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sabato 19 settembre 2026

"Tra suono, segno e colore", la mostra di Giuseppe Chiari alla Galleria Il Ponte di Firenze

25-09-2026
Venerdì 25 settembre 2026, dalle ore 11.00 alle 20.00, la Galleria Il Ponte di Firenze (via di Mezzo, 42/b) inaugura, dopo la pausa estiva, la nuova stagione espositiva con la mostra "Tra suono, segno e colore", una monografica dedicata a Giuseppe Chiari - una delle figure più poliedriche dell’arte della seconda metà del Novecento (musicista, compositore, artista concettuale, ideatore di performance di musica contemporanea e protagonista di Fluxus) - in occasione del centenario della sua nascita. All'inaugurazione è in programma il concerto di Chiara Saccone dalle ore 18.30. 

Dell’artista, il cui lavoro la galleria tratta da anni, avendo a lui dedicato nel tempo varie mostre, viene presentato fino al 13 novembre 2026 un nucleo omogeneo di partiture di grande formato realizzate nel corso degli anni Ottanta. Sono immagini fotografiche di spartiti, sia su carta lucida che opaca ed eliografie su carta da lucido o acetato, sulle quali Chiari interviene attraverso il suo linguaggio segnico con il colore di acrilici, penne feltro, pastelli.

"Il corpus di opere raccoglie un nucleo omogeneo di partiture dell’artista Fluxus e compositore Giuseppe Chiari (1926–2007), realizzate nel corso degli anni Ottanta e definite dall’adozione del grande formato. Tali lavori si configurano come esito avanzato della riflessione dell’artista sul nesso tra linguaggio musicale e ambiti artistici eterogenei, un’indagine condotta con continuità a partire dai primi anni Sessanta. In questo percorso, la partitura, originariamente intesa quale dispositivo finalizzato alla scrittura musicale, si trasforma progressivamente in un dispositivo concettuale autonomo e campo di sperimentazione estetica, capace di oltrepassare le tradizionali delimitazioni disciplinari e di ridefinire i rapporti tra notazione, immagine e gesto performativo.

È a partire dagli anni Settanta che Chiari inizia ad intervenire graficamente direttamente sugli spartiti musicali. In questa prima fase l’artista opera prevalentemente attraverso cancellature e sottrazioni eseguite a china nera su partiture musicali preesistenti. L’intervento, in questa fase, conserva ancora una relazione plausibile con la funzione originaria dello spartito: eliminando porzioni della notazione, l’artista genera una nuova possibilità di lettura e, potenzialmente, una seconda composizione musicale. La sottrazione musicale qui coincide con la sua riscrittura, ottenuta attraverso un gesto minimo che modifica profondamente il senso dell’opera originaria.

Progressivamente questo procedimento si modifica. Alla cancellazione si affianca l’introduzione del colore, che assume un ruolo sempre più determinante, fino a rendere la dimensione visiva predominante rispetto a quella musicale. La partitura musicale viene qui manipolata: fotografata, ingrandita e rielaborata mediante composizioni cromatiche a penna feltro vetrofanico su pentagramma, o stesure di campiture di colore acrilico, in una ricerca volutamente “impropria” sulla musica, che intende demistificare il sistema dell’arte e ridefinire la stessa possibilità di confinamento tra linguaggi artistici. Nel trattamento dello spartito, l’opera di Chiari si confronta con l’eredità del ready-made inaugurato da Marcel Duchamp, figura che l’artista ben conosce e a cui guarda con consapevolezza critica. Come l’oggetto comune, una volta sottratto alla quotidianità e ricollocato nello spazio dell’arte, anche la partitura viene estrapolata dal proprio contesto funzionale e investita di un nuovo statuto concettuale. Il gesto dell’artista non risiede nella creazione ex novo dell’immagine, quanto nella selezione, nello spostamento e nella manipolazione di un elemento preesistente, aprendo così ad un diverso orizzonte di senso.

Nelle grandi partiture degli anni Ottanta l'intervento si emancipa definitivamente dalla necessità di produrre una lettura sonora specifica: il gesto diventa più libero, autonomo, mentre lo spartito si configura come superficie pittorica sulla quale il segno grafico e il colore creano una nuova sintassi visiva. La stessa gestualità rappresenta per Chiari uno dei punti focali della sua ricerca artistica e musicale: il gesto dell’artista si fa progressivamente più astratto, avvicinandosi a una concezione dell’azione pittorica in cui il segno perde ogni funzione descrittiva e si afferma come traccia autonoma, anche in dialogo con le esperienze dell’action painting di Jackson Pollock e con una più ampia idea di musica come evento e non come forma rappresentativa.

