Si intitola Dis/Enchanted Interiors la prima personale istituzionale in Italia dell’artista Anna Perach (14 maggio - 12 luglio 2026) prodotta da MAD Murate Art District, Fondazione MUS.E, in collaborazione con l’Università degli Studi di Firenze. Il progetto, finanziato nel quadro del programma PN Metro Plus e Città Medie Sud 2021-2027, promosso dall’Unione Europea, valorizza la relazione tra Patrimonio e produzione contemporanea, con particolare attenzione ai linguaggi interdisciplinari e alla pluralità delle prospettive culturali, quale attività di disseminazione nell’ambito del progetto PN Metro MAD Murate Art District: la cultura come driver di ripresa, a fianco del primo master in Mediazione Trans-culturale del Patrimonio e del Contemporaneo, coordinato da Valentina Gensini e attivato da Fondazione MUS.E con Istituto per l’Arte e il Restauro di Palazzo Spinelli.
"La mostra di Anna Perach affronta con grande forza espressiva temi centrali della contemporaneità come identità, memoria culturale, migrazione e rappresentazione del femminile, creando un significativo intreccio tra arte, antropologia e performance. Un progetto che valorizza anche la collaborazione tra istituzioni culturali, università e realtà formative del territorio, confermando Firenze come città capace di sostenere la ricerca artistica contemporanea e la pluralità degli sguardi" ha detto l'assessore alla cultura Giovanni Bettarini. "Con Dis/Enchanted Interiors MAD Murate Art District rinnova la propria vocazione a essere un luogo aperto alla sperimentazione, al dialogo interdisciplinare e al confronto internazionale".
“La mostra di Anna Perach conclude un percorso unico e complesso costituito da un anno di alta formazione dedicata al postcoloniale e a prospettive non eurocentriche, con prospettive di genere e legate all’ambiente, in cui 17 giovani laureati e adulti con trascorsi migratori hanno maturato competenze molto specifiche da investire in musei e istituzioni culturali italiane – ha spiegato Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD Murate Art District - Anna Perach esprime una coerenza molto forte nell’indagine sul femminile, sulla ricezione delle tradizioni e del folklore, su fenomeni di esoticizzazione domestica in analogia alla matrice coloniale della ricezione e rappresentazione culturale che l’Occidente continua ad avere rispetto al patrimonio materiale e immateriale non europeo. Su questo è molto altri aspetti MAD apre continue nuove riflessioni quale centro di ricerca e produzione internazionale di riferimento sulla scena italiana”.
“Si inaugura con Dis/Enchanted Interiors di Anna Perach il mio quarto anno di collaborazione con MAD Murate Art District e il Museo di Antropologia e Etnologia di Firenze, a cui manifesto nuovamente la mia gratitudine – spiega la curatrice della mostra Veronica Caciolli - Il progetto curatoriale di questa edizione si è concentrato sulla figura di Anna Perach per via della natura ibrida della sua identità, che si rispecchia nel suo lavoro; per via degli ambiti di interesse dell’artista, di tipico carattere antropologico, e per la prospettiva applicatavi, tesa alla decostruzione di stereotipi e logiche patriarcali, del tutto riflettenti un’attitudine contemporanea, attraverso un acuto linguaggio formale, esteticamente incantevole. Alle 18 del 14 maggio a MAD, in occasione dell’inaugurazione della mostra, Anna performerà una selezione dei suoi lavori, pratica che li inserisce appieno nel contesto condiviso della realtà”.
La mostra, allestita presso MAD e il Museo di Antropologia e Etnologia-Sistema Museale di Ateneo, rappresenta il quarto anno di collaborazione tra le due istituzioni. Il progetto, a cura di Veronica Caciolli e Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD, si propone come una retrospettiva sull’opera dell’artista nell’ultimo decennio, ma anche come esposizione site-specific che indaga i temi del colonialismo, dell’esotismo, delle tradizioni popolari, dell’identità e del femminile.
Nata a Zaporizhzhia (URSS, 1985) Anna Perach vive e lavora a Londra. Il suo lavoro si concentra sull’interpretazione del folklore, della mitologia e delle tradizioni narrative in una prospettiva di genere. Perach crea ambienti abitati da sculture utilizzando la tecnica di tessitura nota come tufting, spesso impiegata per la realizzazione di tappeti. Le sue sculture, indossabili, risiedono nello spazio liminale tra oggetto e “pelle”, e vengono attivate in performances. Il tappeto, inteso come simbolo domestico che accompagna i viaggi dell’artista sin dagli inizi della sua carriera, accoglie e innesca una serie di riflessioni sulla migrazione culturale.
Il progetto curatoriale di questa edizione si è concentrato sulla figura di Anna Perach per la menzionata natura ibrida della sua identità, che si rispecchia nel proprio lavoro; per gli ambiti di interesse dell’artista, di tipico carattere antropologico, e per la prospettiva applicata, tesa alla decostruzione di stereotipi e logiche patriarcali, del tutto riflettenti un’attitudine contemporanea.
