Vuoi visitare una mostra accompagnato da un tuo coetaneo, per fare tutte quelle domande che non avresti mai osato chiedere al tuo insegnante? Senza adulti è il progetto di visite alle mostre del Palazzo Strozzi di Firenze condotte da adolescenti per adolescenti. Un formato speciale che propone un’esperienza diretta con l’arte tra pari, senza la mediazione degli insegnanti o degli educatori museali.
Mercoledì 6, 13, 20, 27 maggio e 3 giugno 2026, alle ore 16.30, gli studenti e le studentesse del Liceo Artistico Statale di Porta Romana e Sesto Fiorentino, condurranno visite per i propri coetanei, raccontando le opere di Mark Rothko e la mostra di Palazzo Strozzi. Gli adolescenti cercano indipendenza e momenti di aggregazione, e l’esperienza dell’arte dal vivo può offrire loro un’occasione di condivisione significativa. Una mostra diventa lo spazio ideale per discutere di ciò che ci appassiona dell’arte del passato e del presente. Il progetto Senza adulti è nato nell’inverno 2022 dal dialogo con i professori delle scuole secondarie di II grado, durante il Tavolo insegnanti organizzato dalla Fondazione Palazzo Strozzi. Il progetto si è poi consolidato, diventando un appuntamento fisso dedicato agli adolescenti all’interno delle mostre di Palazzo Strozzi. Il progetto Senza adulti è realizzato all’interno di Plurals, il percorso di Formazione Scuola Lavoro (FSL) della Fondazione Palazzo Strozzi dedicato alle scuole secondarie di II grado. Nell’annualità 2025-2026 il progetto è realizzato con la collaborazione del Liceo Artistico Statale di Porta Romana (Firenze) e Sesto Fiorentino, insieme alle professoresse Cecilia Cosci, Maria D’Ermoggine, Lucia Lizzadro, Maria Elena Massimi, Elena Tonin. Il gruppo di studenti e studentesse che partecipa a Plurals contribuisce allo sviluppo di progetti dedicati agli adolescenti, per rendere l’istituzione culturale un luogo sempre più dinamico e aperto al dialogo con le giovani generazioni.
Senza adulti e le altre attività di Palazzo Strozzi dedicate ai teenager sono realizzate grazie al supporto della Fondazione Hillary Merkus Recordati.
Attività gratuita con biglietto d’ingresso alla mostra. Prenotazione obbligatoria.
La mostra
Rothko a Firenze, a cura di Christopher Rothko ed Elena Geuna, rappresenta un progetto unico, concepito appositamente per Palazzo Strozzi, per celebrare il legame speciale tra Rothko e Firenze. L’architettura del palazzo e la città stessa sono lo scenario ideale per esplorare come l’artista traduca in pittura la tensione tra misura classica e libertà espressiva, dando vita attraverso il colore a una nuova percezione dello spazio che oltrepassa la bidimensionalità della tela.
Il percorso espositivo a Palazzo Strozzi si snoda cronologicamente permettendo di ripercorrere l’intera carriera di Rothko: dagli anni Trenta e Quaranta, caratterizzati da opere figurative e in dialogo con i linguaggi dell’Espressionismo e del Surrealismo, fino agli anni Cinquanta e Sessanta, che si distinguono per le celebri tele astratte create attraverso ampie campiture cromatiche capaci di coinvolgere profondamente lo spettatore attraverso un vocabolario intriso di spiritualità e poesia. In mostra, opere provenienti da prestigiose collezioni private e dai più importanti musei internazionali, tra cui il Museum of Modern Art (MoMA) e il Metropolitan Museum of Art di New York, la Tate di Londra, il Centre national d’art et de culture Georges-Pompidou di Parigi e la National Gallery of Art di Washington DC.
La mostra presenta oltre 70 opere, molte delle quali mai esposte prima in Italia. Le sezioni del percorso espositivo attraversano i diversi momenti della ricerca dell’artista, documentando anche la sua relazione con la tradizione artistica italiana. In un primo nucleo di opere degli esordi emerge l’interesse di Rothko per una dimensione simbolica e psicologica della figura e per l’impianto compositivo rinascimentale come in Interior (1936) in cui è evidente il richiamo alla tomba di Giuliano de’ Medici di Michelangelo nella Sagrestia Nuova di San Lorenzo. A queste si affiancano i lavori neo-surrealisti degli anni Quaranta che introducono una sensibilità più fluida e metamorfica, preludio alla dissoluzione della forma in quelli che verranno detti Multiforms, campi di colore sospesi sulla tela che segnano il passaggio verso una totale astrazione. Nelle successive grandi tele astratte come No.3 / No. 13 (1949) del MoMA di New York o Untitled (1952-1953) del Guggenheim Museum di Bilbao, la luce e il colore invitano alla meditazione. Negli anni seguenti la tavolozza si fa più raccolta, dai verdi e blu fino ai toni bruni e rossi degli anni Sessanta. La relazione con l’architettura riemerge negli studi per i Seagram e gli Harvard Murals, con portali cromatici e soglie chiuse ispirate anche al Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana. Il percorso si conclude con la serie pittorica Black and Gray (1969-1970) e le ultime opere su carta in cui attraverso tinte terra di Siena, rosa e celeste, la pittura raggiunge una sintesi di introspezione e rigore. Da Palazzo Strozzi il progetto si estende poi alla città di Firenze, coinvolgendo due luoghi particolarmente cari all’artista, nelle sezioni speciali di due importanti istituti del Ministero della Cultura: il Museo di San Marco, che riapre l'intero percorso museale e la Sala del Beato Angelico riallestita, con cinque opere esposte in altrettante celle affrescate dall’Angelico, e il Vestibolo della Biblioteca Medicea Laurenziana, con due opere in dialogo con lo spazio progettato da Michelangelo.
Per maggiori informazioni: https://www.palazzostrozzi.org