A più di vent’anni dalla prima pubblicazione, WUDZ Edizioni riporta in libreria un saggio fondamentale per capire la cultura rave, la musica elettronica, i sound system e l’immaginario che ha trasformato le piste da ballo in laboratori sociali, politici e creativi: “Sulle rotte del rave. Dj’s party e piste da ballo da Goa a Londra, da Bali a Ibiza” di Pierfrancesco Pacoda, critico musicale e saggista tra le voci più autorevoli in Italia nello studio delle culture giovanili, della musica e degli stili di vita contemporanei.
Pubblicato per la prima volta nel 2002, il libro torna oggi in una nuova edizione arricchita dalla prefazione di Vanni Santoni e dalla postfazione di Pier Luigi Sacco, confermandosi non soltanto come un documento storico prezioso, ma anche come una mappa sorprendentemente attuale per comprendere una stagione che ha rivoluzionato il modo di vivere la musica, il corpo, lo spazio pubblico, la notte e le forme della comunità.
Da Londra a Goa, da Ibiza a Bali, da Chicago a New York, passando per San Paolo, Thailandia, Oslo, Cipro, Russia, Budapest e Miami, Pacoda costruisce un viaggio dentro le rotte globali della cultura rave: feste illegali, sound system, club, spiagge, capannoni, centri sociali, radure e periferie diventano i luoghi di una geografia alternativa, dove la musica non è semplice intrattenimento, ma combustibile creativo, esperienza collettiva, contaminazione culturale e possibilità di trasformazione sociale.
A più di vent’anni dalla sua prima uscita, “Sulle rotte del rave” arriva nuovamente in libreria in un momento in cui la cultura rave è tornata al centro del dibattito pubblico. Norme anti-rave, criminalizzazione dei raduni non autorizzati, crisi degli spazi indipendenti, gentrificazione della notte e, al tempo stesso, crescente riconoscimento della club culture come forma culturale a tutti gli effetti, riportano al centro una domanda ancora aperta: cosa resta oggi della festa come spazio di libertà, conflitto, desiderio e immaginazione collettiva?
È in questa frattura che si colloca l’attualità del libro di Pacoda. Non un esercizio di nostalgia, ma una chiave per leggere il presente: perché le rotte del rave sono ancora oggi rotte di trasformazione urbana, sociale e culturale. In un tempo in cui la musica dal vivo, i festival, i club e gli spazi culturali sono sempre più attraversati da logiche di mercato, normalizzazione e controllo, il volume torna come un manifesto contro l’immobilismo e come una riflessione sulla potenza della musica come agente di ibridazione, comunità e libertà.
“Sulle rotte del rave” racconta una scena in movimento continuo, attraversata da nomadismo techno, trance psichedelica, club culture, cultura DIY, estetiche post-punk, suggestioni hippie, immaginari tribali e sperimentazioni elettroniche. Un universo in cui la pista da ballo smette di essere soltanto un luogo del divertimento e diventa un laboratorio caotico di linguaggi, visioni, costumi e nuove forme di convivenza.
Nella prefazione, Vanni Santoni parte dal ricordo della Londra dei primi anni Duemila, quando quartieri come Brixton, Shoreditch e Camden erano ancora attraversati da squat, sound system, free party e scene underground. Tornando in quei luoghi molti anni dopo, Santoni li ritrova profondamente cambiati: più normalizzati, più commerciali, lontani dall’energia controculturale che li aveva resi centrali nell’immaginario rave. Proprio da questa distanza nasce il cuore della sua lettura: il mondo raccontato da Pacoda è in parte scomparso, ma il libro resta attuale perché mostra come la cultura rave non sia mai stata soltanto una moda musicale. È stata, e in molte forme continua a essere, una pratica collettiva fatta di musica, comunità, libertà, spostamento e resistenza.
La postfazione di Pier Luigi Sacco, intitolata “Il caveau e la spiaggia”, allarga invece lo sguardo oltre le rotte raccontate da Pacoda. Sacco legge il libro come un documento prezioso di un’epoca, ma anche come un punto di partenza per comprendere ciò che è venuto dopo nella storia della musica elettronica e della club culture. Il suo contributo mette in relazione il viaggio di Pacoda con altre geografie fondamentali: Detroit, dove la tecnologia diventa immaginazione del futuro; Berlino, dove il suono elettronico si ricostruisce dentro le rovine della città divisa; e tutti quegli spazi temporanei — spiagge, club, magazzini, capannoni, periferie — in cui la musica ha saputo generare nuove forme di socialità e visione culturale.
Nel volume, le piste da ballo diventano luoghi di attraversamento: dalle spiagge iconiche di Ibiza alle feste della Luna Piena sulle dune di Goa, dal carnevale giamaicano di Portobello Road ai club storici di Chicago, culla della house music. Pacoda mappa un viaggio epico dentro un popolo senza bandiere e senza confini, capace di generare un “oceano di suono” e di influenzare moda, design, arti visive, stili di vita e immaginari contemporanei.
Pierfrancesco Pacoda, critico musicale e saggista, si occupa da anni di culture giovanili, con particolare attenzione alla relazione tra musica e stili di vita. Ha scritto numerosi saggi, tra cui “Potere alla parola” per Feltrinelli, “Hip hop italiano” per Einaudi, “Riviera club culture”, “La rivolta dello stile” con Ted Polhemus e “Io, DJ” con Claudio Coccoluto. È co-curatore del Master in Produzione e Promozione della Musica all’Università di Bologna, dove insegna anche al Master di giornalismo. Scrive regolarmente su il Resto del Carlino, collabora con La Stampa, D, Atlante di Treccani e fa parte del gruppo di autori dell’Enciclopedia della Musica Treccani 1900-2025, curata da Sandro Cappelletto.
Per maggiori informazioni: https://www.wudzedizioni.com