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venerdì 20 marzo 2026

Orchestra della Toscana: Emmanuel Tjeknavorian e Jeremias Fliedl al Teatro Verdi di Firenze

19-03-2026

Giovedì 19 marzo 2026, alle ore 21.00, ORT - Orchestra della Toscana propone al Teatro Verdi di Firenze un programma che accosta intensità nordica, lirismo classico e brillantezza beethoveniana. Sul podio Emmanuel Tjeknavorian, austriaco, classe 1995, nato come violinista e ormai affermato anche nella direzione, oggi Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano: gesto energico, visione chiara, sensibilità narrativa. 

C’è un modo di dirigere che non punta a “spiegare” la musica, ma a respirare come una narrazione, con un senso del tempo che nasce dal gesto e dall’ascolto reciproco. Emmanuel Tjeknavorian appartiene a questa famiglia. Quando arrivò all’Orchestra della Toscana poco più di due anni fa era ancora, per molti, “il violinista che dirige”; oggi è una presenza riconoscibile e attesa, anche perché nel frattempo la sua traiettoria si è fatta più netta: Direttore Musicale dell’Orchestra Sinfonica di Milano dal settembre 2024 e Premio Abbiati come direttore dell’anno, Tjeknavorian ha consolidato una leadership fatta di energia e chiarezza, senza perdere la curiosità di chi viene dal suono “in prima persona”. 

Il programma che propone con l’ORT è intensità rarefatta del Nord, la grazia strutturata del classicismo, la gioia nervosa di un Beethoven che – tra la Terza e la Quinta – sceglie la strada della luce

È un itinerario che sembra cucito sulla sua identità: viennese per formazione e cultura, ma capace di spingersi verso climi emotivi diversi, fino a quelle “zone d’ombra” che nella musica non sono mai semplicemente buio, ma materia viva.

Si comincia con un frammento che è quasi un respiro trattenuto: Morte di Mélisande dalla suite che Sibelius ricavò dalle musiche di scena per il Pelléas et Mélisande di Maeterlinck. In pochi minuti Sibelius distilla un teatro fatto di allusioni: non descrive, suggerisce; non illustra, evoca. Il suono si fa intimo, come scritto “in punta di penna”, eppure basta un attimo perché l’orchestra si accenda in un canto disperato e fiero, subito riassorbito in una malinconia che si spegne lentamente nel silenzio. È musica che parla per atmosfere: più vicina al chiaroscuro di un paesaggio interiore che a un racconto a scene. 

Al centro, il cuore classico della serata: il Concerto n. 2 per violoncello e orchestra di Haydn, pagina esemplare per equilibrio e intelligenza. Haydn ha il dono raro di far sembrare naturale ciò che è accuratamente costruito: il dialogo tra solista e orchestra è limpido, ma non banale; il virtuosismo non è mai un’esibizione, piuttosto un modo per far deviare e rifiorire il discorso musicale. Scritto per Anton Kraft, primo violoncello degli Esterházy, il concerto ha la nobiltà di un’architettura classica e la leggerezza di chi sa sorridere senza perdere profondità. 

Qui entra in scena Jeremias Fliedl, tra i violoncellisti più talentuosi della sua generazione: precisione tecnica, ricerca timbrica e un fraseggio che punta alla qualità del suono prima ancora che all’effetto. È un musicista che vive la scena internazionale (dai festival alle grandi sale) senza rinunciare alla musica da camera e alle collaborazioni “tra pari”, terreno ideale per affinare ascolto e immaginazione. Nato nel 1999, è anche il primo violoncellista austriaco premiato al Concorso Regina Elisabetta; suona uno Stradivari del 1693 affidatogli in prestito: non un dettaglio di lusso, ma un indizio di come, in questo repertorio, il colore conti quanto la linea. 

In chiusura, la Sinfonia n. 4 di Beethoven: una partitura tra due colossi, ma che in realtà vive di una personalità tutta sua. L’attacco lento non prepara soltanto l’Allegro: lo mette a fuoco, lo fa nascere da un’“indefinizione” calcolata, come se la musica cercasse la propria forma davanti a noi. Poi arriva la danza: impulsi ritmici che governano l’intero edificio, scherzi di accento, energia che si rigenera di continuo. È un Beethoven meno tragico, ma non meno profondo: la profondità sta nella vitalità, in quell’umorismo capace di trasformare piccole tempeste in pura elettricità. 

Con Tjeknavorian questo programma diventa anche una dichiarazione al teatro simbolista e la forma classica, la malinconia e la gioia. Tre mondi diversi, tenuti insieme da un’idea semplice e impegnativa: far parlare l’orchestra come un organismo che pensa, respira, racconta.

Programma
Giovedì 19 marzo 2026, ore 21.00 - Firenze, Teatro Verdi
Venerdì 20 marzo 2026, ore 21.00 - Carrara, Teatro degli Animosi
Sabato 21 marzo 2026, ore 21.00 – Lucca, Teatro del Giglio
Domenica 22 marzo 2026, ore 18.00 – Alberese (GR), Granaio Lorenese

Per maggiori informazioni: https://www.orchestradellatoscana.it