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domenica 17 novembre 2019

"Symmetric Difference" e "Pastoral", le nuove mostre alla Galleria Eduardo Secci

13-09-2019
Venerdì 13 settembre 2019 alle ore 18.30 si terrà l'inaugurazione delle mostre "Symmetric Difference", dedicata alle nuove opere di Terry Haggerty, e "Pastoral", con i lavori dell’artista Theo Triantafyllidis, alla Galleria Eduardo Secci di Firenze in Piazza Carlo Goldoni, 2.

La mostra “Symmetric Difference” si focalizza su una nuova serie di dipinti sagomati, oggetti metallici in rilievo e un’opera a parete realizzata ad hoc che espande ulteriormente la visione inconfondibile di Haggerty attraverso semplici composizioni curvilinee. Dilatando i confini dell’arte astratta, Haggerty genera il suo caratteristico linguaggio visivo tramite l’esplorazione di forma e percezione per tradurre profili naturali, oggetti artificiali e formati ambigui in composizioni accattivanti fatte di linee che oscillano tra lo spazio piatto e quello dimensionale. Nel tempo, la pratica dell’artista si è evoluta dai semplici e ricorrenti schemi lineari per contornare tele sagomate e opere tridimensionali. Prendendo il linguaggio ridotto dell’astrazione associato al Formalismo come punto di partenza, Haggerty trae influenze che spaziano dal Minimalismo fino alla Pop e Op Art. I lavori di Haggerty paiono quasi impossibili all’occhio: asseriscono una presenza spaziale, ma al contempo distorcono le percezioni illusorie, provocando nuovi modi di interpretare la tridimensionalità. Lo spettatore è attratto dai suoi dipinti per la loro piattezza e per via della loro perfetta superficie tecnicamente consumata, ottenuta grazie all’applicazione di numerosi strati di vernice. Come risultato, la qualità materiale dell’oggetto pitturato ha un’apparenza misteriosa. Questi dipinti attivano lo spazio pittorico dinamico e la loro presenza artigianale, massimizzando l’impressione della tridimensionalità. Haggerty prolunga il piano dell’immagine oltre ciò che è visibile per definire sia l’uso del visibile sia lo spazio invisibile. Il focus della percezione si sposta gradualmente verso la qualità percettibile dei pannelli dipinti. Le sezioni di taglio servono come elementi sia positivi sia negativi, che definiscono le diverse strutture e conferiscono all’immagine un aspetto più dinamico e scultorio. Coerente con i suoi lavori precedenti, Haggerty continua a essere interessato in –e nella
creazione di– lavori che hanno due prospettive coincidenti, mentre forme morbide si piegano e attorcigliano per raffigurare due punti di vista contrastanti sullo stesso piano. Le composizioni sembrano quasi impossibili ai nostri occhi: nell’affermare la presenza spaziale, ma al contempo distorcendo le percezioni illusorie, questi oggetti propongono e provocano nuovi modi per sperimentare la tridimensionalità.

Terry Haggerty, nato a Londra, ha studiato presso la Cheltenham School of Art, in Gloucestershire. Le sue opere sono state ampiamente esibite in gallerie internazionali e musei, tra cui si ricordano le mostre personali presso il Norton Museum of Art, West Palm Beach, FL; al Museum of Modern Art di Fort Worth; e al Hammer Museum, Los Angeles. Ha ricevuto numerosi premi, tra cui il FOR-SITE Foundation Award (2009), il John Anson Kittredge Award (2003), e il NatWest Art Prize (1999). I suoi lavori su commissione includono i murales realizzati per l’AT&T Stadium di Dallas, al Munich Re di Londra, Roche Diagnostics a Indianapolis, così come anche collezioni aziendali e private in tutto il mondo.

Apertura 13 settembre. Chiusura 16 novembre
Orari: da lunedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.00.

