La storia di un'epoca, gli intensi rapporti umani, l'impegno per la tramvia e la ricerca storica nei documenti che raccontano l'uomo, il politico e l'amministratore locale Beppe Matulli. “Congresso dc, interventi di Moro, Piccoli e De Mita. Grandioso discorso di Moro”. È il 9 giugno del 1973, con linguaggio asciutto ed efficace Beppe Matulli commenta, nella sua agenda, il dibattito all’interno del suo partito. L’agenda marrone del ’73 fa parte dell’archivio che Daniela, Giovanni e Simone Matulli, figli del politico che ha servito il Paese e le istituzioni in molteplici ruoli, hanno consegnato all’Istituto Storico Toscano della Resistenza e dell’Età Contemporanea. La mole di documenti è stata riordinata e inventariata dall’archivista Maria Sechi con il decisivo contributo dei sindacati dei pensionati SPI Cgil e FNP Cisl.
Beppe Matulli lo ricordiamo, è stato consigliere regionale, deputato, sottosegretario alla Pubblica Istruzione, vicesindaco di Firenze, sindaco di Marradi e assessore a Scandicci. Ha presieduto l’Istituto Storico della Resistenza e dell’Età contemporanea dal marzo 2019 fino alla morte, avvenuta l’11 febbraio 2024.
Il puzzle che compone l’archivio racconta da un punto di vista personale la storia di decenni decisivi della storia di Firenze, della Toscana e del Paese. Lettere, messaggi, agende, documenti di vario genere sono tutti insieme testimonianza di un impegno intelligente e sincero a servizio del bene comune che implica anche la capacità di fare “un passo indietro” quando necessario. “Rimango con animo sereno e grato disponibile a qualunque decisione tu assuma nei miei confronti, convinto del dovere (e del piacere) di un impegno politico che non è legato a presenze istituzionali”, scrive Matulli il 10 febbraio 1994 a Mino Martinazzoli, segretario dell’appena nato Partito popolare, dopo avere appreso di problemi sulla sua eventuale candidatura alle successive elezioni.
“Un nucleo di particolare rilievo, per ampiezza e continuità, è costituito dalla documentazione prodotta durante il lungo mandato presso il Comune di Firenze - sottolinea Maria Sechi - qui le carte testimoniano in modo approfondito l'operato di Matulli, con una consistenza documentaria significativa dedicata alla pianificazione della mobilità e al complesso iter del sistema tramviario. La sezione amministrativa si intreccia con i progetti di valorizzazione del territorio di Marradi e con un ricco apparato di materiali di studio preparatori per le monografie di De Gasperi e Pistelli”.
Dai documenti emerge un Matulli capace di intessere profondi e significativi rapporti umani con tutti, anche con chi non stava dalla sua parte. Emblematico il messaggio che Elio Gabbuggiani, presidente uscente del consiglio della Regione Toscana, invia nel giugno 1975, dopo la mancata rielezione di Matulli su cui esprime “un dispiacere sincero”. “Provvisoriamente le nostre strade si dividono, ma credo che avrò sempre bisogno, come nel passato, della tua intelligente collaborazione e della tua, credo, sincera amicizia”, scrive il politico comunista al collega-amico democristiano.
Tante le lettere affettuose da parte di colleghi ed elettori. Una per tutte è quella di don Renzo Rossi, prete missionario a Salvador Bahia - attivo nelle carceri politiche brasiliane - appena rientrato in Italia, che porta la data dell’8 giugno 1987. “L’ultima volta che votai per le politiche fu 24 anni fa, nel 1963, allora votai secco Nicola Pistelli, - scrive il sacerdote - questa volta voterò secco Matulli, pensando a Nicola. Ho fiducia in te Beppe. Comportati bene”.
Per maggiori informazioni: https://www.istoresistenzatoscana.it