In occasione del sessantesimo anniversario della devastante alluvione del 1966, il Kunsthistorisches Institut in Florenz (KHI) presenta sulla facciata della propria sede principale in via Giusti 42-44 una selezione di otto fotografie di Ivo Bazzechi stampate su grandi banner di oltre due metri di lato. Le fotografie documentano la furia dell’acqua e gli esiti disastrosi dell’alluvione, ma anche lo sforzo collettivo della città per il ripristino del proprio patrimonio artistico e monumentale, nonché per il ritorno alla normalità della vita urbana.
Le fotografie di Bazzechi rappresentano una selezione rispetto alle ottanta fotografie già presentate dalla Fototeca del Kunsthistorisches Institut in Florenz nel 2006, in una mostra online su https://photothek.khi.fi.it/documents/oau/00000222 che accompagnava il quarantesimo anniversario dell’alluvione. Sono passati altri vent’anni, ma l’alluvione di Firenze continua a rappresentare un tema attualissimo alla luce dei progressi tecnologici da una parte, delle sempre più critiche condizioni climatiche globali dall’altra. Non da ultimo, sia la mostra online del 2006 sia l’attuale installazione esprimono l’appartenenza e la vicinanza del Kunsthistorisches Institut in Florenz alla città che lo ospita fin dal 1897.
Questo istituto di ricerca in storia dell’arte, oggi membro della Max-Planck-Gesellschaft, venne colpito direttamente dall’alluvione che nel 1966 allagò i seminterrati e il pian terreno della sede di via Giusti, fino a un’altezza di 130 cm. Grazie a un tempestivo intervento dello staff e dei borsisti fu possibile salvare la maggior parte dei libri della Biblioteca che si trovavano nelle aree allagate. Alcuni documenti inediti recentemente emersi nell’Archivio del Kunsthistorisches Institut in Florenz mettono in luce il supporto allora offerto dall’Istituto per il reintegro del patrimonio culturale di Firenze. Si tratta della corrispondenza del direttore e dei collaboratori con istituzioni fiorentine, europee e statunitensi, appunti e relazioni, ma anche preventivi di vari professionisti del restauro, schede tecniche di apparecchiature, ritagli di giornale. All’indomani della catastrofe, per tutto il 1967 e oltre, il KHI, che partecipava al Comitato del Fondo Internazionale per Firenze, concertò azioni di natura assai differente: il supporto alla mobilità, per cui al Gabinetto di Restauro alla Fortezza da Basso fu messa a disposizione un’automobile dell’Istituto; il monitoraggio, con la compilazione e condivisione di relazioni sui danni provocati dall’alluvione; il coordinamento di offerte da parte della Germania comprendenti fondi, strumentazione, ma anche conoscenze e professionalità per la stabilizzazione e il restauro di opere delle arti visive, plastiche, tessili, architettoniche, librarie; infine l’organizzazione del volontariato di studenti dalle università tedesche.
Il percorso fotografico parte dal momento più tragico dell’alluvione, la mattina di venerdì 4 novembre 1966 - allora un giorno festivo per la Giornata dell’Unità d’Italia - quando il vortice di acqua e fango arrivò alla massima altezza al Duomo e al Battistero. Il racconto prosegue mostrando la città devastata in seguito al defluire delle acque, con i danni concentrati nelle aree più vicine al fiume: la Borsa in piazza de’ Giudici, il piazzale degli Uffizi, piazza Santa Croce in seguito alla prima rimozione della melma e dei detriti, lungarno della Zecca Vecchia ancora lambito dalla corrente minacciosa, l’interno della chiesa dei Santissimi Apostoli. Sul lungarno degli Acciaiuoli, con Ponte Vecchio sullo sfondo, le attività di ripristino si confondono con il cantiere del nuovo Palazzo Acciaiuoli, ancora in fase di costruzione in seguito alle distruzioni operate dalle truppe tedesche nel 1944.
Il monumentale crocifisso di Cimabue, dipinto a tempera su legno intorno al 1272, è diventato un simbolo delle tragiche conseguenze dell’alluvione. La fotografia mostra il quasi eroico trasferimento della croce, gravemente danneggiata, dall’ex refettorio di Santa Croce nella Limonaia del Giardino di Boboli. Il crocifisso fu sottoposto ad un radicale restauro, durato un decennio, ma fu possibile conservare solamente resti dello strato pittorico.
Tutte le fotografie sono state scattate dal fotografo Ivo Bazzechi (1920-1975), professionista con un proprio atelier a Firenze, attivo soprattutto negli anni ’50 e ’60. Nel 1975 la Fototeca acquisì circa 5.500 negativi, di cui circa 4.700 sono digitalizzati e in libera consultazione nella Fototeca Digitale: https://photothek.khi.fi.it/gallery/pic-gesamt/bazzechi. Le fotografie del Fondo Bazzechi e altre immagini della Fototeca relative all’alluvione dimostrano le molteplici funzioni della fotografia documentaria, che non si limita a supportare il lavoro degli specialisti, storici dell’arte, conservatori, restauratori, architetti, ma diventa altresì parte della memoria visiva della città. Con questa iniziativa, le fotografie della Fototeca del KHI escono dalle scatole di via Modena 13, dove è attualmente ubicata, e dagli scaffali virtuali della Fototeca Digitale, per andare a interagire con lo spazio urbano offrendo una testimonianza diretta degli avvenimenti di sessant’anni fa.
Questa iniziativa va ad aggiungersi alle numerose attività che il Kunsthistorisches Institut in Florenz regolarmente propone alla comunità scientifica, ma anche alla cittadinanza, agendo come nodo in una vivace rete di istituzioni fiorentine, nazionali e internazionali, e combinando la ricerca storica con l'impegno critico nei dibattiti più attuali: ecologia, patrimonio, urbanizzazione, migrazioni e diversità, pratiche estetiche e artistiche, media e culture materiali, la trasformazione digitale e il futuro dei musei.
Nato ad Arezzo nel 1920, Ivo Bazzechi si formò come fotografo nella città natale. Trasferitosi a Firenze dopo la guerra, iniziò a lavorare presso Foto Locchi per poi aprire il proprio studio in via Guicciardini all’inizio degli anni ‘50. Il suo sguardo di fotografo si rivolse soprattutto all’architettura e alla città, e collaborò con le soprintendenze di Arezzo e Firenze. Oltre all’importante Fondo Bazzechi del Kunsthistorisches Institut in Florenz, che comprende i monumenti architettonici ma anche le vicende urbane di Firenze nella delicata fase postbellica, una parte notevole della sua produzione è conservata presso il Museo Galileo, del quale documentò le collezioni e gli allestimenti fra il 1955 e il 1971. Morì in un incidente a Firenze nel 1975.
Per maggiori informazioni: https://www.khi.fi.it
Foto: Piazza Santa Croce e il monumento di Dante (Kunsthistorisches Institut in Florenz – Max-Planck-Institut, fotografo: Ivo Bazzechi)