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lunedì 08 giugno 2026

"C'era una volta… il manicomio", la Passeggiata dei Chille de la balanza a San Salvi

09-06-2026

Al via martedì 9 e mercoledì 10 giugno 2026 l’edizione n 28 di Estate a San Salvi che finirà a settembre con un festival-omaggio a Dario Fo. In questi giorni, come consolidata e festosa tradizione, Firenze è invasa dai manifesti numeri unici dipinti per l’occasione dagli affezionati spettatori sansalvini!

I Chille de la balanza - storica compagnia del teatro di ricerca italiano, nata a Napoli nel 1973 – presentano a San Salvi lo spettacolo di culto, creato all’indomani del loro arrivo nell’ex-città dei matti di Firenze. Parliamo di "C’era una volta…il manicomio”, passeggiata-chiacchierata-affabulazione di e con Claudio Ascoli, con la partecipazione di Sissi Abbondanza, in scena entrambe le sere alle ore 21.30. I posti sono limitati, con prenotazione obbligatoria e pagamento anticipato: intero 12€, ridotto arci-unicoop-carta giovani 10€. Prenotazioni ed informazioni: tel/whatsapp 335 6270739 o mail info@chille.it.

Lo spettacolo, nato nel lontano 1999, ha largamente superato le 600 repliche con ben 60.000 spettatori (alcuni dei quali presenti più volte!) e vanta il riconoscimento di Unesco e Consiglio d’Europa come Passeggiata patrimoniale.

In esso emerge anche l’importanza del ruolo dei cittadini per stimolare ed accompagnare il percorso di rigenerazione urbana, quanto mai rilevante per l’ex-manicomio fiorentino di San Salvi. Qui i Chille hanno recentemente collocato importanti creazioni artistiche, tra le quali il Marco Cavallo del XXI secolo e il Pinocchio antimilitarista, entrambe creazioni di Edoardo Malagigi, non trascurando le invenzioni dei giovani artisti under 35 prodotte nelle diverse edizioni del Festival SPACCIAMO CULTURE interdette.

“C’era una volta…”, prima di…passeggiare per San Salvi, vede la presentazione di materiali visivi su cos’erano un tempo i manicomi - e tra essi un trailer del reportage storico di Sergio Zavoli “I giardini di Abele”. Segue un momento di largo coinvolgimento degli spettatori invitati a vivere in prima persona la realtà manicomiale che, si scoprirà, ha purtroppo tante coincidenze con la vita odierna.

Lo spettacolo si aggiorna e rinnova replica dopo replica: è partito dall’esame di documenti sulla storia dei manicomi in Italia e non solo. Si è arricchito nel tempo con l’incontro con testimoni diretti del superamento del manicomio: psichiatri, infermieri, matti, familiari. I Chille hanno ormai un piccolo Museo della memoria dei diversi manicomi italiani – ben 14! - nei quali hanno proposto lo spettacolo. Di particolare rilievo l’archivio della cosiddetta “corrispondenza negata”, cioè di quelle lettere scritte dai “matti” e mai spedite, poiché tale diritto era loro negato per… problemi di sicurezza.

Non esiste un vero e proprio copione dello spettacolo: viene infatti re-inventato ogni volta in riferimento alla situazione contingente e al pubblico che si va ad incontrare. In questo momento - mentre continuano guerre in Ucraina, Palestina, Iran…e cresce l’incertezza sul futuro – sono poi nate nuove forme di disagio mentale, soprattutto tra i giovani.

Così "C'era una volta..." assume una inaspettata attualità dai toni grotteschi e tragici nello stesso tempo, invitandoci ancora una volta a seguire la lezione-esempio di Franco Basaglia - lo psichiatra che stimolò la legge 180, decretando il definitivo superamento dei manicomi in Italia - lezione che metteva al centro "la Persona" e la necessità della reciprocità nella relazione tra le Persone. 

Su “C’era una volta…” negli anni si sono accumulate decine di recensioni critiche: ci piace qui riportare il commento, che oggi appare quasi profetico, scritto dal critico Enrico Fiore nel lontano 2015: ”La situazione odierna, purtroppo, non appare diversa, poiché, se è stato eliminato il manicomio, non è stato eliminato ciò che stava dietro il manicomio. Scontiamo, tutti, la stessa condizione che fu degli ex matti. I meccanismi di potere ci privano del nostro «status» di persone e, dunque, della possibilità di stabilire un contatto vero e proficuo con gli altri. Siamo dei semplici numeri su un cartellino, appunto com’erano i ricoverati negli ospedali psichiatrici.”

Per maggiori informazioni: https://chille.it