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venerdì 09 ottobre 2026

Dipinti e Arredi Antichi 2026, il nuovo catalogo della galleria Tornabuoni Arte di Firenze

03-10-2026

Tornabuoni Arte - Arte Antica presenta, sabato 3 ottobre 2026, ore 17.30, nella sede di via Maggio, 40r, a Firenze, il nuovo catalogo Dipinti e Arredi Antichi 2026, coronamento delle celebrazioni del ventennale di attività della galleria, fondata da Roberto Casamonti nel 2006. Un’occasione speciale che riunisce una selezione di opere di particolare qualità, tra nuove acquisizioni e lavori già presentati negli anni in occasione delle diverse iniziative della galleria. Un percorso che, come ogni anno, nasce dal gusto e dalla ricerca del suo fondatore, capace di spaziare attraverso secoli e differenti tipologie artistiche, alla ricerca di opere accomunate dalla qualità, dalla rarità e dall’armonia. 

Il più antico dipinto del catalogo è un “colmo”, una Madonna in trono col Bambino tra i Santi Giuliano Ospedaliere e Antonio Abate, entro un’anconetta tipica della cultura fiorentina tardogotica: un’opera deliziosa di Giovanni di Tano Fei, artista raffinato legato alla cultura di Agnolo Gaddi. A questa si affianca una tavola veneziana dello stesso periodo, la Madonna col Bambino e Angeli di Zanino di Pietro, tra i pittori più rappresentativi del tramonto del gotico a Venezia, che seppe unire l’espressività della tradizione bolognese alle eleganze gentiliane che si diffondevano in laguna.

Si torna a Firenze per una serie di sculture di grande rilievo: la bellissima Madonna con il Bambino, in stucco policromo, accostata da Enzo Carli a Luca della Robbia, e un Tabernacolo eucaristico dalle linee pienamente rinascimentali, con inserti all’antica, nel quale Giancarlo Gentilini ha riconosciuto negli angeli in preghiera caratteri tipici di Andrea della Robbia.

Ancora un tondo, ma forse lucchese più che fiorentino, è la Madonna col Bambino e Angeli di un pittore ancora sfuggente, il Maestro del Tondo Greenville, probabilmente seguace di Perugino nei suoi anni fiorentini, forse collaboratore anche di Michele Ciampanti a Lucca e che, come dimostra questo bel dipinto, guarda alle opere estreme di Filippino Lippi.

Tra le opere più antiche del catalogo si distingue anche il Ritratto di giovane, ricondotto alla cerchia di Gianfrancesco Maineri, pittore parmense con addentellati culturali a Ferrara e Bologna.

Di particolare interesse è anche lo stucco con la Sacra Famiglia e San Giovannino, della bottega di Jacopo Carucci detto il Pontormo, che gli studi riconducono a un originale dell’artista.

Una Madonna con Bambino e San Giovannino di Francesco Brina, o del Brina, testimonia la fortuna di queste composizioni durante tutto il Cinquecento: la qualità della pittura, accordata su toni freddi e con una luce livida, è caratteristica del manierismo fiorentino. Alla medesima stagione appartiene il Ritratto di Piero Strozzi, opera della cerchia di Alessandro Allori, definita nel testo critico come una “gioviana”.

Straordinario per lo stato di conservazione, anche della cornice originale, è il grande Polittico lombardo attribuito alla maturità di Francesco de Tatti, artista varesino che unisce la tradizione avviata a Milano da Leonardo da Vinci, riverberata dalla bottega dei Luini, alla nuova corrente di maniera portata da Gaudenzio Ferrari. Il polittico raffigura San Pietro in cattedra tra i Santi Cosma, Damiano, Sebastiano e un Santo Vescovo.

