Venerdì 8 maggio 2026, alle ore 18.00, alla Galleria Il Ponte di Firenze, in via di Mezzo 42/b, si apre la mostra monografica dedicata a Ulrich Egger, del quale vengono presentate fotosculture dai primi anni Duemila ad oggi.
"Ulrich Egger. La solitudine dell'architettura", a cura di Pietro Gaglianò, si dipana fino al 31 luglio 2026 nei due piani dello spazio attraverso una selezione di lavori di medie - grandi dimensioni in cui paesaggi industriali e urbani, costruzioni, interni e facciate in stato di abbandono sono i protagonisti soggetto del leitmotiv dell’interpretazione e della rappresentazione della caducità del mondo urbano. I suoi lavori sono un mash up di immagini e materiali industriali, avvalendosi tecnicamente dell’acciaio, del ferro, del legno, del vetro unitamente alla fotografia. La serie Impatto urbano (stampa fotografica su Dibond con cornice in alluminio, o ferro e legno), Belvedere (stampa fotografica su tela, nylon e ferro), Convivenza (su Dibond, carta da parati, neon e ferro), Die dritte Haut (su PVC, ferro e vernice a olio), Hotel Principe (su forex, intonaco e ferro), Sotterraneo (su MDF, grafite e ferro), sono scenari - per citarne alcuni - dei lavori presentati in mostra che coinvolgono lo spettatore alla presenza di queste tracce evidenti di edifici, di case piene di ricordi in essi rappresentati, a “rivivere” storie che nonostante tutto continuano a sopravvivere.
«Nelle opere di Egger le architetture, gli oggetti e i rari elementi naturali si trovano su uno stesso piano, e sono all’apparenza riconoscibili per chi guarda, ma niente è quello che sembra: l’osservatore deve decostruire e ricomporre le varie parti, tra immagine stampata e volumi tridimensionali, tra i diversi scenari, tra gli stati di consistenza materica dei materiali. In questo modo l’artista induce un turbamento nello spettatore (che è l’unica presenza corporea in un immaginario dove la figura umana è metodicamente ablata) e gli indica direzioni inaspettate, suggerisce un lavoro che va oltre la contemplazione… La ricerca di Ulrich Egger si dispiega secondo una sensibilità contemporanea che si rivolge a uno spettatore emancipato, non soggiogato dalla propaganda e non infantilizzato dall’intrattenimento o dalle lusinghe della partecipazione (come ci ricorda Jacques Rancière). I suoi lavori sono stratificati in innesti e sovrapposizioni che sperimentano i formati, i materiali e le possibilità dei medium, ma soprattutto mettono in discussione le narrazioni lineari. Al loro cospetto, noi spettatori siamo chiamati a elaborare strategie di lettura che sono trasversali alle tradizionali categorie dell’arte, e questo lavoro, questo esercizio coinvolge la condizione umana, implica il bisogno di volgerci al mondo e reinterpretarlo, di reagire alle narrazioni dominanti e di immaginare la possibilità di resistere». (Pietro Gaglianò, Rovine e resistenza, 2026).
Ulrich Egger è nato nel 1959 a San Valentino alla Muta in provincia di Bolzano. Attualmente vive a Merano. Dal 1981 al 1986 frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Firenze diplomandosi nella sezione di scultura. Unitamente alla scultura, molto presto rivela interessi per la fotografia e i suoi lavori-mash up di immagini e materiali industriali cominciano a riscuotere attenzione. Trattasi di paesaggi industriali e urbani, costruzioni, interni e facciate in stato di abbandono. Tecnicamente, si avvale dell’uso di diversi materiali come acciaio, ferro, legno, vetro, uniti alla fotografia. Il leitmotiv è l’interpretazione e la rapprentazione della caducitá del mondo urbano. I lavori coinvolgono lo spettatore, alla presenza di tracce evidenti di edifici, di case piene di ricordi in essi rappresentate, a “rivivere” storie che nonostante tutto continuano a sopravvivere. Nelle opere precedenti, tipica è l’assenza della figura umana, mentre in quelle più recenti la troviamo nelle sue più diverse forme. Oltre alle mostre personali e collettive in Italia e all’estero, l’artista si occupa anche del rapporto tra arte e architettura collaborando, nel corso degli anni, con diversi architetti, e contribuendo artisticamente alla realizzazione di opere pubbliche e private. Da tempo tratta la fotografia d’architettura e lavora su commissione per diversi studi d’architettura. Tra le molte personali in spazi pubblici e privati si annoverano, tra le selezionate dagli anni Duemila: La misura del vuoto, Spazio Thetis, Venezia (2001); Galleria Biedermann, Monaco (2002); Sopralluogo, Galleria Plurima, Udine (2003); Sopralluoghi, Galleria Oredaria, Roma (2004); Ricostruzione, Galleria Fioretto, Padova (2006); Towndown, a cura di Valerio Dehò, Galleria Antonella Cattani, Bolzano (2008); In/finito, a cura di Daniele Capra, Galleria Plurima, Udine (2009); In nome del padre, a cura di Nicola Galvan, Oratorio di San Rocco, Padova (2011); Inside/Outside, Gallery 00A, Merano (2017); Ulrich Egger_UNHEIMLICH, a cura di Pietro Gaglianò e Antonello Tolve, Manifattura Tabacchi, Firenze (2024); Scisti e Vinisti, I edizione della residenza artistica promossa da CON Red Lab e Red Lab Gallery presso The ApARTment, Salento (settembre 2025); Ulrich Egger. Fotografie, a cura di Pietro Gaglianò, Galleria Il Ponte, Firenze (maggio 2026). Tra le collettive, oltre alla sua partecipazione reiterata a Fiere quali Artefiera Bologna, Miart Milano, ArtVerona, Artissima, Art Karlsruhe (dal 2000 in poi), si citano MART Trento e Rovereto (2000); Art Innsbruck, Kunst Koln (2002); Bruxelles Expo (2004); Plurima 35, a cura di Federico Sardella, Galleria Plurima, Udine (2008); LIV Biennale di Venezia, Eventi Collaterali (a cura di Martina Cavallerin, 2011); VIENNAFAIR, Oredaria Arti Contemporanee, Roma (2012); Modes of Democracy, Dox Centre for Contemporary Art, Praga (2014); ICEBERG, a cura di Conny Cossa, Das verborgene Museum, Palais Mamming Museum, Merano (2016); The Game, a che gioco giochiamo?, a cura di Lisa Trockner, Palazzo Ducale Massa (2017); UpCycle - Quando l’arte reinventa il mondo - RESIDENZA DELL’AMBASCIATA D’ITALIA, a cura di Antonello Tolve e Silvio Mignano (2022); Artefiera, Bologna - con Galleria Il Ponte (2025).
Per maggiori informazioni: www.galleriailponte.com