
Come ogni anno, il
27 gennaio, negli spazi di
San Salvi a Firenze, la compagnia
Chille de la balanza propone un
appuntamento per il Giorno della Memoria che rifiuta la retorica e sceglie una strada più esigente: quella della lucidità, della parola responsabile, dello sguardo che non si volta dall'altra parte. L'evento, a
ingresso gratuito, si intitola "
A occhi aperti", titolo che dà nome anche al percorso teatrale 2026 dei Chille. Un'espressione che si lega profondamente al pensiero del filosofo
Étienne Balibar e alla scrittura di
Ingeborg Bachmann, entrambe attraversate dall'urgenza di
non chiudere gli occhi di fronte alla violenza della storia e del presente.
Nel suo recente libro La filosofia di fronte al genocidio, Balibar afferma che il genocidio è qualcosa di cui "si deve (e non si può) tacere". Il male estremo sembra togliere le parole, ma proprio per questo non consente il silenzio. Parlare non significa spiegare o giustificare, perché ciò che è stato distrutto non può essere risarcito; significa piuttosto resistere, cercare parole consapevoli dei propri limiti, capaci di restare vigili.
Riflettendo sul presente, Balibar affronta anche il nome Gaza, definendolo un evento di portata mondiale. Pensare Gaza, avverte, non è la stessa cosa che viverla sotto le bombe: la distanza impone responsabilità e cautela. Ciò che rende questa tragedia "unica" non è solo la sua violenza, ma anche la strumentalizzazione della memoria della Shoah, talvolta usata per giustificare ciò che accade oggi. Distinguere non significa confondere: al contrario, è proprio per non svuotare la Shoah del suo significato storico e morale che occorre vigilare sugli usi della memoria.
Balibar, da ebreo il cui nonno fu deportato dal regime di Vichy e morto ad Auschwitz, introduce inoltre una distinzione importante tra ebraicità simbolica e giudaismo religioso o comunitario. Il "nome ebreo" vive anche nelle mobilitazioni di ebrei che, nel mondo, si oppongono al colonialismo israeliano e riconoscono la soggettività politica palestinese, che il genocidio non è riuscito a cancellare! La resistenza palestinese non è solo armata: si esprime soprattutto nella lotta quotidiana per la terra, la vita, la cultura.
Accanto alla riflessione filosofica, la serata propone letture di poesie e testi di Ingeborg Bachmann a cura degli attori dei Chille. Per la Bachmann vivere e scrivere significano assumere una responsabilità etica. "A occhi aperti" non è uno slogan, ma un atteggiamento: vedere senza illusioni, rifiutare le consolazioni facili, non accettare verità imposte.
"A occhi aperti" significa vigilanza morale: guardare la realtà storica, politica e personale per ciò che è, anche quando è dolorosa. Significa vivere il teatro, la poesia, il racconto non come fuga dal mondo, ma come atto di conoscenza, capace di illuminare ciò che viene nascosto. È questo l'impegno che i Chille de la balanza rinnovano a San Salvi, il 27 gennaio, fare della memoria un atto vivo, necessario, profondamente umano. Nell'occasione, Ascoli e Abbondanza propongono anche una loro creazione poetica:
"Oggi ricordiamo. Con una candela pulita, una corona ordinata, le parole giuste per non disturbare. / Diciamo Shoah come si dice mai più, senza tremare. / La memoria è diventata educata, un rito civile, un giorno segnato in agenda. / Ma la storia non sta ferma. Urla. / E oggi urla da Gaza, sotto macerie numerate, inermi, senza nomi che arrivino fino a noi. / Qui nasce la confusione voluta: si scambia un popolo con uno Stato, una fede con un esercito, una lingua antica con il rumore dei droni".Il Giorno della Memoria, a San Salvi, diventa così uno spazio di attenzione e responsabilità, non il giorno delle risposte rassicuranti, ma quello delle domande necessarie. A occhi aperti: vivere, pensare e creare nella massima lucidità possibile, senza anestesie. È questo l'impegno che Chille de la balanza rinnovano, ancora una volta, il 27 gennaio.
L'ingresso è gratuito, con prenotazione vivamente consigliata: tel/whatsapp 3356270739 o mail a
info@chille.it Per maggiori informazioni:
https://chille.it