Oltre a due nuove produzioni e ad un lavoro dedicato al Museo di Antropologia e Etnologia, MAD presenta una selezione di opere, realizzate tra il 2019 a oggi.
Mother of Monsters si ispira all’omonimo racconto di Guy de Maupassant del 1883 in cui una donna realizza corsetti in grado di deformare il corpo durante la gravidanza, causando la nascita di bambini con anomalie fisiche per farne un commercio lucroso. Perach rielabora questa inquietante narrazione per interrogare le forme di controllo e disciplinamento imposte al corpo femminile. Il corsetto diventa così un dispositivo ambiguo: una struttura rigida che protegge e al contempo costringe, contenendo i fluidi, comprimendo il cambiamento e rendendo visibile la tensione tra generazione, violenza e trasformazione.
Alkonost incarna la donna-uccello della mitologia slava: sposa abbandonata dal suo futuro marito, umiliata e disperata, questa figura archetipica si lascia annegare nel fiume da cui riemerge come creatura ibrida, donna-uccello. Appollaiata sui rami degli alberi, intona canti seduttivi, allo scopo di divorare i corpi degli uomini che le si avvicinano. “Nella mia rivisitazione della storia di Alkonost mi interessa la trasformazione femminile da una posizione di vittima, abbandonata e priva di potere, a quella di una ‘femme fatale’ che è al tempo stesso affascinante ed estremamente pericolosa. Impotente rispetto alla possibilità di conformarsi con la società patriarcale attraverso il matrimonio, Alkonost reagisce allora scatenando il suo ‘appetito’ per il piacere e la distruzione” (Anna Perach).
In Uncanny Valley una serie di teste ricamate ripropone la macabra processione di teste mozzate che circondano la casa della Baba Yaga nella fiaba russa Vasilisa la Bella. La tecnica del tufting di Perach infonde a ciascuna testa un aspetto distinto ma stranamente familiare, rendendole veicolo di memoria culturale ma evocando al contempo la sensazione inquietante di ’“uncanny valley”, un termine coniato nel 1970 dal robotico giapponese Masahiro Mori per descrivere il disagio provato quando si incontra una figura dalle sembianze quasi umane, ma inquietantemente non del tutto.
Questa e altre opere riflettono la recente ricerca di Anna Perach, concentrata sulla storia della stregoneria e su come sia stata demonizzata durante il periodo dell’Illuminismo, sminuendo il ruolo della donna e confinandola nello spazio domestico. La sua Dismembered Venus trae ispirazione sia da fonti archetipiche in cui il corpo femminile appare accompagnato da presenze bestiali, che storiche, in cui esso viene frammentato, rispetto alla pratica scientifica delle “veneri anatomiche” del XVIII secolo, raffiguranti cere femminili passive, a disposizione del medico maschio, che poteva sezionarle e ricostruirle a proprio piacimento.
Per l’occasione, l’artista ha inoltre realizzato due nuovi lavori esposti in galleria al primo piano di MAD, mentre il giorno dell’inaugurazione, giovedì 14 maggio alle 18:00, sarà possibile assistere all’attivazione di alcune opere in una performance ideata in dialogo con la coreografa Barbara Carulli e interpretata dalle performer Margherita Bugli, Claudia Querusti e Laura Ciani, allieve danzatrici di Centro Culturale Garage P., Toscana Media Arte, sviluppata grazie alla collaborazione con il sound artist SADI.
Per il Museo di Antropologia e Etnologia, l’artista realizzerà un’opera che tradisce una profonda autocritica disvelando vedute di interni della casa di famiglia. Emigrati dall’Unione Sovietica dopo il crollo del regime comunista, i genitori di Perach si trasferirono nel paesaggio desertico del sud di Israele e arredarono la loro casa con oggetti che, all’epoca del regime, erano considerati simboli di status sociale. Tra questi figurano sfarzose carte da parati e tessuti ispirati alle tradizioni francesi e italiane, maschere africane e statuine asiatiche in porcellana. Questi manufatti rappresentavano la ricchezza e il potere dell’Occidente dalla prospettiva sovietica e indicavano il privilegio di poter viaggiare, limitatamente a una élite, a causa delle restrizioni di uscita imposte dall’URSS. Perach decide significativamente di collocare questo lavoro fuori dal percorso museale, che decide di non abitare.
L’inaugurazione della mostra, il 13 maggio, avrà luogo alle ore 16:30 presso il Museo di Antropologia e Etnologia, da cui il pubblico si muoverà verso MAD intorno alle ore 17:30, per assistere alla performance dell’artista e visitarne la mostra.
Si ringraziano ADA Gallery Roma, Richard Saltoun Londra, Mauro De Iorio, Matteo Novarese, Francesca de’ Medici, Andrea Boghi, Laura e Luigi Giordano, Paolo Vanoni.
All’interno del programma di valorizzazione e disseminazione delle ricerche del Master, gli studenti presentano un calendario di laboratori, progetti e proposte di mediazione transculturale costruiti in dialogo con le curatrici.
Per ulteriori informazioni: https://www.murateartdistrict.it