Dall’11 settembre all’11 ottobre 2026 torna Fabbrica Europa con la sua XXXIII edizione, un festival diffuso che attraversa Firenze tra teatri, musei e spazi inconsueti della città: Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Goldoni, Teatro Puccini, Teatro Cantiere Florida, PARC Performing Arts Research Centre, Museo Marino Marini, Museo Novecento, ex Centrale termica Fiat di Novoli, Manifattura Tabacchi, Tenax, Frittelli Arte Contemporanea, MAD Murate Art District.
Il Festival si estende al Teatro Era di Pontedera che accoglie un evento di teatro internazionale, e al Polo di Prato dell’Università di Firenze dove si tiene il convegno Ascoltare il Mediterraneo.
In un tempo segnato da conflitti, cambiamenti profondi e nuove forme di distanza, Fabbrica Europa interroga il presente a partire da ciò che può ancora generare dialogo, confronto, condivisione.
Lo fa attraverso i corpi, le voci, le memorie e le identità; attraverso processi artistici che oltrepassano geografie, culture e linguaggi, intrecciando radici e contemporaneità, esperienza individuale e dimensione collettiva, pratiche performative e realtà virtuale.
Il Mediterraneo, con le sue stratificazioni e conflitti, si manifesta come spazio aperto a circolazioni e contaminazioni. Un luogo in cui il passato non è materia da custodire, ma presenza da riattivare; in cui il rito diventa forma di conoscenza e trasmissione, la memoria uno strumento per leggere il nostro tempo, il corpo un territorio politico e sensibile in cui si inscrivono identità, desideri, ferite e trasformazioni.
Danza, teatro, musica, performance, ricerca sonora, tecnologie immersive compongono così un paesaggio plurale, animato da una tensione comune: cercare nuove forme di relazione in un mondo in cui i legami sono continuamente messi in discussione e ridefiniti.
Una domanda accompagna il Festival: come possiamo stare insieme? Non per ricondurre le differenze a una sintesi, ma per riconoscerle, abitarle, percorrerle senza cancellarne la complessità. Per farne ricchezza, occasione di scoperta, di crescita, di slancio umano e creativo.
Dance People di Omar Rajeh introduce uno dei nuclei centrali: la relazione tra individuo e collettività, intorno a temi quali appartenenza, partecipazione e reciprocità. Una riflessione sulle molteplici forme dello stare insieme e dell’abitare il mondo, che apre simbolicamente questa edizione.
Con Omar Rajeh la danza diventa così gesto condiviso e pratica democratica che rimette al centro quel senso di comunità che un Mediterraneo plurale esprime con le sue geografie mobili. Un Mediterraneo fatto di culture che si incontrano e si trasformano prende forma nella ricerca del compositore libanese Rabih Abou Khalil, nell’inedita collaborazione musicale tra l’armeno Arto Tunçboyacıyan, il turco Derya Türkan e il francese Michel Godard, nelle indagini della poeta performativa italo-marocchina Wissal Houbabi e nel lavoro nato in Palestina di Mai Mai Mai, musicista e produttore italiano. Roberto Olivan, Clémentine Telesfort, Pino Basile tra danza e musica intrecciano le traiettorie di Spagna, Francia e Italia, mentre la portoghese Ana Lua Caiano contamina avant-folk, elettronica e tradizione.
Miti, radici ed eredità diventano materia per interpretare il presente: dalla tragedia riletta nella sua dimensione arcaica da Alessandro Serra, alla forza trasformativa del rito di ResExtensa; dalla matrice popolare salentina di Rachele Andrioli, alla tradizione musicale cretese di George Xylouris.
Il corpo, individuale e collettivo, intimo e politico, diventa spazio di memoria, tensione e relazione: Marine Fernandez ne indaga le trasformazioni nel tempo; Daniele Bianco lo esplora come organismo fluido e permeabile; Silvia Calderoni e Ilenia Caleo ne fanno paesaggio di stati affettivi e perturbazioni; Ludovica M. Poerio e Sergio Beercock ne restituiscono la forza generativa. Giovanfrancesco Giannini, Fabio Novembrini e Roberta Racis riflettono sulla caducità della materia, mentre con (LA)HORDE e Jill Crovisier il corpo sprigiona energia corale, tra ritmi urbani, natura e istinto. Per Philippe Kratz è sospeso fra sostegno e conflitto; in Motus si misura con l’esclusione e la violenza; con CapoTrave esprime istanze sociali e politiche. Infine, Jaroslaw Fret porta in scena corpi e parole di donne rifugiate che rivendicano la propria dignità.