“Pastoral” è la mostra personale di lavori dell’artista Theo Triantafyllidis, a cura di The Swan Station (Luca Pozzi). Sono passati 162 anni da quando Jean François Millet ha dipinto “L’Angelus” e “Le Spigolatrici”, 169 dalla realizzazione de “Le Semeur”, eppure, Theo Triantafyllidis, in occasione di questa nuova mostra, ha deciso di abbattere il passare del tempo traendo ispirazione dalla rappresentazione idilliaca della natura, che lui converte nel mondo parallelo dell’online gaming e delle esperienze coinvolgenti in realtà aumentata. Estende la percezione classica dello spazio e del tempo, sovrapponendo, con ironia e consapevolezza romantica, il labirinto della mitologia greca all’Internet delle cose (IoT). Accede al tessuto connettivo primordiale che lega “l’uomo” ai ritmi brutali della semina e della raccolta, per poi teletrasportare lo spettatore (come un giocatore) in uno scenario soggettivo di fuga apparentemente senza senso. La fantasia dello stile di vita pastorale è stata per lungo tempo una suadente via d’uscita dalla tecnologia e dalla vita urbana. Questa fantasia trova nuove forme in giochi come Farming Simulator, in cui il giocatore deve adattarsi ai ritmi più blandi delle stagioni, oppure Witcher 3, dove lunghe cavalcate in ambienti vasti e affascinanti sono bruscamente interrotte da incontri mostruosi. In Pastoral, 2019 (video game), Triantafyllidis costruisce uno scenario in espansione virtuale ibrido: un campo di fieno baciato dal sole. Il giocatore interpreta un orco muscoloso, Ork, che si muove in mezzo al campo e si trova a fronteggiare un antagonista che segue incessantemente ogni sua movenza come una versione contemporanea di un antico Minotauro. La sensazione è che il protagonista si senta stranamente fuori posto, quasi come se meditasse, o si godesse una piccola pausa prima di affrontare un’altra battaglia. Tramite l’uso di un classico joystick, il giocatore può esplorare l’ambiente circosante e i suoi scenari idilliaci, accompagnato dalle note melodiche di un liuto. Un anti-gioco, che nega a chi gioca di compiere movimenti improvvisi o interazioni, ma che, invece, offre la possibilità di contemplare la quiete bucolica. Tuttavia, permane una sensazione sottesa di violenza, forse integrata nel medium stesso del videogioco.
In Self Portrait (Reclining Ork), 2019, un arazzo tessuto da uno screenshot dello stesso personaggio raffigura l’orco, che fissa lo spettatore in maniera civettuola. Colto in un attimo di riflessione, l’artista è intimidatorio e sensibile allo stesso tempo. L’avatar, di genere ambiguo, è stato già la manifestazione virtuale di Theo in una sua serie di lavori precedenti intitolata “Role Play”; una performance lunga un anno in Realtà Virtuale, in cui l’artista, in veste di orco, produce una serie di sculture e dipinti aumentati. Il personaggio dell’orco esce ora dallo studio dell’artista, libero per un attimo dall’onere del lavoro; un essere idealizzato che coesiste con la natura, libero da ogni conflitto, e che rappresenta attraverso l’arazzo una delle possibili prove della sua materializzazione analoga. Una materializzazione che prosegue attraverso un’installazione ad hoc, che include una sabbiera di fieno fisica e un tramonto simulato, così da consentire un’esperienza sinestetica e multi-livello dell’opera. Lo stesso approccio è implementato da Triantafyllidis occupando una fantasia personale, come Marie Antoinette, interpretando il ruolo di servetta procace nel suo rifugio rustico, il Queen’s Hamlet, aprendolo e condividendolo con un pubblico sia reale sia virtuale. Theo decide pertanto di rendere il suo avatar personale –e nel quale si ritrova in modo viscerale– disponibile al pubblico, offrendo la possiblità di scaricare gratuitamente il gioco stesso. Un gesto che non è preso alla leggera. L’artista mantiene controllo sui comportamenti dell’avatar, programmandone la libertà e i confini delle interazioni a disposizione del giocatore. Un gioco di seduzione ridondante, che si sviluppa su diversi livelli, tra avatar-giocatore e tra giocatore-game designer. 

Theo Triantafyllidis (nato il ad Atene, 1988) è un artista che crea spazi virtuali e le interfacce tramite cui esse possono essere occupate dal corpo umano. Disegna mondi in espansione e sistemi complessi, dove il virtuale e il fisico si mischiano in maniera misteriosa, assurda e poetica. Questi si manifestano spesso come performance, esperienze virtuali e di realtà aumentata, giochi e installazioni interattive. Sfrutta interazioni maldestre e concetti di fisica precari per invitare il pubblico a incarnare, interagire con e sfidare queste diverse realtà. Attraverso la lente della Monster Theory, l’artista svolge la sua ricerca su temi quali l’isolamento, la sessualità e la violenza, analizzandone i loro significati viscerali estremi. Offre umorismo computazionale e improvvisazione tramite IA come risposta all’agenda dell’industria tecnologica. Tenta così di ridare qualcosa alle comunità dell’online e del gaming, che considera sia l’ispirazione sia il contesto del suo lavoro, poiché rimane un partecipe e un contributore attivo. Ha ottenuto un MFA presso UCLA, Design Media Arts e un Diploma di Architettura presso la National Technical University di Atene. Ha esibito i suoi lavori in musei, tra cui l’Hammer Museum di Los Angeles e l’NRW Forum di Düsseldorf, in Germania, così come in molte gallerie, tra cui la Meredith Rosen Gallery, la Breeder Sargent’s Daughters e la Young Projects. Ha fatto parte di Hyper Pavillion durante la Biennale di Venezia nel 2017 e la Biennale di Atene nel 2018: ANTI-. Theo Triantafyllidis vive e lavora a Los Angeles. 

The Swan Station è una piattaforma di curatore interdisciplinare ideata da Luca Pozzi per promuovere l’emergere di un’esperienza quantistica della realtà attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea. Un contenitore connettivo privo di coordinate geografiche prestabilite, caratterizzato da una particolare predisposizione per processi apparentemente intuitivi, come ad esempio intrecci, distorsioni temporali e multidimensionalità

Apertura 13 settembre. Chiusura 16 novembre
Orari: da lunedì a sabato dalle ore 10.00 alle 13.30 e dalle 14.30 alle 19.00.

Per ulteriori informazioni: www.eduardosecci.com

JB