Le composizioni cromatiche che attraversano queste partiture rivelano una fitta rete di riferimenti alla storia dell’arte moderna. Le scansioni geometriche e le articolazioni del piano rimandano alle esperienze cubiste di Georges Braque e Pablo Picasso; la costruzione cromatica, la libertà del segno e la tensione tra colore e struttura trovano una significativa consonanza con la koinè figurativa del Blaue Reiter, entro la quale si forma il linguaggio di Wassily Kandinsky. Non a caso, Kandinsky stesso si avvicina ad un simile impiego del colore nel tentativo di tradurre in termini sinestetici il vibrare del suono di alcuni strumenti musicali. In questo senso, più che la volontà di inscrivere la scrittura musicale entro una tradizione della modernità pittorica, l’interesse di Chiari si legava alla possibilità di proseguire la propria attività attraverso il circuito delle gallerie d’arte, che ha rappresentato per l’artista un elemento centrale e imprescindibile per la valorizzazione e la diffusione del suo lavoro." Elena Colzi, 2026

Giuseppe Chiari nasce a Firenze il 26 settembre 1926. Intraprende studi di ingegneria e studia pianoforte e composizione privatamente. Inizia a comporre nel 1950 su basi razionali e matematiche dopo avere fondato a Firenze, nel 1947, un jazz club. Nel 1960 è uno dei cofondatori, assieme a Pietro Grossi, dell’associazione “Vita Musicale Contemporanea”, presieduta dal fisico Giuliano Toraldo di Francia e frequentata, tra altri, da Sylvano Bussotti e Heinz Klaus Metzger che lo introduce nell’avanguardia internazionale. Con Bussotti organizza nel 1962 l’esposizione itinerante Musica e Segno (Roma, Galleria Numero, e Buffalo, Creative and Performing Art Center), e nel 1964 coordina con Daniela Palazzoli e Gianni-Emilio Simonetti la mostra Gesto e Segno alla Galleria Blu di Milano. Nel settembre del 1962 Frederic Rzewski esegue l’opera Gesti sul piano al Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik di Wiesbaden e, dopo la pubblicazione di “La strada” (1965) nelle edizioni curate da George Maciunas, il nome di Chiari sarà indissolubilmente integrato alle attività del gruppo Fluxus. Nel 1963 sempre Rzewski esegue la sua opera di musica d’azione Teatrino alla Judson Hall di New York, nel corso del First Avant Garde Festival organizzato da Charlotte Moorman. Nello stesso anno crea scalpore l’opera Per arco eseguita da Italo Gomez durante la IV Settimana Internazionale Nuova Musica di Palermo, poi riproposta più volte, a partire dall’anno successivo, dalla stessa Moorman che la inserì stabilmente nel proprio repertorio. Inizia negli stessi anni a collaborare al periodico “Marcatré “ che annovera tra i suoi curatori, per i contenuti musicali, il compositore Vittorio Gelmetti. È il periodo in cui Chiari stringe importanti sodalizi anche con altri esponenti di rilievo della scena musicale d’avanguardia tra i quali si annoverano, oltre ai nomi già citati, Jon Phetteplace, Alvin Curran, Richard Teitelbaum – animatori con Rzewski del gruppo d’improvvisazione Musica Elettronica Viva (MEV) –, Steve Lacy, Cornelius Cardew, con i quali si esibisce in diversi concerti. Nel biennio 1963-64 aderisce alla fondazione in Firenze del Gruppo 70 con i poeti visivi Sergio Salvi, Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, e i pittori Antonio Bueno e Silvio Loffredo, partecipando ai convegni Arte e Comunicazione e Arte e Tecnologia tenuti al Forte Belvedere, e contribuendo a organizzare nel dicembre 1963 la prima mostra collettiva del gruppo, Tecnologica, presso la Galleria Quadrante. A partire dal 1964 Chiari inizia una nuova fase della sua attività: l’autopresentazione di sé e delle proprie opere al fine di demistificare in modo radicale la frattura esistente tra autore, esecutore e ascoltatore. Quale logica estensione di questa pratica