La relazione tra voci, suoni e linguaggi apre nuove forme di ascolto: dalle vibrazioni degli otto violoncelli con Francesco Dillon al dialogo tra voce e pianoforte di Maria Cortesi e Simone Graziano; dall’energia ritmica e vocale di Evita Polidoro agli ambienti sonori immersivi di Riccardo La Foresta, Akasha e Roxy Ceron; dalle ninnananne raccolte da Saverio Lanza all’ensemble elettrico di Wayne Horvitz; dall’installazione video e concerto di Fosca all’incontro fra poesia, corpo e musica elettronica di Ivona.
Le tecnologie immersive di CREW ridefiniscono l’esperienza e la percezione, mettendo in discussione i confini tra reale e virtuale. Con Schnitt e Aoi Yamaguchi suono, gesto e arte digitale si intrecciano.
Tra gli artisti emergenti, Flavia Dule e Beatrice Guastalla, CollettivO.Scena, Pierandrea Rosato, Aura Calarco e Stefania Menestrina, Anna Pesetti, Jonathan Bertolai e Ian Gualdani e i giovani autori di Dentro il contemporaneo: Maria Priscilla Cornacchia, Arianna Delle Gemme, Alvise Gioli, Marcello Malchiodi, Lorenzo Dino Marchionni e Giovanna Seccia.
«Fabbrica Europa rappresenta da oltre trent’anni uno degli appuntamenti più significativi della scena culturale toscana e un luogo privilegiato di incontro tra linguaggi, culture e sensibilità diverse – afferma l’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti. Anche questa edizione conferma la capacità del Festival di guardare oltre i confini, mettendo in relazione artisti provenienti da tutto il mondo e facendo della Toscana uno spazio aperto al confronto e alla sperimentazione. Particolarmente importante è la scelta di porre al centro il Mediterraneo, non soltanto come luogo geografico, ma come spazio di dialogo, contaminazione e costruzione di nuove relazioni. In un momento segnato da conflitti e divisioni, la cultura può aiutarci a riconoscere le differenze come una ricchezza e a ricostruire occasioni di ascolto e di comunità. È questo il valore di Fabbrica Europa, che la Regione Toscana sostiene con convinzione: utilizzare la forza della danza, della musica, del teatro e dei linguaggi contemporanei per interrogare il nostro tempo e immaginare nuove possibilità di convivenza».
«Alla sua trentatreesima edizione, Fabbrica Europa si conferma uno dei pilastri più innovativi e coraggiosi del panorama culturale fiorentino – ha detto l’assessore alla cultura del Comune Giovanni Bettarini. In un momento storico segnato da complesse trasformazioni globali, il festival dimostra come l'arte, il teatro e la danza possano essere potenti strumenti di riflessione critica e di dialogo tra i popoli. Portare oltre 130 artisti internazionali in 13 spazi diffusi su tutta la città significa trasformare Firenze in un cantiere vivo e aperto sul Mediterraneo, dove il linguaggio del contemporaneo abbatte i confini, accoglie il dubbio ed esplora nuove prospettive per il futuro. Come Amministrazione siamo orgogliosi di sostenere un'iniziativa che continua a posizionare la nostra città al centro delle grandi rotte della ricerca artistica mondiale».
«Anche attraverso il sostegno al Festival Fabbrica Europa – afferma Barbara Tosti, responsabile del Settore Arte, Attività e Beni Culturali di Fondazione CR Firenze – rinnoviamo il nostro impegno a sostegno della cultura, con oltre 12 milioni di euro nel 2026 destinati a 344 realtà del nostro territorio d’intervento. Un investimento che interessa l’intera filiera culturale e che nasce dalla convinzione che la cultura sia uno strumento fondamentale di crescita, partecipazione e coesione sociale. In questo quadro, lo spettacolo dal vivo rappresenta uno degli assi di intervento della Missione Cultura, che opera con le altre Missioni, per il perseguimento dello scopo statutario della Fondazione, di utilità sociale».
«La XXXIII edizione di Fabbrica Europa – afferma Claudia Sereni, consigliera con delega alla Cultura della Città Metropolitana di Firenze - conferma il ruolo fondamentale del Festival come piattaforma internazionale dedicata alle arti performative contemporanee. Un progetto che trasforma Firenze in un laboratorio creativo aperto, capace di mettere in dialogo culture, generazioni e linguaggi diversi. Un palcoscenico vivo e multidisciplinare che pone la sperimentazione, la ricerca e la pluralità tra i suoi valori fondanti».
Per maggiori informazioni: www.fabbricaeuropa.net