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giovedì 15 gennaio 2026

"Pasolini. Perché?", il progetto-spettacolo dei Chille de la balanza torna in scena a San Salvi

14-01-2026
"Siamo tutti in pericolo": questo l'ultimo avvertimento lasciato da Pier Paolo Pasolini a Furio Colombo poche ore prima di essere massacrato. Un presagio, ma anche una sfida etica e politica. A cinquant'anni da quell'assassinio ancora oscuro, i Chille de la balanza ripartono da lì, da quella verità inascoltata, per dare vita a "PASOLINI. Perché?", scritto da Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, con la regia di Ascoli. Lo spettacolo – dopo un lungo susseguirsi di tutto esaurito a Roma, Napoli, Rovigo… - ritorna a Firenze, per la precisione a casa Chille a San Salvi – per le ultime repliche da mercoledì 14 a venerdì 16 gennaio 2026. Qui aveva debuttato proprio nella notte del 1° novembre nel 50.mo dall'assassinio del Poeta.

Sullo spettacolo Matteo Brighenti ha scritto: "Pier Paolo Pasolini, il corpo poetico restituito dai corpi interroganti dei Chille de la balanza sulla scena devastata dell'oggi: la guerra, infamia e ingiuria della violenza contro vite inermi, indifese. A Gaza, e ovunque nel mondo, in luoghi che nemmeno ricordiamo, in città a cui non riconosciamo nemmeno la dignità di un nome. Vite spezzate, vite bambine e di bambini, distese di bambini coperti di sudari bianchi, come bianca è la pagina su cui il Poeta sempre ha scritto e per cui è morto, come bianco è lo schermo su cui l'Intelligenza Artificiale adesso risponde, e in "PASOLINI. Perché?" rimescola il suo pensiero con parole già dette da dire ora, e ridire domani, e ancora domani. La poesia come ultimo, estremo rifugio di umanità, di salvezza e di testimonianza della luce contro il buio, della voce libera contro l'urlo cattivo del potere, di ogni potere che afferma la morte sulla vita dell'Altro - il diverso da me, il diverso da noi. Ci vuole coraggio a prendere la parola – i Chille ne hanno e ne hanno sempre avuto – ma ancora più coraggio ci vuole da parte nostra per sostenere l'ascolto di parole che arrivano da lontano e guardano altrettanto lontano, fino in fondo, al fondo della messa in crisi della nostra stessa sicurezza, della nostra stessa estraneità. Siamo scoperti, siamo nudi, davanti a 'PASOLINI. Perché?' Possiamo ancora tornare umani? Sì, se riconosciamo il colpevole che è anche in noi".

Tanti spettatori, emozionati ed entusiasti, hanno inviato decine di mail-whatsapp per manifestare la loro gratitudine. Ecco alcuni commenti: "Stasera ho pianto lacrime di storia. Ho pianto la disumanità dei nostri tempi, l'assenza di memoria. Ho pianto il mio qualunquismo, la filosofia del piccolo, l'opzione del gretto". E ancora: "Da questo spettacolo cercavo una risposta o uno stimolo. Ho trovato un'esortazione a non farsi anestetizzare, assopire". Oppure: "Perfino quel profondo silenzio che parlava, urlava e piangeva in una lingua universale…'Perché?' Forse siamo una minoranza a porci alcune domande, a guardare e vedere con gli occhi del cuore, a sentire l'altro come noi. Ma, insieme non siamo soli".

In questa produzione, i Chille prevedono due formazioni che si alternano nelle diverse repliche. Così, in scena, ad Ascoli e Abbondanza - oltre a Rosario Terrone, storico attore dei Chille - si affiancheranno due coppie di giovani attori: nelle ultime repliche fiorentine Martina Capaccioli e Matteo Nigi. Lo spettacolo ha le musiche originali di Alessio Rinaldi, i suoni di Francesco Lascialfari, le luci di Sandro Pulizzotto, i materiali video di Marco Triarico e l'aiuto regia di Gloria Trinci.

"PASOLINI. Perché?" non è una commemorazione. Non una biografia. Ma un atto teatrale urgente, nato in un mondo ipnotizzato e anestetizzato. Pasolini non viene celebrato: viene evocato come testimone che scende all'inferno per raccontare. Contraddittorio, impuro, sempre tragicamente lucido. I suoi occhi – scriveva – hanno visto "più cose". E quelle cose parlano ancora a tutti noi.

Siamo diventati complici di un sistema che ci educa a possedere e distruggere, omologati dalla pedagogia del consumo, della televisione, del consenso. Anche chi si oppone lo fa con il linguaggio del potere. Il teatro dei Chille non si gira dall'altra parte: costruisce un rito civile che ci ricorda che il fascismo non è un passato, ma un presente mimetico.

È in questo paesaggio, disperato e necessario, che si innestano le quattro lettere-monologhi-azioni di oggi, scritte nel segno di Pasolini grazie all'intelligenza artificiale - C'è un nuovo problema nel mondo: si chiama colore, lettera ai giovani del pianeta, lettera ai potenti della terra, gaza. Con mio figlio tra le braccia - che i Chille qui presentano: dal "nuovo problema" del colore – non quello dei limoni, ma della pelle, del passaporto, del sospetto – alla voce dei giovani che rifiutano il silenzio imposto. Dalle accuse lanciate ai potenti della Terra, alla tragedia di Gaza, che si apre con una montagna di fagottini bianchi e si chiude con il corpo-voce di una madre che stringe il figlio morto tra le braccia.

Ed è proprio qui che si innesta il cuore poetico del progetto, i versi de Le ceneri di Gramsci, che svelano la contraddizione come destino e come verità: "Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere con te e contro te." - "Potrò mai più con pura passione operare, se so che la nostra storia è finita?". "PASOLINI. Perché?" è un grido che non vuole rassicurare. È una ferita che non vuole rimarginarsi. È memoria e futuro. Un teatro che sceglie di stare dalla parte dei testimoni, non dei maestri. E la domanda resta sospesa: Perché?.

Per maggiori informazioni: https://chille.it 

Foto: Ivan Margheri