performativa, dal 1965 inizia a elaborare vari Metodi per suonare che comprendono metodi per pianoforte, chitarra, acqua, crepitacoli, sonagli, sassi, videocamera, o per suonare rompendo. Ogni metodo parte da considerazioni oggettive sulla natura degli strumenti, degli oggetti o della materia a disposizione, invertendone reciprocamente le funzioni: materiali concreti senza funzioni specifiche assumono una funzione musicale; oggetti senza funzione musicale sono trattati come se fossero materia, senza funzione, o strumenti musicali; strumenti musicali sono trattati come se fossero materia o oggetti senza funzione musicale. A partire da questa attitudine, Chiari estende la propria riflessione comportamentale alla decostruzione dell’utilizzo dei media (Video Concert, TV Happening), o alla relazione analitica con l’ambiente nelle sue declinazioni domestiche (da Suonare la stanza sino al Concerto per luci degli anni ’90) e urbanistico-sociali (Suonare la città che esordì nella manifestazione Campo Urbano di Como nel 1969). La preminenza del segno grafico nelle sue partiture come espediente per definire la logica processuale e non deterministica della propria musica, non resterà inavvertita da John Cage che incluse Chiari nella monumentale antologia Notations pubblicata nel 1969 a New York dalla Something Else Press. Significativo, alla fine del 1970, l’incontro con il pianista Giancarlo Cardini, con il quale condivide per breve tempo alcuni concerti in duo; Cardini divenne in seguito uno dei più assidui e fidati interpreti delle opere di Chiari. Contestualmente alla pratica performativa, agli inizi degli anni ’70 Chiari intraprende una feconda e da allora ininterrotta attività espositiva, con personali che si susseguono nelle gallerie Milano (Milano, 1970), Il Centro (Napoli, 1970), Toselli (Milano, 1971 e 1973), LP 220 (Torino, 1972), René Block (Berlino, 1973), partecipando inoltre a importanti rassegne internazionali – Biennale di Venezia (1972, poi 1976 e 1978), Documenta 5 (Kassel, 1972), Contemporanea (Roma, 1974), Projekt 1974 (Colonia, 1974) – che lo affermano sulla scena dell’arte concettuale europea. Ha anche inizio un’intensa attività pubblicistica: nel 1969 esce per l’Editore Lerici Musica senza contrappunto nella collana Marcalibri curata da Magdalo Mussio, a cui seguiranno, negli anni successivi, Senza titolo (Milano, Toselli, 1972), Musica madre (Milano, Prearo, 1973), Arte (Milano, Toselli, 1974), Teatrino (Brescia, Banco/Nuovi Strumenti, 1974) e, a cura di Gillo Dorfles, Metodo per suonare (Torino, Martano, 1976). A partire dal 1972 si afferma quale tratto distintivo dell’opera di Chiari la produzione di statements tracciati a caratteri cubitali su vari supporti e con varie tecniche (china, pennarello, gesso, timbri). Nel 1976 partecipa alla Biennale di Venezia nella sezione Attualità Internazionali 1972-76 proponendo la performance La confessione. Nel 1978 è nuovamente invitato alla Biennale nella Sezione Italiana, dove esegue con un gesso la scritta murale L’arte è una piccola cosa. Nel 1982 partecipa a Wiesbaden alla mostra 1962 WiesbadenFLUXUS 1982, celebrativa del ventennale della nascita del gruppo Fluxus. Nel giugno del 1983 presenta al Salone Villa Romana di Firenze la mostra antologica Music is Easy (Opere 1963-1983), e nel 1984 è invitato per la quarta volta alla Biennale di Venezia nell’ambito della sezione Arte, ambiente, scena con un suo videotape. Nello stesso anno pubblica per la Edition Copie di Hannover il libro plurilingue Aesthetik. Tra le numerose mostre personali e antologiche che si susseguono nel periodo si segnalano: Extra, Firenze, Galleria Vivita, 1986; Giuseppe Chiari: Opere 1962-1986, Milano, Galleria Milano, 1986; Chiari, S. Leucio – Caserta, Centro Culturale Belvedere, 1987; Viva, Genova, Studio Leonardi, 1988. Le