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venerdì 16 gennaio 2026

"La principessa di Lampedusa", Sonia Bergamasco al Teatro della Pergola di Firenze

20-01-2026
Al Teatro della Pergola di Firenze, il 20 e 21 gennaio 2026, Sonia Bergamasco, con la ricchezza espressiva di cui è dotata, restituisce la modernità e il coraggio della madre di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, l’autore de Il Gattopardo, con "La principessa di Lampedusa" di Ruggero Cappuccio.

Donna risoluta e complessa, si erge tra le macerie di una Palermo ferita dai bombardamenti del maggio del '43. Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, in prima persona, trova le parole per raccontare le passioni, i fallimenti e le follie che hanno mosso un'intera generazione, mentre il presente si sgretola e la guerra imperversa.

Una figura bella, colta e straordinaria pianista, disinvolta nell'uso di tre lingue straniere. La sua coscienza rimane intatta anche dopo il suo trapasso, e i fantasmi della sua esistenza ritornano a materializzarsi intorno a lei con incarnazioni sensualissime, comicità disarmante e infinite sfumature: una trama musicale in cui la voce della protagonista e le voci di coloro che ha amato, detestato, compreso e rifiutato, si intrecciano e si inseguono, prendendo corpo e spazio.

La scrittura di Ruggero Cappuccio è una partitura di sentimenti infuocati e slanci oltre la materia, interpretata da Sonia Bergamasco con la ricchezza espressiva di cui è dotata, dando vita a un concerto di sentimenti in cui esplode il vitalismo di un’anima che mira dritto al sublime.

Dopo la morte, agli esseri umani vengono sottratte tutte le facoltà, tranne una: la possibilità di sognare. È Beatrice di Lampedusa a scoprirlo. La principessa, bella, coltissima, straordinaria pianista, disinvolta nell’uso di tre lingue straniere, si trova di fronte a un’abbagliante rivelazione: il suo trapasso è avvenuto, ma la coscienza è intatta. La sua vita terrena la assedia come un impetuoso flusso onirico. Il profumo di rosmarino, la sensazione tattile della seta, l’odore delle rose e dei cavalli, il sapore dei dolci, la freschezza dell’acqua, la percezione di musiche ubiquitarie, di paesaggi desertici invasi dal sole, la circondano con struggente potenza. Il luogo in cui si trova assume ora la forma di una realtà materica, ora l’astrattezza di una dimensione spirituale. I fantasmi della sua esistenza tornano a materializzarsi intorno a lei con incarnazioni sensualissime, con disarmante comicità, con mille trame di vite corporee dense di eros, di segreti, di nostalgie, di affilatissimi desideri.

Suo figlio Giuseppe, autore del Gattopardo, le sue sorelle Giulia, Teresa, Maria e Lina, suo marito, le cameriere, i campieri, la giovane amica Eugenia, attraversano il luogo di confine in cui la principessa lotta tra il ricatto di una vita fisica che ancora la adesca e l’aspirazione a uno stato di pura contemplazione. Beatrice considera il senso della sua vita e quello universale della vita in sé con lo sguardo di chi ha varcato la linea della morte. La forza della natura siciliana, la seduzione di oscure energie elleniche, gli dèi, il sangue, le guerre e l’anelito alla bellezza, sono il campo magnetico in cui la principessa, ancora attratta dal fascino dei corpi, apre un duello per raggiungere la liberazione.

Note di Regia: "L’occasione di orchestrare una partitura per fantasmi attraverso un corpo solo e una sola voce me la offre Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò: donna forte, indipendente, principessa in una famiglia complessa, ferita e geniale. Beatrice viene chiamata a parlare in prima persona da Ruggero Cappuccio, con cui ho collaborato pochi anni fa per dare corpo a un’altra figura di donna indimenticabile, la Cassandra del mito. Ruggero Cappuccio – che a Beatrice ha già dedicato il libro La principessa di Lampedusa – mi consegna ora la trama di un sogno, da mettere in scena come interprete e come regista. Una trama musicale, in cui la voce della protagonista, e le tante voci di chi lei ha amato, detestato, compreso e rifiutato si intrecciano e si inseguono, prendono forma e spazio. Un teatro delle emozioni e del pensiero. La solitudine essenziale di una donna che, in un presente senza tempo, prende finalmente il suo tempo per raccontarsi e raccontare la storia. Ho immaginato una scena luminosa e raccolta, in cui le tracce di una vita, le parole non dette, il desiderio di sentirsi ancora parte, e la certezza di esserne ormai definitivamente fuori, sono al centro del gioco. La principessa di Lampedusa mi consente di mettere alla prova ancora una volta la forma monologo e di verificare quanto spazio ci sia per dare ospitalità sulla scena a presenze e visioni, forte di una lingua e di una storia che parla al presente." Sonia Bergamasco

Per maggiori informazioni: www.teatrodellatoscana.it 

Foto: Salvatore Pastore