Al “Festival Storie differenti. Da Dario Fo a Don Chisciotte” dei Chille de la balanza due appuntamenti, due linguaggi e due storie diverse, unite dalla capacità del teatro di interrogare il presente, dare voce agli invisibili e mettere in discussione ciò che sembra immutabile.
Giovedì 10 settembre alle ore 21 va in scena “Tace il labbro”, produzione del Teatro Scientifico di Verona liberamente ispirata a Giorni felici di Samuel Beckett; venerdì 11 settembre, sempre alle 21, Claudio Ascoli dei Chille presenta “Dario Fo e Don Chisciotte. L’arte ostinata di cambiare il mondo”, una serata dedicata al grande autore e attore italiano e alla sua straordinaria capacità di fare del teatro uno strumento di libertà, critica e trasformazione.
È proprio quest’ultimo appuntamento a costituire uno dei momenti più significativi del Festival. Ascoli propone un testo scritto per l’occasione, arricchito da imperdibili video-interviste di Gianni Minà a Dario Fo, Franca Rame ed Enzo Jannacci, per costruire un dialogo ideale tra memoria, teatro e presente.
Dario Fo e Don Chisciotte sono accomunati da una stessa ostinazione: rifiutare una realtà data per immutabile e provare, attraverso l’immaginazione, la parola e il gesto, a cambiarla. Non è soltanto un parallelo letterario, ma una vera e propria “parentela morale”.
“Provate a immaginare la scena. Una strada polverosa della Mancia. Un uomo alto, magro, un po’ malconcio, con un’armatura che ha conosciuto tempi migliori. In testa un elmo che forse è un catino da barbiere. Sale in sella a un cavallo che il mondo considera un ronzino e che lui chiama Ronzinante come se bastasse cambiare il nome alle cose per restituire loro la dignità perduta. È don Chisciotte.
Adesso cambiate scena. Un uomo entra in teatro. Non porta una lancia ma una voce. Non ha un cavallo ma un palcoscenico. Con un tavolo, una sedia e il proprio corpo riesce a evocare papi, re, contadini, pazzi, giullari, soldati, santi e imbroglioni. Anche lui viene spesso guardato con sospetto. Disturba. Fa ridere. Dice ciò che (forse) sarebbe più comodo tacere. Quell’uomo è Dario Fo.”
Da questa suggestione prende avvio una riflessione sul teatro come atto di disobbedienza e sulla condizione dei giovani attori di oggi, in un’epoca nella quale il teatro può apparire “inattuale”, ma proprio per questo continua a essere necessario. La serata sarà anche l’occasione per giocare con alcuni divertenti momenti del Manuale minimo dell’attore di Dario Fo, alternando riflessione, memoria e affabulazione, in un ideale passaggio di testimone verso il gran finale del Festival, sabato 12 settembre.
L’ingresso è libero con prenotazione consigliata. Posti limitati. Info e prenotazioni: tel./WhatsApp 335 6270739, mail info@chille.it.
Ad aprire il percorso, giovedì 10 settembre alle 21, sarà “Tace il labbro”, scritto da Jana Balkan e diretto da Isabella Caserta, che sarà anche in scena insieme ad Alessandra Marigonda, attrice LIS, e alla danzatrice Martine Susana.
Liberamente ispirato a Giorni felici di Samuel Beckett, lo spettacolo del Teatro Scientifico racconta una donna sola, bloccata in una condizione di immobilità fisica ed emotiva, che si aggrappa ostinatamente a una quotidianità fatta di parole e gesti ripetitivi per tentare di nascondere un dolore profondo. La sua anima è divisa in tre interpreti, che ne restituiscono voce, corpo e gesto in un continuo dialogo tra parola, silenzio e movimento.
Definito dalla critica un’opera “graffiante e delicata”, “Tace il labbro” porta al centro l’invisibilità di chi viene dimenticato, soprattutto le donne, e la disperazione muta di chi non riesce più a farsi ascoltare. La presenza della Lingua dei Segni rende inoltre lo spettacolo accessibile alle persone sorde e rafforza il suo messaggio di inclusione.
Per questo spettacolo l’ingresso intero costa €12, il ridotto Coop/Arci/CGN €10. Prenotazione obbligatoria con pagamento anticipato: tel./WhatsApp 335 6270739, mail info@chille.it.