“Sig. Rufilli, purtroppo non ho belle notizie”. A volte la vita cambia in pochi secondi. Bastano sette parole. È da qui che parte La tempesta imperfetta, il libro di Mirco “Dinamo” Rufilli pubblicato da Mauro Pagliai Editore, in libreria da oggi 10 aprile, un racconto che intreccia la scoperta della malattia con la storia di un ragazzo cresciuto nelle strade di Santo Spirito e San Frediano e arrivato, anni dopo, alla guida del Quartiere 1.
Il libro è stato presentato all’Orto San Frediano di via Pisana, davanti a oltre 200 persone: la sindaca Sara Funaro ha portato i saluti, a intervistare Rufilli è stata Erika Pontini, capocronista della Nazione di Firenze.
Il cuore del libro è soprattutto il racconto dell’Oltrarno popolare. Un quartiere fatto di botteghe, piazze e personaggi indimenticabili, dove la strada era il vero luogo di crescita. Rufilli rievoca con ironia e nostalgia le giornate passate tra Santo Spirito, Via Maffia, Borgo San Frediano, Piazza Tasso e Sant Agostino: “Farsi rincorrere da i’ Puntine, l’ortolano di Sant’Agostino, perché avevi pizzicato una mela, oppure lavarsi le mani nella vasca del baccalà di Walter in via de’ Serragli che usciva con la granata a rincorrerti”.
Dietro questi ricordi c’era però anche un ambiente sociale duro, quello della Firenze popolare degli anni Settanta e Ottanta. Case piccole, famiglie numerose e tanti ragazzi cresciuti per strada. “Era un contesto duro, dove non era facile né crescere né pensare di uscirne”, scrive Rufilli. Alcuni di quei ragazzi sono poi riusciti a costruirsi una vita, altri invece sono rimasti intrappolati in un’adolescenza difficile segnata anche dall’abuso di droghe e in particolare dell’eroina. A questo proposito Rufilli ricorda un episodio emblematico: la madre che gli confessa di avergli controllato, per anni, le braccia mentre lui dormiva.
Nel libro tante righe sono dedicate al mondo famigliare, che in un quartiere come l’Oltrarno dell’epoca aveva confini molto larghi, raccontando anche le ferite più profonde della sua storia personale: la morte del padre e i sacrifici della madre, che lavorava in una trattoria di piazza del Carmine. Rufilli ricorda quando da bambino andava a mangiare da lei dopo la scuola: “Mi mettevo a sedere in terra in un angolino della cucina e, mentre la cucina lavorava per servire la clientela, io mangiavo il mio piatto di pasta guardando le scarpe delle persone passare da Borgo San Frediano”.
È la storia di una generazione cresciuta in un quartiere popolare dove la dignità contava più di tutto. “La dignità non è mai una questione di apparenza”, scrive Rufilli. “È una scelta che fai ogni giorno”.
Tra gli episodi raccontati ci sono anche la passione per la musica, con la band Dinamo e un contratto discografico poi rifiutato per non tradire la propria identità, e l’amore per Firenze nato fin da bambino quando attraversare il Ponte alla Carraia per andare “in centro” sembrava un viaggio enorme.
La Tempesta imperfetta diventa così il racconto di una crescita personale e collettiva: la storia di un ragazzo di Santo Spirito che, tra cadute, sfide e ripartenze, è riuscito a trasformare una vita segnata dalle difficoltà in un impegno pubblico per il suo quartiere.
“Ripartire anche quando sei ammaccato, stropicciato, accartocciato”, scrive Rufilli. “Ma vivo. E convinto di poter essere migliore”.
Anche dopo la malattia, soprannominata da Rufilli “la tempesta” del titolo del libro: un evento che sconvolge tutto e costringe a ricostruire la propria vita pezzo dopo pezzo.
Per maggiori informazioni: https://www.mauropagliai.it