconto “l'immortale” di Jorge Luis Borges, uno dei massimi geni dell'anacronismo e dell'iper-connettività in letteratura, dove si narra di un uomo che dall'antica Tebe, seguendo il fiume segreto che purifica dalla morte, giunge nella città degli immortali e scopre alti palazzi, labirinti simmetrici e scale assurde di Escheriana memoria: “ Questa città (dice) è così orribile che il suo solo esistere e perdurare, sia pure al centro di un deserto segreto, contamina il passato e il futuro e in qualche modo coinvolge gli astri”. Il viaggiatore lascia la città sconvolto e incontra una tribù di trogloditi, degli uomini-scimmia allo stato brado che passano le giornate rotolandosi nel fango. Familiarizza con uno di loro e lo soprannomina Argo. Lo osserva, tenta di insegnargli i rudimenti della parola: “Ma ogni sforzo fallì...immobile, lo sguardo inerte, sembrava non percepire i suoni che tentavo d'inculcargli”, finchè un giorno, sotto una pioggia scrosciante, Argo è in estasi e con la testa rivolta verso il cielo inizia a piangere...si volta verso l'uomo ed esclama in greco antico: “Argo, cane di Ulisse...Questo cane gettato nello sterco...Saranno passati mille e cento anni da quando io Omero inventai il linguaggio”. Lo sguardo degli uominiscimmia di Michele è quello di Omero che, consapevole della grandezza dell'universo regredisce a troglodita per diventare immortale.

Questa la qualità dominante del progetto “The Missing Link. On every point of a sphere”, la sua capacità di spostarsi avanti ed indietro nel tempo, congelandosi e riproponendosi, trasformandosi ciclicamente per posizionarsi in qualche modo nella cronologia della produzione dell’artista come uno snodo precipuo: antenate del lavoro attuale, ma contemporaneamente sua possibile evoluzione: la visione di un futuro anteriore, l’antecedenza di una immagine rispetto ad un futuro già scritto.

“Il pensiero originario che portò alla realizzazione di The Missing Link, fu la forte determinazione di creare un’opera che si ponesse all’interno della mia ricerca come se fosse centrale. Uno snodo. Che fosse un’opera emblematica di un cambiamento, di una trasformazione. Teste di quasi uomo e quasi scimmia. Progettai delle opere che sarebbero dovute stare “in mezzo”, ma lo feci, in un certo senso, troppo presto; all’inizio della mia produzione, quasi in anticipo. Questo paradosso mi ha obbligato a “congelarle” in attesa della situazione e del momento adatti per terminarle. Per alcuni anni ho poi lavorato a ritroso. Tanto da considerare alcune mie opere successive come progenitrici di queste, nella volontà di costruire il terreno adatto a poterle legittimare un giorno. Funzionali ad accogliere The Missing Link. Nel mio lavoro il tempo è un elemento importante, e in questa serie il tentativo fu quello di utilizzarlo come se fosse un materiale.’’ (Michele Gabriele)

"The Missing Link. On every point of a sphere" è in programma fino al 23 marzo 2019.
Orario: Lun - Sab / 10:00 - 13:30 & 14:30 - 19:00.

Per maggiori informazioni: www.eduardosecci.com