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giovedì 05 febbraio 2026

Black History Month Florence: mostre di Demby, Hart e Dedeaux-Norris al MAD Murate Art District

12-02-2026

Dal 12 febbraio al 12 aprile 2026, in occasione dell’undicesima edizione di Black History Month Florence, MAD – Murate Art District di Firenze presenta un articolato programma espositivo concepito come una costellazione di mostre e interventi d’archivio, realizzato in collaborazione con l’American Academy in Rome. Il progetto mette in relazione le ricerche di artisti attualmente Rome Prize Fellows con i materiali d’archivio dello scrittore William Demby, che risiedette all’Accademia negli anni Cinquanta, attivando un dialogo che attraversa geografie, genealogie e stratificazioni temporali differenti. Roma e Firenze emergono come poli interconnessi da interrogativi condivisi intorno a memoria, confinamento e trasformazione, all’interno dei quali la produzione culturale si configura come un processo relazionale, situato e stratificato. Nel quadro tematico Common Time, le mostre delineano uno spazio critico in cui il comune e l’ordinario operano come forze capaci di interrompere, deviare e riconfigurare temporalità storiche consolidate. Attraverso tre progetti espositivi distinti, dimensione intima e storia pubblica si rifrangono reciprocamente, offrendo strumenti di lettura per un’indagine del sé che si articola simultaneamente sul piano individuale e collettivo.

Mostre in programma

"William Demby. The Angel in the Death Cell" è una mostra di ricerca stratificata sviluppata a partire dalla residenza di Black Archive Alliance al MAD Murate Art District. Il progetto è dedicato all’archivio dell’opera teatrale The Angel in the Death Cell di William Demby, pubblicata originariamente nel 1963 sulla rivista romana The New Morality. Prodotta per la prima volta presso MAD nel maggio 2025, in collaborazione con James Demby, figlio dell’autore, la ricerca indaga l’archivio come entità viva e in continuo movimento. Manoscritti e appunti di produzione provenienti dal Demby Archive, conservato nei pressi di Firenze, dialogano con ricerche sulla criminalizzazione e sulla dimensione carceraria, collocando l’opera all’interno di una genealogia più ampia di incarcerazione, resistenza e immaginazione radicale. La documentazione della performance, realizzata da Bradly Dever Treadaway, insieme all’adattamento filmico di Kevin Jerome Everson girato nel Carcere Duro di MAD, è presentata accanto a costumi, oggetti di scena e fotografie di backstage. L’insieme attiva la persistente attualità dell’eredità di Demby, intesa come spazio aperto di interrogazione critica e pratica contemporanea.

"Triplet Consciousness" di Heather Hart trasforma la galleria in un ambiente attraversabile, un contenitore traslucido di passaggi velati. Rampe e impalcature avvolgono e riconfigurano la colonnata dello spazio, aprendo a gesti ludici e a forme personali di orientamento, movimento ed esistenza. L’installazione invita il pubblico a entrare e a esplorare l’architettura come luogo di costruzione, percezione autonoma e relazione. Il rivestimento esterno dell’opera, composto da tessuti semitrasparenti e collage surreali, evoca la figura di Hermes o Mercurio, emblema di transito, viaggio e mediazione. L’intervento ribalta le nozioni di interno ed esterno, coinvolgendo lo spettatore come parte attiva dell’ambiente e restituendo uno spazio al contempo familiare e radicalmente rinnovato. L’ambiente ideato da Hart si configura come una scena per il movimento, la pausa e il riposizionamento percettivo del soggetto. Le coreografie che ne derivano sono determinate dall’interazione e dalla partecipazione, definendo ritmi e andature che mettono in primo piano il modo in cui le strutture, sociali e materiali, vengono continuamente assemblate, messe alla prova e ricostruite. Heather Hart è Nancy B. Negley Rome Prize Fellow presso l’American Academy in Rome.

"Black Body, Ancient City" di T.J. Dedeaux-Norris propone una nuova serie di oltre cento opere di natura collage che funzionano come una poesia visiva, fondendo il corpo con gli elementi strutturali dell’architettura dell’impero. Realizzati durante la fase iniziale della sua residenza, i lavori sono installati in una griglia irregolare che resiste a una lettura lineare, riformulando la costruzione dell’identità come forma generata attraverso lutto, ritualità, visibilità e presenza, ma anche modellata dallo spazio pubblico, dalla monumentalità e dalle condizioni del corpo Black in contesti civici contesi. La disposizione frammentata destabilizza le aspettative di ritmo e cronologia, aprendo a temporalità simultanee e sovrapposte. Tra i disegni basati su trasferimenti fotografici, un intervento pittorico murale raffigurante una recinzione a maglia metallica allude a confini e recinti — rendendo visibili le soglie che regolano accesso, movimento e cura. Una postazione di ascolto accompagna la mostra, creando una zona di decompressione che invita il pubblico a sostare con The Emergence Room, il podcast dell’artista registrato nel suo studio all’Academy. Attraverso questo livello sonoro, l’installazione si estende alla conversazione, al processo e al lavoro intimo di auto-costruzione.

Per maggiori informazioni: https://www.murateartdistrict.it