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venerdì 20 marzo 2026

"Dario Fo, il Teatro e la Pace: una voce per la Festa della Toscana" a San Salvi

24-03-2026

«…e a che servono i poeti in tempi di povertà?». La domanda posta dal poeta Friedrich Hölderlin all’inizio dell’Ottocento risuona oggi con una forza sorprendente. Nel suo poema Pane e vino, Hölderlin chiamava “tempi di povertà” le epoche in cui il mondo sembra perdere il senso, quando la violenza, la paura e la perdita di valori condivisi rendono più fragile la convivenza umana. Nel Novecento il filosofo Martin Heidegger tornò su quella domanda in un celebre saggio del 1946 (A che servono i poeti), sostenendo che proprio nei tempi più oscuri la voce dei poeti diventa necessaria: perché custodisce la memoria, apre uno spazio di verità e mantiene viva la possibilità di un futuro diverso. È difficile non pensare a queste parole oggi, mentre il nostro tempo appare nuovamente attraversato da guerre, conflitti e nuove fratture tra i popoli. In momenti come questi, arte e teatro possono tornare a essere luoghi di coscienza, di critica e di immaginazione civile.

Da questa consapevolezza nasce il progetto “Dario Fo, il Teatro e la Pace: una Voce per la Festa della Toscana”, promosso dai Chille de la balanza nell’ambito della Festa della Toscana 2025, dedicata al tema “Toscana. Un ponte per la Pace”.

La compagnia diretta da Claudio Ascoli e Sissi Abbondanza, in collaborazione con il Comune di Firenze, sceglie di intrecciare memoria, teatro e impegno civile guardando verso una data simbolica: il 24 marzo 2026.

In questo giorno ricorrono infatti due importanti anniversari. Da un lato il centenario della nascita del grande uomo di teatro Dario Fo, Premio Nobel per la Letteratura nel 1997, artista che ha trasformato il palcoscenico in uno spazio di libertà, satira e denuncia civile. Dall’altro la International Day for the Right to the Truth concerning Gross Human Rights Violations and for the Dignity of Victims, dedicata alla memoria delle vittime delle ingiustizie e alla difesa della verità contro l’oblio. Una data che diventa così un vero nodo di senso.

Dario Fo ha usato la scena come luogo di lotta e di poesia. Le sue parole, spesso grottesche e sempre taglienti, hanno acceso coscienze, smascherato le ipocrisie del potere e restituito dignità a chi ne era stato privato. Il suo teatro non è mai stato un rifugio, ma una scossa. E quella scossa i Chille vogliono rilanciarla oggi, in un tempo segnato da nuove guerre, disuguaglianze profonde e verità negate.

Per questo la compagnia aderisce con convinzione al progetto internazionale “100 anni per 100 Paesi”, promosso dalla Fondazione Fo Rame, che ha scelto i Chille per una significativa tappa fiorentina all’interno di una rete di eventi diffusi in tutta Europa. Il centenario sarà celebrato a Firenze con un festival estivo a San Salvi. Ma il percorso prenderà avvio proprio il 24 marzo 2026, con un’anteprima carica di significato: la presentazione – con la compartecipazione del Consiglio della Regione Toscana – del progetto “Dario Fo, il Teatro e la Pace: una Voce per la Festa della Toscana” e la prima assoluta dello spettacolo-novità “LA GUERRA È UNA COSA SERISSIMA! (quindi la fanno i bambini… travestiti da generali)”.

Lo spettacolo, scritto dai Chille, nasce dalla lezione artistica e civile di Dario Fo e Franca Rame. Una drammaturgia ironica e graffiante che, nella migliore tradizione del loro teatro, dà voce agli esclusi e smaschera le retoriche della guerra. Tra i personaggi Generà, Drone, Hacker, Algoritmo, Politico, Dio sicurezza, Profetessa del caos, ma anche (positivamente) l’Artista di strada e il Medico di guerra.

Lo spettacolo andrà in scena negli spazi di San Salvi martedì 24 marzo (anteprima) e mercoledì 25 marzo alle ore 21, con gli attori Sissi Abbondanza, Martina Capaccioli, Matteo Nigi, Rosario Terrone, Francesca Trianni e Gloria Trinci; musiche e suoni di Francesco Lascialfari, luci di Sandro Pulizzotto, foto di scena di Paolo Lauri, scrittura scenica di Claudio Ascoli. 

La giornata del 25 marzo sarà arricchita da ulteriori appuntamenti. Saranno presenti Mattea Fo, presidente della Fondazione Fo Rame, e Stefano Bertea, responsabile dell’Archivio, che presenteranno al pubblico le attività e i progetti della Fondazione dedicati alla valorizzazione dell’opera di Fo e Rame. Ciò avverrà dopo il vernissage alle ore 17 del Pinocchio antimilitarista dell’artista Edoardo Malagigi: una grande scultura alta oltre quattro metri, realizzata in plastica riciclata e stampata in 3D anche in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Collodi. L’opera, nata in occasione di Agrigento Capitale Italiana della Cultura 2025, propone un potente simbolo contro la guerra e il commercio delle armi: la “pelle” del celebre burattino è infatti composta da riproduzioni di armi di ogni tipo, trasformate dall’artista in materia di denuncia e riflessione civile. Malagigi è anche l’autore del Marco Cavallo del XXI secolo, grande scultura simbolo di libertà e inclusione oggi visibile proprio negli spazi di San Salvi. Il vernissage sarà accompagnato da una musica originale scritta per l’occasione da Alessio Rinaldi.

In un tempo che sembra nuovamente segnato dalla “povertà” evocata da Hölderlin e Heidegger, il teatro torna così a porsi una domanda antica e urgente: a cosa servono oggi gli artisti? Forse proprio a questo: a ricordarci che la pace non è un’astrazione, ma una responsabilità collettiva che nasce dalla verità, dalla memoria e dalla forza della parola.

Ingresso gratuito agli spettacoli, al vernissage e all’incontro con la Fondazione Fo Rame, ma con prenotazione obbligatoria. Posti limitatissimi: tel/whatsapp 335 6270739; mail info@chille.it