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sabato 02 maggio 2026

"Straordinari – Cantata per la fine del mese" al teatro Nuovo Rifredi Scena Aperta di Firenze

09-05-2026
Uno sguardo spietato, divertito, ma molto (molto) sbigottito, sul contemporaneo mondo del lavoro. L’ironica odissea urbana tra asfalto e sogni di ferie per un ritratto agrodolce sulle strategie di sopravvivenza nell’epoca dell’incertezza economica. Con un linguaggio postdrammatico, comico e amaro, Riccardo Goretti, Gioia Salvatori, Simona Senzacqua, con la collaborazione artistica di Andrea Macaluso, raccontano in Straordinari – Cantata per la fine del mese la storia di tre persone che fanno cento, e di cento lavori che fanno mille, e di mille stipendi che fanno zero. La nuova produzione del Teatro della Toscana è in prima nazionale al Teatro Era di Pontedera il 29 e 30 aprile 2026, ore 21, poi a Firenze, al Nuovo Rifredi Scena Aperta, dal 5 al 9 maggio 2026, sempre alle ore 21.

Al centro dello spettacolo, dunque, quello che resta del lavoro alla fine del mese, l’ingiustizia del dover produrre per poi solo crepare a fine viaggio e l’aver creduto che il mondo girasse intorno ai nostri ombelichi, per poi scoprire che ci manca la collettività, che ci manca casa e qualcuno con cui fare, stare, sperare, sognare.

Goretti, Salvatori, Senzacqua, passeranno insieme a noi attraverso il tifone umano, lavorativo ed esistenziale di questi rutilanti nuovi anni ’20. Del resto, come dicevano in “quel libro”? “Bisogna che tutto cambi perché niente cambi”. No?

Cosa succede quando il desiderio di evasione si scontra con un conto corrente in rosso? Il Teatro della Toscana annuncia il debutto di Straordinari – Cantata per la fine del mese, un progetto nato dalla sensibilità creativa di Riccardo Goretti, Gioia Salvatori e Simona Senzacqua, con la collaborazione artistica di Andrea Macaluso. Lo spettacolo è in prima nazionale al Teatro Era di Pontedera il 29 e 30 aprile, ore 21, per poi approdare a Firenze, al Nuovo Rifredi Scena Aperta, dal 5 al 9 maggio, sempre alle ore 21.

Un paradiso di cemento sopra la città vuota
Al centro della narrazione troviamo tre condomini che, in una soffocante giornata d’agosto, decidono di trasformare il lastrico solare del proprio palazzo in un’improvvisata stazione balneare. In una città deserta, tra il riverbero del calore e il passaggio dei mezzi della nettezza urbana, i tre protagonisti mettono in scena una recita collettiva: simulare la villeggiatura che non possono permettersi.

Lontano dai toni del teatro di denuncia tradizionale, Straordinari osserva con uno sguardo smarrito e profondamente ironico le fragilità del vivere contemporaneo. È una riflessione corale sulla stanchezza professionale, sulla svalutazione delle competenze e sulla solitudine che scaturisce da un sistema produttivo sempre più alienante.

Tre esistenze al limite
I tre protagonisti incarnano tre sfumature della precarietà odierna:

L’ex impiegato (interpretato da Riccardo Goretti): Un uomo tormentato dal ricordo di un singolo istante – il momento in cui ha premuto il tasto “invio” per comunicare il licenziamento di centinaia di colleghi. Ora, anche lui senza occupazione, vive in uno stato di profonda apatia, incapace di distogliere il pensiero da quel gesto.

La docente precaria (interpretata da Gioia Salvatori): Un’insegnante che si muove tra concorsi pubblici affollatissimi e la pesantezza della burocrazia scolastica. Mentre “soggiorna” sulla spiaggia di cemento, cerca di non perdere il legame con la sua vocazione umanistica, traducendo testi dal greco in vista dell’ennesima prova d’esame.

L’entusiasta del cambiamento (interpretata da Simona Senzacqua): Una donna che ha attraversato innumerevoli professioni senza mai integrarsi pienamente nel “sistema”. Convinta che la sua idea di mondo possa condurre tutti a una rivoluzione.

Dalla solitudine alla ricerca dell’altro
Nonostante il retrogusto amaro delle vicende personali, lo spettacolo si configura come una ballata vitale. I personaggi, pur descrivendosi come “figure allo sbaraglio”, cercano disperatamente un punto di contatto, una scintilla di umanità condivisa, che permetta loro di superare l’isolamento imposto dalle logiche del profitto.

Straordinari non è un’analisi sociologica, ma un’esperienza teatrale che usa l’umorismo come lente d’ingrandimento per esplorare il nostro bisogno di comunità e la nostalgia per una “grazia” nel vivere che sembra essere smarrita.

Per maggiori informazioni: www.teatrodellatoscana.it 

Foto: Manuela Giusto