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sabato 24 ottobre 2020

Mostra dedicata a Fabio Mauri per il ciclo espositivo "Solo" al Museo Novecento di Firenze

24-01-2020
Dal 24 gennaio al 30 aprile 2020 al Museo Novecento di Firenze è in programma un nuovo appuntamento del ciclo "Solo" dedicato ai grandi artisti del ventesimo e ventunesimo secolo. È Fabio Mauri (Roma 1926 – 2009) il protagonista del quinto appuntamento di Solo, il ciclo espositivo ospitato nelle sale al secondo piano del Museo Novecento. La mostra è dedicata a uno straordinario esponente delle neoavanguardie del secondo Novecento che ha indagato a lungo i percorsi delle ideologie e le loro ripercussioni nella società. Dagli esordi negli anni Cinquanta, attorno ai giovani artisti di Piazza del Popolo a Roma, sino agli inizi degli anni Duemila, Mauri è stato protagonista delle avanguardie artistiche internazionali con una continua sperimentazione. La sua ricerca, in cui esperienze personali e fenomeni di portata collettiva s’interconnettono, è contraddistinta dalla multidipliscinarietà e combina il disegno e la pittura con la progettazione di performance e installazioni.
L’analisi del Potere e della sua estetica ha portato Mauri a interrogarsi sul ruolo del “male” nella storia dell’umanità, sui meccanismi della violenza e dell’omologazione – attraverso un linguaggio di segni e comportamenti che hanno come obiettivo il controllo e l’eliminazione dell’altro –, mettendo a nudo le dinamiche oppressive e discriminanti e l’esaltazione di valori identitari e superomistici. Le sue opere, concepite nel recente passato, mantengono intatta la loro attualità.

L’esposizione al Museo Novecento si apre con uno dei celebri Schermi (della fine degli anni Cinquanta), opere caratterizzate dall’impiego di superfici bianche atte a proiettare e restituire immagini e frasi, in cui Mauri rielabora il concetto di disegno come forma intimamente legata alla scrittura e al monocromo.I “disegni” di Mauri si presentano negli anni anche sotto forma di collage e installazioni, come nel caso del Comò-disegno (1990), composto da più oggetti di epoche diverse. Il percorso espositivo comprende la serie pressoché inedita dell’Apocalisse (degli anni Ottanta) e i Dramophone, in cui l’immagine del disco come “mondo già inciso” richiama il tema della predestinazione del destino.La riflessione sul linguaggio come strumento volto a ridefinire lo spazio ritorna nella linea di orizzonte creata dagli scatti di Linguaggio è guerra (1974), immagini tratte da riviste illustrate che invitano a soffermarsi sul valore del linguaggio come arma.

Per ulteriori informazioni:
http://www.museonovecento.it/mostre/solo-fabio-mauri/