Per la decima edizione del Festival internazionale «FloReMus. Rinascimento Musicale a Firenze», martedì 15 settembre 2026 alle 19, all’Auditorium di Santa Croce al Tempio (via di San Giuseppe, Firenze; ingresso € 5) concert à boire dell’Ensemble Carmina Ludenda (Viola Conti: soprano, viola da gamba; Tommaso Tarsi: liuto rinascimentale, Cesare Giuffredi: chitarra rinascimentale, liuto rinascimentale), dal titolo Una corona francese con una corte italiana. L’influenza del Rinascimento italiano alla corte Valois. Musiche di Alberto da Ripa, Guillaume Morlaye, Adrian Le Roy.
Dopo aver conosciuto le realtà delle corti italiane del Rinascimento durante le sue campagne militari, le ambizioni di Francesco I di Francia per il suo regno erano quelle di rinnovarlo ispirandosi al modello italiano. La Francia Valois divenne rapidamente un luogo accogliente per gli artisti e umanisti italiani: Leonardo Da Vinci, Andrea del Sarto, il Rosso Fiorentino, il Primaticcio, Benvenuto Cellini ed umanisti fiorentini di fazione repubblicana, anti-medicea quali Luigi Alamanni, Antonio Brùcioli e Zanobi Buondelmonti, nonché il liutista virtuoso Alberto da Ripa, furono accolti dalla corte reale francese non solo per l’esperienza nella loro arte ma anche per la loro formazione intellettuale che sarebbe servita a stabilire un certo clima di alta cultura con l’obiettivo di innalzarne il prestigio.
In particolare, la Francia fu il Paese che vide una vasta diffusione della chitarra tra i cortigiani amatoriali; fu lì che si stamparono le serie di libri di intavolature esclusivamente per questo strumento dal 1550; includendo molte poesie musicate tra cui quelle del poeta di corte Mellin de Saint-Gelais, che era cresciuto in Italia – dove aveva imparato a declamare al liuto – ed era anche l’insegnate d’italiano e di chitarra dei figli del re. Le chansons – che erano il mezzo prediletto per il corteggiamento – erano quasi sempre sul tema dell’amore e Saint-Gelais accompagnava le sue poesie cantate su forme di danza di corte quali la gagliarda, la pavana e su composizioni quali quelle del franco-fiammingo Jacques Arcadelt. Un trattato anonimo del 1556 sul modo di suonare il liuto e la chitarra descrive come ormai da 12-15 anni si suonava più la chitarra del liuto in Francia. Le opere della generazione di liutisti francesi che seguì da Ripa, tra cui Guillaume Morlaye e Adrian Le Roy, dimostrano una fortissima influenza italiana dovuta al liutista virtuoso.
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