"Le Dieu du carnage" di Yasmina Reza, in scena al teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze il 12 e 13 febbraio 2026, diretto e interpretato da Antonio Zavatteri, è un testo che ritrae un interno borghese parigino dove “regna un’atmosfera compunta cordiale e tollerante” che ben presto si esaspera virando su toni crudi e feroci. La dinamica è quella di una doppia coppia di genitori che hanno appena fatto conoscenza e si incontrano per cercare di risolvere – da persone adulte e civili quali essi ritengono di essere – una questione che inizialmente pensano di minimizzare: una lite scoppiata ai giardinetti tra i rispettivi figli di undici anni. Ma, a poco a poco, le maschere di benevolenza, tolleranza, buona creanza, correttezza politica, apertura mentale e dirittura morale si sgretolano. E sotto quelle maschere appare il ghigno del nume efferato e oscuro che ci governa sin dalla notte dei tempi: il dio del massacro, appunto.
La presente edizione porta la firma di Antonio Zavatteri, regista/attore che sa lavorare sulla commedia come pochi (ricordiamo il suo felice allestimento di Le prénom. Cena tra amici di Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière che, nell’edizione italiana a cura di Fausto Paravidino, gira nei teatri italiani dal 2015). In scena un quartetto di attrici e attori raffinato e affiatato, proveniente dalla Scuola di Genova: Francesca Agostini, Andrea Di Casa, Alessia Giuliani e lo stesso Antonio Zavatteri. Scena candida e disegno luci di Nicolas Bovey (noto per aver conquistato, nel corso delle stagioni i più importanti premi teatrali); costumi minimalisti firmati da Anna Missaglia, che alterna lavori tra prosa e lirica, anche a livello internazionale.
Le Dieu du Carnage (2006) ha vinto i più importanti premi internazionali (Prix Molière e Tony Award) e sbancato i botteghini di tutto il mondo, a partire da Parigi, Londra e New York. L’autrice ha una sapienza unica nel cogliere e ritrarre gli squarci dei veli che ricoprono la barbarie delle creature umane. In scena due coppie di genitori di due ragazzi che non compaiono mai in scena, Bruno Houllié e Ferdinand Reille: Ferdinand ha colpito in faccia, con un bastone, Bruno.
I genitori di Bruno sono Véronique (grande appassionata d'arte e fotografia, momentaneamente occupata sulla scrittura su un libro circa le problematiche del Darfur) e Michel Houllié (grossista di articoli casalinghi con una madre molto malata), mentre quelli di Ferdinand sono Annette (una consulente patrimoniale) e Alain Reille (avvocato, sempre al telefono, impegnato a difendere una casa farmaceutica che ha rilasciato un farmaco dagli effetti collaterali nocivi). Purtroppo, le buone intenzioni iniziali finiscono presto dimenticate lasciando spazio a diverbi che esplodono in alterchi verbali e liti sia tra le due famiglie, che tra mogli e mariti.
A quasi 20 anni dalla sua prima apparizione, la commedia mantiene intatta la sua forza caustica che divampa e non finisce di divertire, di inquietare, di irritare, adottando un linguaggio semplice e feroce che scopre i nervi seguendo un ritmo sospeso tra la satira violenta e un’empatica commiserazione per i suoi protagonisti.
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www.teatrodellatoscana.it Foto: Federico Pitto