Sfogliando il catalogo si incontrano immagini sensuali del XVII secolo, come i due dipinti Venere e Adone e Venere e amorini, rispettivamente di Pietro Liberi e Marco Liberi, oppure la grande tela con il Ratto di Deianira del cosiddetto Maestro o Monogrammista G.M., sigla dietro cui verosimilmente si cela Giovan Battista Marcola, pittore trentino di solida cultura veronese. Tra le opere di maggiore intensità narrativa si segnalano inoltre Olindo e Sofronia di Luca Giordano e Diana e le ninfe sorprese da Atteone di Francesco Albani.

La selezione accurata di paesaggi, capricci e vedute architettoniche testimonia il gusto da sempre raffinato di Roberto Casamonti. La Veduta di Castel Sant’Angelo a Roma di Gaspar van Wittel, detto il Vanvitelli, una delle espressioni più alte di quella pittura di genere tornata al centro degli interessi del collezionismo. Accanto, la Veduta di fantasia del Tevere di Giorgio Cerani, detto “Giorgio dei Paesi”, e i capricci architettonici di Viviano Codazzi e Adriaen van der Cabel, di Niccolò Codazzi e, attribuito a Charles-Louis Clérisseau, un Capriccio architettonico con il Colosseo.

Affascinanti le nature morte e gli immancabili strumenti musicali cremonesi di Bartolomeo Bettera e del figlio Bonaventura, un nucleo di opere che, per importanza, rappresenta quasi una collezione a sé. Completano il genere il Vaso di fiori con garofani, rose e narcisi doppi di Giovanni Stanchi, la Natura morta con mazzo di fiori in vaso di Bartolomeo Bimbi e la Natura morta monumentale con tappeto rosso di Jean-Baptiste Blin de Fontenay.

Il percorso giunge al XIX secolo con la magnifica tela Mosè abbandonato dalla madre del pittore partenopeo Giuseppe Mancinelli, tra i maggiori interpreti di quella stagione artistica che, tra Roma e Napoli, seppe fondere l’intensità cromatica e il pathos propri della pittura romantica dell’Italia centro-settentrionale con le luminose tonalità della tradizione paesaggistica campana. Oltre alla straordinaria qualità pittorica e alle notevoli dimensioni, l’opera si distingue per la prestigiosa provenienza dalla collezione di Fausto Nicolini, tra le figure più autorevoli della cultura napoletana del Novecento.

Accanto alla grande selezione di sculture e dipinti si trova anche una piccola ma straordinaria serie di oggetti, tra cui un’acquasantiera con testine scolpite, opera di un artista di cultura rinascimentale attivo probabilmente nell’Italia centrale alla fine del Quattrocento; un Tabernacolo con i Santi Pietro e Paolo, riferibile alla Sicilia della fine del Cinquecento; una Pace con Madonna col Bambino attribuita a Il Moderno (Galeazzo Mondella); una coppia di stemmi a scudo accartocciato in legno decorato in policromia, che sembrano usciti da uno dei grandi retabli di Alonso Berruguete e dei suoi seguaci, che popolavano la Spagna aragonese all’inizio del Cinquecento, portando nella penisola iberica la cultura della prima Maniera fiorentina all’ombra di Michelangelo.

Completano la selezione una Croce da tavolo della Firenze degli inizi del Seicento, una Specchiera veneziana dell’Ottocento, un’elegante Pendola francese del primo quarto dell’Ottocento e una Coppia di vasi francesi del XIX secolo.

In un momento storico come questo, celebrare i vent’anni di una galleria d’arte antica è un traguardo significativo. Farlo attraverso una collezione in costante crescita, frutto di una selezione attenta e di una ricerca continua, rappresenta la sintesi di un impegno che Tornabuoni Arte Antica persegue da sempre con dedizione.

Il catalogo del ventennale è così un’occasione speciale non soltanto per il collezionista, l’appassionato e lo studioso, ma anche per chi ricerca nell’arte un momento di pausa e contemplazione, circondato da opere capaci di attraversare i secoli e mantenere intatto il loro potere di meraviglia.

Per maggiori informazioni: www.tornabuoniarte.it