successive esposizioni collettive Happening & Fluxus, Parigi, Galerie 1900-2000, 1989, e Ubi Fluxus ibi motus, Venezia, Ex Granai della Repubblica alle Zitelle, 1990, lo consacrano come l’esponente italiano più accreditato di questo movimento. Parallelamente, con la pubblicazione di Dubbio sull’armonia (Firenze, Hopefulmonster, 1990), Chiari intraprende una doviziosa ricerca documentaria sui modelli di concettualizzazione dell’esperienza musicale, analizzando la funzione transitoria e il senso solo relativo della loro affermazione storica. Questa ricognizione, iniziata qualche anno prima con la pubblicazione di Osservazioni su Zarlino/Riemann (Firenze, ed. in proprio, 1987) e Biblioteca musicale (Firenze, ed. in proprio, 1989), sarà poi proseguita sistematicamente con i libri Analisi della parolaTonalità” secondo F.J. Fétis con una nota su Il caso Monteverde. Firenze, 1992 (Firenze, ed. in proprio, 1996), Helmholtz. Firenze, 1992 (Napoli, Ulisse & Calipso, 1997), Trattato di musica (Napoli, Ulisse & Calipso, 1994), Storia dei modelli musicali. Firenze, 1995 (Firenze, Edizioni Meta, 1996), Indici di libri di musica teorica in ordine temporale storico. Firenze, 1996 (Napoli, Ulisse & Calipso, 1999), Storiografia. Firenze, 1996 (ed. fototipica privata), Fantamusicologia (Roma, Silenzio, 1998), e Musicologia triviale (Firenze, Edizioni Meta, 1998). Nel 1994 pubblica il libro Teoria (Genova, Leonardi), che estende un’analoga riflessione alla decostruzione degli statuti ideologici che sostengono la prassi artistica e la sua ricezione storico-critica. Ampie panoramiche della sua produzione visuale sono state presentate in varie esposizioni, tra le quali si ricordano Conceptual Music, Chiavari, Palazzo Rocca – Spazio multimediale per l’Arte Contemporanea Ex Chiesa di S. Francesco, 1996; Collage, Rocca di Umbertide – Centro per l’Arte Contemporanea, Umbertide (Perugia), 1996; Una canzone, Milano, B&D Studio Contemporanea, 1997; Bianco e nero, Prato, 1998. Nel 1999 pubblica il libro Frasi in occasione della propria personale alla Galleria Martano di Torino. Seguiranno altre rilevanti esposizioni retrospettive (Musica et cetera, Pistoia, Palazzo Fabroni, 2000-01; Quit Classical Musik, Kassel, Kunsthalle Fridericianum, 2001; Le scelte trasgressive, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna, 2005; Mi hanno cercato, Firenze, Galleria Il Ponte, 2006), oltre alla sua costante inclusione in tutte principali collettive dedicate al movimento Fluxus, non ultima la mostra celebrativa del cinquantennale del movimento, Fluxus at 50, ospitata dal Museum Wisbaden nel 2012. La sua discografia comprende: S2FM – Studio di Fonologia Musicale di Firenze: Musica programmata, LP allegato a “1985 la musica”, II, n. 11, marzo 1986, e i CD Daniele Lombardi, piano: Pennisi – Grossi – Chiari – Cardini – Montis, Edipan PAN CD 3065 (1998); Suono Segno Gesto Visione a Firenze: D. Lombardi – G. Cardini – S. Bussotti – G. Chiari, Fondazione Atopos ATP 009 (2000); Giuseppe Chiari: Antologia 1950-1970, Silenzio Edizioni SEAC0l (2000); Suono Segno Gesto Visione a Firenze 2: P. Grossi – G. Chiari – G. Cardini – A. Mayr – D. Lombardi – M. Aitiani – S. Maltagliati, Fondazione Atopos ATP 010 (2008); Giuseppe Chiari – Piero Mottola: Opere ed emissioni, Gangemi Editore (2010). Nel 2010 l’etichetta Die Schachtel pubblica in duplice LP+CD Edition l’album Giuseppe Chiari +/ ̶ – Daniele Lombardi Costellazioni (DSART 07+09), che documenta il concerto del 28 settembre 2006 al Saloncino del Teatro della Pergola di Firenze organizzato in onore di Giuseppe Chiari per il suo ottantesimo compleanno, con la partecipazione di Frederic Rzewski, Giancarlo Cardini e Daniele Lombardi a fianco dell’autore. Si spegne a Firenze il 9 maggio 2007.

Per ulteriori informazioni: https://www.galleriailponte.com