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lunedì 11 novembre 2019

"L'attesa" di Davide Balliano in mostra al Museo Novecento di Firenze

07-06-2019

Un duello dialettico tra gli artisti contemporanei e il patrimonio civico, che in questa occasione vede protagonista Davide Balliano con la mostra "L'attesa", in programma dal 7 giugno al 12 settembre 2019, curata in via eccezionale da Sergio Risaliti, direttore artistico del Museo Novecento di Firenze in piazza Santa Maria Novella.

L’esposizione nasce dal dialogo con la scultura Susanna di Arturo Martini (Treviso, 1889 – Milano, 1947) realizzata attorno al 1935 e si sviluppa attorno al tema dell’attesa. Nel suo sapore arcaico l’opera colpisce, secondo Balliano, nel profondo per le sue fattezze quasi primitive, ma allo stesso tempo accarezza l’animo con una dolcezza infinita, in perfetta sincronia con il suo nome: Susanna, Giglio, simbolo di purezza. Un significato che rinvia anche alla città di Firenze e al modernismo, ricorda Risaliti, che alla purezza del linguaggio figurativo ha sempre guardato per non farsi travolgere dalla realtà e dalla storia. Le opere che Davide Balliano schiera a duello con Arturo Martini sono un corpus di lavori ineditisette pitture e una sculturainsieme ad una serie di fotografie che testimoniano performance realizzate in passato.

In dialogo con la Susanna di Martini, l’artista espone una nuova scultura realizzata in acciaio specchiante, cava come un cilindro o un recipiente tagliato a metà. “L’acciaio riflette e ingloba con la specchiatura tutto quello che appare nello spazio” spiega Risaliti “E il contenitore – formalmente un’opera minimale e astratta – pur non potendo essere riempito da oggetti, cose, persone, si colma della realtà grazie alla riflessione del metallo. La scultura agisce anche come una pittura”. Tutta la ricerca di Balliano opera infatti sulla sottile linea di demarcazione tra scultura e pittura, affrontando temi esistenziali e attuali, come l’identità dell’uomo nell’età della tecnica e il suo rapporto con il sublime, attraverso un linguaggio austero e minimale costruito attorno a geometrie astratte in forte dialogo con l’architettura. “I riferimenti al Minimalismo e al vocabolario astratto ritornano anche nei dipinti, subendo una sorta di distorsione in direzione della realtà e dell’esistenza da cui Balliano non si vuole separare o distanziare tramite il ricorso ad una logica e un linguaggio freddo e asettico” aggiunge il Direttore.

Il giovane artista italiano che vive oramai da dodici a New York si è affermato in mostre internazionali grazie a un lavoro che spazia dalla performance alla fotografia, dalla scultura alla pittura: “le mie composizioni, sempre basate su una sobria assonanza di pochi elementi, spesso stratificati ma mai in prospettiva, ora sono animate da una vibrazione costante – spiega Davide Balliano – Un battito cardiaco, un movimento ripetitivo e rigenerante in cui ogni elemento è simile ma diverso. Come i minuti tutti uguali passati ad aspettare, a capire e pensare. La scultura si è invece raffreddata, perdendo il calore organico della ceramica. Ne è nato un oggetto freddo, monolitico, specchiante. Una forma concava, che sento come un’architettura contenente un silenzio centrale. Una ciminiera costruita per descrivere la colonna di vuoto che la sostiene. E questa forma contiene, raccoglie e in qualche maniera risponde, restituendo il nostro sguardo. Come una sfinge che risponde alle nostre domande con occhi fermi e imperscrutabili. Questo è il cuore pulsante della mostra, la tensione centrale su cui ogni elemento ruota. Questo pilastro di metallo gelido e neutrale è lo sguardo che fissa Susanna, la fonte delle risposte così tanto desiderate, la fine de L’Attesa. Gli elementi pittorici e la scultura sono il mio contributo nuovo a questa mostra, le legioni che porto al mio duello con Martini”.

Completano la mostra alcune fotografie che testimoniano tre azioni distinte parte di un unico progetto Giving my back to the night I heard you lying to a giant: una riflessione sul mistero dell’attesa del sonno. Un momento giornaliero in cui ci apprestiamo a rinunciare a tutto ciò che siamo, lasciando sciogliere il controllo del nostro corpo, il pensiero razionale e il principio che lega causa ed effetto, irrompendo nella follia che è dei sogni.

Per maggiori informazioni: www.museonovecento.it